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Come cambieranno i decreti sicurezza

Il piano di Luciana Lamorgese per cambiare i decreti sicurezza di Matteo Salvini, per i quali si attende più o meno da settembre 2019. Dopo i ripetuti annunci e l’emergenza Coronavirus, pare che adesso si vada alla stretta finale

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Alessandra Ziniti su Repubblica oggi illustra il piano di Luciana Lamorgese per cambiare i decreti sicurezza di Matteo Salvini, per i quali si attende più o meno da settembre 2019. Dopo i ripetuti annunci e l’emergenza Coronavirus, pare che adesso si vada alla stretta finale:

La ministra dell’Interno Luciana Lamorgese è pronta a tirare le fila del lavoro fatto dagli uffici legislativi del Viminale tenendo dritta questa barra: i due decreti vanno riscritti separando immigrazione e sicurezza in due provvedimenti, andando oltre le osservazioni del presidente della Repubblica ma senza disconoscere i punti cardine ai quali i 5Stelle, nel primo governo Conte, hanno dato il loro convinto assenso. In più, sul tavolo di maggioranza che potrebbe tornare a riunirsi già la prossima settimana, il Viminale è pronto a presentare altre due proposte capaci di risolvere grosse criticità: riportare da 4 a 2 anni i termini per la risposta dello Stato sulla cittadinanza e ripristinare l’iscrizione all’anagrafe per i richiedenti asilo.

Il Pd e Leu spingono, il M5S frena, l’ala del Movimento che fa capo a Roberto Fico, in testa il presidente della Commissione affari costituzionali Giuseppe Brescia, media: «Modificare i decreti sicurezza rientra nell’accordo stipulato al varo del governo giallorosso. Se non ci fosse stata di mezzo la pandemia si sarebbe già fatto — dice Brescia — Si deve andare oltre le osservazioni del Capo dello Stato. Eravamo già tutti d’accordo, da Conte al ministro Lamorgese». Si parte dai rilievi di Mattarella: via le maximulte fino a un milione di euro e la confisca delle navi per le Ong che dovessero violare le regole. Ma le sanzioni non spariscono, si torna alla prima versione: da 10 a 50.000 euro.

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I numeri del decreto sicurezza (La Repubblica, 18 gennaio 2020)

Nell’attesa che l’Europa si decida a varare quel pacchetto di proposte che, oltre alla riforma del regolamento di Dublino e alla ricollocazione obbligatoria dei migranti salvati in mare, prevede un codice di condotta europeo che assegni agli Stati di bandiera la responsabilità delle condotte delle Ong. Impensabile tornare alla protezione umanitaria che copriva il 25 per cento delle richieste di chi non aveva diritto allo status di rifugiato: si va verso l’ampliamento della protezione speciale comprendendo tutti coloro che hanno subito trattamenti disumani. E poi il ripristino degli Sprar, l’accoglienza diffusa che — facilitava l’integrazione nei territori.

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