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Come il governo vuole cambiare i decreti sicurezza: lasciando le multe alle ONG

Un altro fattore che desta qualche sospetto è che il M5S vorrebbe rinviare per l’ennesima volta tutto all’inverno

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Nel programma del governo Conte BIS c’è la revisione dei decreti sicurezza praticamente da quando l’esecutivo è nato ma finora, nonostante i tanti piani presentati dalla ministra Luciana Lamorgese, non se ne è fatto nulla. Ora, spiega Alessandra Ziniti su Repubblica, si torna a parlarne ma la sensazione che potrebbe essere l’ennesima presa in giro è forte. Anche perché nei piani sembra esserci la riduzione dell’importo delle multe alle ONG, che però salverebbe il principio (malato) di considerare qualcosa di scorretto il salvataggio di naufraghi in mare:

«La revisione dei decreti sicurezza, prevista dal programma di governo, deve rappresentare l’occasione per una riforma del sistema di accoglienza, orientata a garantire ordine e integrazione,  attraverso un sistema capillare e diffuso sui territori». Si apre così il documento di tre pagine che mette nero su bianco il sì ufficiale del M5S alla riscrittura dei decreti sicurezza. Sì al ritorno agli Sprar, sì all’ampliamento dei casi di protezione speciale, sì al dimezzamento dei tempi di detenzione dei migranti destinati al rimpatrio, sì a nuove forme di tutela dei minori stranieri non accompagnati, sì alla partecipazione dei richiedenti asilo a corsi di formazione e attività di utilità sociale e sì ad alcuni paletti sulla revoca della cittadinanza.

Dunque, c’è ben di più del recepimento delle osservazioni del Capo dello Stato  (anche se sulle multe alle Ong la posizione del M5S è quella del ritorno all’importo originario da 10 a 50.000 euro) nelle proposte su cui le due anime del Movimento hanno trovato l’accordo, inviate alla ministra dell’Interno Lamorgese alla vigilia del terzo appuntamento del tavolo fissato per oggi al Viminale.

decreti sicurezza

Un altro fattore che desta qualche sospetto è che il M5S vorrebbe rinviare per l’ennesima volta tutto all’inverno:

Pd, Leu e Iv vorrebbero invece  portare in Consiglio dei ministri il nuovo testo prima delle ferie ma, soprattutto in casa Pd, non sembra ci sia intenzione di trasformare la questione dei tempi in una questione politica. Insomma, se le ragioni del rinvio chiesto dal M5S sono tecniche, legate ad un prevedibile ingorgo parlamentare, anche la valutazione sarà tecnica: nessuno si può permettere di  fare un decreto che poi rischia di non essere convertito nei tempi previsti, dicono. La priorità immediata è ad arrivare (magari già oggi) ad un testo condiviso. E, nel documento del M5S, i ripetuti richiami all’integrazione, all’ampliamento dei permessi di soggiorno e al ripristino delle attività anche per i richiedenti asilo costituiscono un cambio di passo deciso rispetto alla difesa tout court dei decreti Salvini.

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