Economia

RAI, Conte e Tria vogliono sostituire Marcello Foa

marcello foa

Dopo il mancato ok della Commissione di Vigilanza sulla RAI sul nome del presidente di viale Mazzini, La Stampa racconta oggi che il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il ministro dell’Economia Giovanni Tria hanno intenzione di sostituire Marcello Foa, nome sgraditissimo a tutta l’opposizione. In particolari ambasce sarebbe il premier, dopo i pareri negativi dei giuristi sul presidente e sull’intero consiglio di amministrazione:

Da caso politico, infatti, la partita sulla presidenza di Viale Mazzini si sta trasformando in un caso giudiziario, con costituzionalisti e maestri del diritto chiamati in causa, minacce di ricorsi e di esposti che piovano ovunque. E l’avvocato amministrativista Conte ha una certa sensibilità a riguardo. Come al solito, anche indossando le nuove vesti della politica, il premier fa quello che ha fatto per una vita: studiare.

Ha studiato la legge confezionata dal governo Renzi e ha letto le interviste dei colleghi giuristi. Tra le ultime, quelle a Beniamino Caravita di To ritto sul Messaggero che considera impossibile riproporre il nome di Foa come vorrebbe fare Salvini e apre alla possibilità che la Vigilanza si rivolga alla Consulta. Un’iniziativa che minaccia di intraprendere Michele Anzaldi, deputato Pd, «se l’asserragliamento di Foa dovesse andare avanti».

Su Formiche invece è Cesare Mirabelli a dare il colpo finale alle certezze della Lega. Secondo il presidente emerito della Consulta l’impasse potrebbe addirittura far decadere l’intero cda. Il ragionamento è semplice: l’elezione del presidente, di nomina governativa, non è efficace se non è ratificata dalla Vigilanza, che ha la funzione parlamentare di bilanciare un consiglio che è quasi di dominio ministeriale. Foa è stato bocciato dalla commissione e senza presidente è l’intero cda a poter perdere di efficacia: non avrebbe un vicepresidente a guidare il consiglio e non potrebbe procedere a fare nulla, tantomeno le nomine.

roberto burioni marcello foa

Proprio per questo il CdA ha evitato di decidere sui primi dossier che sono arrivati sul suo tavolo, prefigurando il rischio di annullamento degli atti e di danno erariale. Ma nel piano di Tria e Conte c’è un ostacolo:

Salvini però non è intenzionato a mollare. Più che una questione di principio ne fa una questione politica, di sfida al capo di Fi Silvio Bedusconi, e di competizione all’interno di quel che resta della vecchia coalizione del centrodestra. Foa avrebbe già una volta dato disponibilità alle sue dimissioni. Ma Salvini le ha rispedite al mittente. Il leader del Carroccio è intenzionato a ripresentare il giornalista come unico candidato, una forzatura che potrebbe avere conseguenze imprevedibili.

Se alla fine, però, in un modo o nell’altro non dovesse spuntarla, Salvini garantirà a Foa un’altra destinazione di prestigio: la direzione di una testata, di una rete odi una struttura in Rai. Anche perché, spiegano dalla Lega, con la presidenza in tasca si era già dimesso dal ruolo di amministratore delegato del Corriere del Ticino, dove prendeva certamente di più dei 66 mila euro dei semplici consiglieri Rai.

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