Economia

Le condizionalità del MES senza condizionalità

Dire sì al MES senza se e senza ma oggi è stupido come dire no. Attualmente le regole del MES non sono state toccate. E quelle regole prevedono che, qualunque sia la condizionalità convenuta al momento del prestito, i creditori possono in ogni momento imporre condizioni più restrittive

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Ci sono 36 miliardi sul tavolo e ci servono, perché non prenderli? Romano Prodi, Silvio Berlusconi, Italia Viva e una parte del Partito Democratico dipingono così l’accordo dell’Eurogruppo sul MES “senza condizionalità” che è stato preparato dai ministri dell’Economia europei e che attende, il 23 aprile, l’ok definitivo dei capi di Stato e di governo. Quel “senza condizionalità”, dicono, riguarda le spese sanitarie ma va bene lo stesso. O no?

Le condizionalità del MES senza condizionalità

No, in effetti no. Mentre autorità in materia economica del calibro di Giorgia Meloni sul MES fanno i giochi di parole su cavalli e figli di Troika, ad oggi è semplicemente stupido dire “prendiamo i soldi del MES” perché quello che è uscito dalla riunione dei ministri dell’Economia è un comunicato stampa ad uso e consumo dei giornalisti che però non spiega assolutamente niente riguardo la questione delle condizionalità. L’accordo (chiamiamolo così, anche se quel comunicato piuttosto dimostra che non c’è nessuno vero accordo) prevede la possibilità di accedere a linee di credito del MES fino al 2% del Pil (36 miliardi per l’Italia) con la sola condizionalità di usarle per le “spese dell’assistenza sanitaria diretta e indiretta e i costi relativi alla cura e alla prevenzione dovuti alla crisi”.

giorgia meloni 1

Ma quell’accordo non spiega né dice (e neppure accenna a) come si supereranno le regole d’ingaggio dell’European Stability Mechanism, ricordate il 3 aprile scorso sul Sole 24 Ore da Francesco Saraceno:

Il Mes è di fatto una banca, e non opera per essere solidale. Nel concedere un credito si ingaggia in un rapporto con il debitore rigorosamente inquadrato dal Reg. 472/2013, parte del cosiddetto Two Pack, dove all’art. 7 co. 5 si dice che «La Commissione, d’intesa con la Bce e, se del caso, con l’Fmi, esamina insieme allo Stato membro interessato le eventuali modifiche e gli aggiornamenti da apportare al programma di aggiustamento macroeconomico […] Il Consiglio, deliberando a maggioranza qualificata su proposta della Commissione, decide in merito alle modifiche da apportare a tale programma».

Quello che si capisce è che attualmente le regole del MES non sono state toccate. E quelle regole prevedono che, qualunque sia la condizionalità convenuta al momento del prestito, i creditori possono in ogni momento imporre condizioni più restrittive. La storia ci ricorda cosa è successo con la Grecia. Il finanziamento ad Atene venne concesso per tranches, ovvero un pezzo alla volta. E ogni volta che la Grecia veniva a chiedere nuove tranches del prestito, venivano inserite nuove “condizionalità”, si direbbe oggi. Come ricorda oggi Carlo Di Foggia sul Fatto, la Troika ha imposto ad Atene 61 misure fiscali da applicare, ma solo 13 erano previste dal memorandum Mes del 2015, le altre sono arrivate nei 4 aggiornamenti successivi.

I soldi del MES? «Pochi, maledetti e subito»

Ecco perché ad oggi è stupido lamentarsi del fatto che i prestiti del MES abbiano modi e tempi stabiliti, come fa la Meloni, ma è altrettanto stupido dire sì al MES. Per il semplice fatto che non si conoscono in alcun modo (anche perché non sono stati nemmeno pensati…) modi e tempi, ovvero proprio le condizionalità. Un sì potrebbe arrivare una volta che si sia sicuri di come funzionerà il prestito per le spese sanitarie e in che modo la sua erogazione verrà armonizzata (o non verrà armonizzata…) con le regole d’ingaggio del MES. Perché se i soldi venissero erogati in più tranches ci sarebbe il rischio concreto che succeda quello che è successo alla Grecia, visto che la prima arriverebbe in piena emergenza ma le altre arriverebbero quando – ci si augura – le misure della quarantena saranno state affievolite e le attività produttive saranno ripartite. Ovvero, proprio nel momento in cui qualche volpe travestita da falco potrebbe cominciare a dire “Ok, ma la situazione è cambiata, allora se volete anche questi dovete…”.

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Il fondo permanente e il Meccanismo Europeo di Stabilità (Il Messaggero, 22 novembre 2019)

Ecco perché in attesa che le volpi finiscano tutte in pellicceria, come diceva profeticamente Bettino Craxi, è meglio attendere di leggere le carte. Comprese le righe piccole, quelle con cui Zio Paperone fregava sempre Paperino. E fin da oggi si può sottoscrivere il consiglio dato da Saraceno a Gualtieri sul Sole 24 Ore:

Se dovessi dare un consiglio non richiesto al ministro Gualtieri, suggerirei la strategia seguente: spingere all’interno del consiglio direttivo del MES, di cui è membro, perché la linea Covid sia sborsata in una sola tranche, e prendersela. Pochi, maledetti, e soprattutto subito. Per dare sollievo a personale medico e strutture sanitarie allo stremo; è peraltro possibile che, vista la definizione restrittiva dello strumento, i bisogni immediati per la sanità siano di molto inferiori a quella cifra. E poi passerei oltre. Passerei alle centinaia di miliardi (non 36!) da trovare rapidamente per tenere a galla e rilanciare l’economia; alla risposta comune da negoziare con i nostri partner; alla futura messa in sicurezza dei conti pubblici che non potrà avvenire con le vecchie e letali ricette di austerità e tagli di spesa. Sono tutti dossier da far tremare i polsi, di fronte ai quali le nostre polemiche da cortile fanno francamente cadere le braccia.

Questo, ovviamente, non perché ipotizziamo che qualcuno voglia fregarci. Ma perché la storia ci fornisce abbastanza elementi per esserne sicuri.

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