Economia

Cesare Damiano, il salario minimo e i 9 euro all'ora che sono troppi

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Da qualche ora il MoVimento 5 Stelle sta facendo girare il video di questo intervento di Cesare Damiano a L’Aria Che Tira in cui l’ex ministro del Lavoro di Prodi, parlamentare del Partito Democratico ed ex sindacalista dice che la proposta di legge sul salario minimo del MoVimento 5 Stelle è sbagliata e sostiene che 9 euro lordi all’ora siano troppi per un metalmeccanico.

Cesare Damiano, il salario minimo e i 9 euro all’ora che sono troppi

Questo perché, spiega Damiano, le ore mediamente lavorate da un metalmeccanico in un mese sono 173: quindi il salario minimo si stabilisce a 1500 euro lordi (per la precisione sono 1557). Dal video il MoVimento 5 Stelle ha molto elegantemente – come spesso gli succede – tolto la spiegazione dell’affermazione da parte di Damiano, che si può trovare al minuto 1,36.40 dello streaming della trasmissione.

Damiano infatti spiega che quello è il salario di entrata di un metalmeccanico che dopo due anni ha un primo scatto di anzianità e un passaggio di categoria, ha spiegato meglio perché si tratta di un salario mobile. In altre occasioni Damiano le sue obiezioni sul salario minimo:

“Tradizionalmente il tessile è pagato meno di un metalmeccanico, che è pagato meno di un chimico, che è pagato meno del settore dell’energia, che è pagato meno di un bancario.” “Si tratta di “settori con un diverso valore aggiunto”. In secondo luogo, “noi dobbiamo correlare la fissazione di un salario minimo, per chi non ha un contratto, a quelli che sono gli standard salariali vigenti in Italia”. Citando dati Istat, Damiano indica in 11 euro all’ora, il salario minimo italiano, e quindi “9 euro sarebbe l’80 per cento”, mentre in Germania “la fissazione dello standard è attorno al 50%”. Da qui la necessità che il salario minimo “sia fissato anche in relazione alla condizione salariale esistente in ciascun paese”.

Nel frattempo vale la pena notare che la pagina fan di Cesare Damiano si è riempita di insulti a causa del video pubblicato dal MoVimento 5 Stelle nella pagina gestita dai collaboratori parlamentari dell’ufficio comunicazione dei grillini. Che tornano nell’occasione a causare tempeste di insulti in bicchieri d’acqua di testi semplicemente perché ne modificano o non ne comprendono il senso.

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Tra questi da segnalare, per il clima, quelli che vedete sopra e quello di Alessandro: “Onestamente è vergognoso a dire che 1500 euro lorde (1000 netti praticamente) sono molti. Io se potessi la pesterei. La manderei all’ospedale. Ovviamente io sono una persona civile ed inoltre la legge non mi consente di fare questo. Ma lei è una vergogna umana”.

Il salario minimo del M5S è come il reddito di cittadinanza: una legge fatta male

Abbiamo spiegato qui perché il salario minimo del MoVimento 5 Stelle non è una legge che aiuterà l’economia italiana.

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La proposta di legge M5S (a firma della senatrice Nunzia Catalfo) prevede di fissare la soglia della retribuzione minima oraria a 9 euro l’ora “al lordo degli oneri contributivi e previdenziali”. Si tratta della cifra più alta tra quelli in vigore nei paesi OCSE che – hanno detto i rappresentati dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa e dell’Istat durante un’audizione alla Camera – potrebbe comportare per le aziende «un aggravio di costo pari a circa 4,3 miliardi complessivi». È vero, come dice Di Maio, che il nostro Paese è uno dei pochi a non avere una legge sul salario minimo orario. Ma negli altri paesi la media oscilla tra i i 4 e i 6 euro l’ora. Fanno eccezione gli USA (dove il minimo è fissato a 7,8 dollari), la Germania, dove la retribuzione oraria lorda è pari a 9,3 euro. Più su ancora la Francia, che lo ha fissato a 10,1 euro.

Il salario minimo rischia di svuotare il meccanismo della contrattazione collettiva

Ma se lo fanno i tedeschi e francesi perché non possiamo farlo noi? Questa potrebbe essere una delle obiezioni a chi dice che la proposta del M5S è troppo alta. E del resto sentirsi dire che quella cifra è troppo alta, come scrive Francesco Seghezzi di ADAPT, rischia di non far capire il punto della questione. Anzi: chi legge un commento del genere potrebbe avere l’impressione che Confindustria (e l’OCSE e i sindacati) vogliano continuare a tenere i lavoratori in uno stato di povertà. In realtà però il salario minimo rappresenta un rischio proprio per i lavoratori.

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Torniamo all’esempio della Germania. Lì è vero che il salario minimo è fissato ad un importo simile a quello della proposta avanzata dal M5S, ma la differenza sostanziale è che mediamente le retribuzioni tedesche sono più alte di quelle italiane. Alzare solo il salario minimo orario rischierebbe quindi di creare uno squilibrio nel mercato del lavoro. Poco male, potrebbe dire qualcuno, confidando in una sorta di shock positivo che porti a far alzare tutti i salari. Non è così. Innanzitutto non sono chiari gli ambiti di applicazione della legge: comprende solo lo stipendio o anche tredicesime e TFR? Il rischio è che il reddito minimo produca un aumento del costo del lavoro pari al 18,8% (secondo una simulazione del centro studi Lavoro& Welfare). Non è nemmeno da sottovalutare il costo per lo Stato. In audizione l’Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni (ARAN) ha fatto notare come «alcuni servizi acquistati dalla Pubblica amministrazione presentano retribuzioni inferiori» al salario minimo. L’innalzamento potrebbe quindi tradursi in un sensibile aumento dei costi anche per la PA.

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