Opinioni

Perché il caso Conte-Sapienza è molto più grave di una gaffe universitaria

Il caso Conte-Sapienza è molto più grave di una semplice “gaffe universitaria” (come l’ha chiamata Repubblica). Una ricostruzione della vicenda.

Giuseppe Conte ha interesse a trasferirsi a Roma perché lì svolge la sua attività professionale di collaboratore dello Studio Alpa. Il Dipartimento di Scienze Giuridiche della Sapienza (cui afferisce Guido Alpa, titolare dello studio e professore ordinario di Diritto privato, in pensione dal novembre 2017, che di Conte dice “è un allievo eccezionale”), inserisce nella “programmazione” (la lista delle posizioni vacanti per coprire le quali si chiederanno risorse al Rettore) un posto da professore ordinario “ex comma 4 dell’art. 18 della legge 2010/240”: in parole povere, si tratta di un concorso “riservato” agli esterni all’ateneo, cui gli interni non possono neanche partecipare. Conte, che è già professore ordinario di Diritto privato ma all’Università di Firenze (esterno all’ateneo appunto), è un autorevole candidato alla vittoria finale.

– Si tratta di un concorso da professore ordinario a tutti gli effetti, che per l’ateneo ha il costo più elevato possibile: 1 “punto organico”. Il Punto Organico (di seguito PO) rappresenta il valore medio del costo di un Professore ordinario per la pubblica amministrazione, e funge da parametro di riferimento per graduare il costo delle altre qualifiche. Per esempio, un professore associato costa 0,7 PO, un ricercatore di tipo B costa 0,5 PO e uno di tipo A ne costa 0,4. In questi tempi di vacche magre, un PO è una piccola fortuna per qualsiasi dipartimento.

– A tale tipo di concorso possono partecipare tutti i professori associati in possesso dell’Abilitazione Scientifica Nazionale nel settore scientifico-disciplinare in questione (IUS/01, Diritto privato) o nei settori affini, e tutti i professori ordinari del settore, purché non in servizio nel medesimo ateneo che ha bandito il posto. Pertanto, Conte mente quando dichiara alla stampa che il suo era un semplice trasferimento (meno delicato, perché alcuni tipi di “trasferimento” possono avvenire anche senza concorso e ai concorsi per trasferimento possono partecipare solo gli ordinari desiderosi di cambiare sede).  Dichiarare che si trattava di un semplice “trasferimento” equivale ad ammettere, neanche troppo implicitamente, che il concorso era concepito proprio per Conte, a danno di tutti i professori associati potenzialmente candidati.

– Nell’estate del 2017 il dipartimento ottiene le risorse economiche necessarie e nel gennaio 2018 bandisce la posizione. Conte, come previsto, presenta la domanda di partecipazione. Con Decreto Rettoriale del 17 maggio 2018, viene nominata la commissione giudicatrice del concorso (il decreto sarà poi pubblicato in Gazzetta Ufficiale il successivo 8 giugno).

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– Il 1 giugno 2018 Conte diviene Presidente del Consiglio. La nomina pone il candidato Conte in una posizione di potere rispetto al Ministero dell’Istruzione Università e Ricerca, all’ateneo che ha bandito il concorso (la Sapienza) e ai commissari che dovrebbero giudicarlo. Nessun commissario può giudicare serenamente un suo superiore: il conflitto di interessi è evidente. Conte mente una seconda volta nel negarlo.

– Il 1 agosto 2018 la commissione giudicatrice effettua la cosiddetta “riunione preliminare” (qui il verbale), nella quale stabilisce:
1) Che non vi sono ragioni di incompatibilità tra i commissari (non tra i commissari e i candidati, come ha scritto erroneamente Politico.eu).
2) Di riconvocarsi il 4 settembre per la valutazione di cv e pubblicazioni dei candidati.
3) Di fissare l’espletamento della prova di accertamento delle competenze linguistiche il 10 settembre (lunedì prossimo) nella Sala delle Lauree della Facoltà di Giurisprudenza.

– Il 4 settembre la commissione giudicatrice si riunisce di nuovo e valuta cv e titoli dei candidati. Sul sito dell’ateneo non viene pubblicato l’elenco dei candidati che sosterranno la prova di accertamento dell’inglese. Quest’ultimo fatto non è sospetto come sembra. È probabile infatti che la commissione non abbia previsto di selezionare una “shortlist” di candidati migliori degli altri. La pubblicazione sarebbe tuttavia opportuna per fugare il dubbio che Conte sia l’unico candidato del concorso.

Evidentemente nessun membro della commissione, né il dipartimento che ha bandito il concorso, sa che nel frattempo Conte è diventato Presidente del Consiglio (in effetti a volte non è semplice accorgersene), per cui anche la commissione, come l’ormai illustre candidato, omette di rilevare la possibilità che sia sopraggiunto un conflitto di interessi (di nuovo: è difficile per un commissario giudicare serenamente un suo superiore), o quanto meno una macroscopica questione di opportunità.

– L’esclusione di Conte, del resto, potrebbe essere un piccolo disastro per il dipartimento. 1 punto organico (PO), dicevo, è una fortuna, ed evidentemente non lo si vuole “sprecare” per reclutare un candidato diverso da quello desiderato. Se infatti fosse vero che il dipartimento ha una preferenza per Conte, e se a vincere fosse un altro candidato, sarebbe poi necessario “chiamare” Conte in un secondo momento: cioè chiedere un ulteriore PO al rettore per bandire un nuovo concorso del tutto identico al precedente (stesso tipo, stesso settore scientifico-disciplinare), assai difficile da ottenere. I protagonisti della vicenda decidono quindi di fare finta di niente, nella speranza che nessuno si accorga della procedura e sollevi la questione del conflitto di interessi. Sembra la più tipica delle soluzioni italiche, quella dei “furbetti”, per usare un termine caro alla narrazione che il partito di Conte propone continuamente.

– Nella Facoltà di Giurisprudenza il caso-Conte è noto da tempo e la riunione di martedì scorso (il 4 settembre) non passa inosservata. Si viene a sapere che il Presidente del Consiglio è ancora in corsa per il posto da ordinario nonostante il suo ruolo istituzionale abbia probabilmente generato un conflitto di interessi. Un collega di Giurisprudenza informa della situazione la giornalista Silvia Borelli di Politico.eu che, come suol dirsi, fa scoppiare il caso.

– Solo a questo punto, colto con le mani nella marmellata, Conte fa marcia indietro e promette che riconsidererà la sua domanda di partecipazione al concorso (Repubblica). Poi afferma, contraddittoriamente, che aveva comunque preso già un altro impegno nel giorno degli orali (il dentista? Un vertice europeo? Forse dovrebbe essere più preciso).

– Il caso si sgonfia, ma non dovrebbe. Dalla vicenda si deduce infatti che Conte si è comportato da furbetto. Niente di nuovo, per carità, abbiamo avuto ben di peggio alla presidenza del consiglio. Ma sul piano politico non si può non mettere in evidenza la grave contraddizione tra la propaganda e il comportamento dei 5 stelle.

Proprio in questi giorni i 5 stelle hanno annunciato misure draconiane (e anche un po’ orwelliane) per stanare i *potenziali* furbetti nella pubblica amministrazione, nonché l’istituzione di un Osservatorio sui concorsi nell’università (quello affidato alle Iene) per mettere alla berlina gli accademici *potenzialmente* furbetti (una gogna mediatica permanente per la casta dei professori universitari, in parole povere). Eppure, gli stessi 5 stelle hanno espresso un Presidente del Consiglio che è un furbetto non potenziale bensì conclamato.

Leggi sull’argomento: Il finto addio di Conte al concorso per la cattedra a La Sapienza

Fabio Sabatini

Fabio Sabatini è Professore Associato di Politica Economica presso il Dipartimento di Economia e Diritto della Sapienza Università di Roma. Insegna Economics and Policy of Networks, Economia Pubblica e Applied Economics nella Facoltà di Economia. Collabora con il Laboratory for Comparative Social Research della Higher School of Economics di Mosca e San Pietroburgo. Ha svolto attività di ricerca nei Dipartimenti di Economia delle Università di Trento, Siena, Padova e Cassino, e ha collaborato con la Fao, l'Ocse e altri istituti di ricerca nazionali ed esteri.