Opinioni

L’incredibile presa in giro della card N°1 per il reddito di cittadinanza

L’aveva promesso e l’ha fatto. Anzi, come dicono nel MoVimento 5 Stelle: se lo diciamo, lo facciamo. Il governo del Cambiamento oggi pomeriggio ha dato prova della sua abilità nell’organizzare eventi di propaganda confermando la sua passione per quei momenti magici che sono le inaugurazioni delle opere d’arte quando si toglie il velo che le copriva. Oggi Luigi Di Maio ha mantenuto due sue promesse «in perfetto orario con il cronoprogramma» ha commentato soddisfatto: mettere online il sito del Reddito di Cittadinanza e mostrarci il primo esemplare della card per il RdC.

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Il magico momento è giunto

Eccoci quindi, a otto mesi dall’insediamento del governo Conte a commentare l’ennesimo nulla in salsa 5 Stelle. Perché il Reddito di Cittadinanza arriverà solo a fine aprile, perché il sito è completamente inutile, perché non si sa nemmeno quante persone avranno diritto al sussidio e quanti soldi riceveranno. Ma sappiamo che la card, la famosa card stampata da Poste Italiane esiste. Annunciata mesi fa dalla viceministra Castelli e da Di Maio oggi finalmente è stata mostrata. Rigorosamente sotto una teca di vetro, come la rosa de La Bella e la Bestia, come una reliquia, come il sangue di San Gennaro.

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Il vicepremier non sta nella pelle, cita Paperon De Paperoni e il suo famoso decino (la Numero Uno), tocca la teca, ci spiega quello che già ci hanno detto lui e l’onorevole Castelli sul fatto che questa card abolirà la povertà, che non potrà essere spesa per il gioco d’azzardo, che arriverà nelle tasche di tre milioni di italiani (ma non erano cinque?). Addirittura cita Einstein; da E=MC² a E=RdC², ovvero Elezioni = Reddito di Cittadinanza al quadrato. Perché il governo spera che questo stunt pubblicitario possa consentirgli di vincere le europee.

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Ma prima di arrivare al magico momento in cui si è alzato il velo sulla teca luminosa della “Numero 1” è stato il turno del sito del Reddito di Cittadinanza. Il famoso “portale” altro non è che un sito informativo dove viene spiegato quello che i giornali fanno da mesi. Ovvero quali sono i criteri per accedere al RdC, a quanto deve ammontare l’ISEE (ma non c’è ad esempio un calcolatore dell’ISEE che sarebbe stato utile), che cos’è il Patto per il Lavoro, che cos’è il Patto per l’Inclusione Sociale. Oltre a questo e ad altre informazioni disponibili da mesi di “portale” non c’è nulla.

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La soddisfazione di chi lavora per mantenere le promesse

Dal portale non si possono inoltrare richieste, domande, presentare certificati e nemmeno – ovviamente – chiedere lo SPID. Ma non importa, non è un portale? Alla fine Di Maio aveva promesso un sito, non stiamo troppo a sottilizzare. Il ministro del Lavoro è al settimo cielo quando dice che grazie alle tre famose offerte di lavoro (entro i 100 km la prima, entro i 250 km la seconda e su tutto il territorio Nazionale la terza) in dodici mesi «c’è la garanzia che un disoccupato riceverà almeno una proposta di lavoro». Fantastico no? Eppure non c’è niente di fantastico nel fatto che il governo dica ad un disoccupato che il lavoro c’è sì, ma dall’altra parte del Paese.

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Sorpresa: la card è la Social Card!

Il problema della disoccupazione è quello di creare il lavoro laddove non c’è, non quello di portare i lavoratori dove si sa che il lavoro c’è (anche se non in abbondanza). Alla fine sul palco salgono anche Laura Castelli e il ministro Bonafede, e poi via via tanti deputati pentastellati, saranno gli stessi che facevano la claque sotto al balcone di Palazzo Chigi la sera dell’abolizione della povertà?

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Finita quella che Di Maio chiama “operazione verità” sul Reddito di Cittadinanza è il momento delle foto. Così come per la povertà abolita per decreto ormai non serve nemmeno aspettare che gli italiani si trovino i soldi in tasca. La verità è l’esistenza di un sito e di una card. Di Maio emozionatissimo leva la teca di vetro e prende in mano la “numero 1”. Chissà, magari portata in giro per l’Italia durante la campagna elettorale, oppure verrà esposta in un museo (suggeriamo “museo del cambiamento”, “museo della verità” o “museo dell’onestà”).

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Forse la si farà baciare ai disoccupati che cercano lavoro, perché come tutti i simboli ormai è dotata di un potere magico. Vedremo intanto se consentirà la sopravvivenza del governo. A giudicare dai commenti di giubilo pare proprio di sì. Di Maio conclude che ora si metterà al lavoro perché in un mese e mezzo (entro il sei marzo) verranno aperte le domande. C’è da chiedersi cosa ha fatto fino ad ora. Lasciateli lavorare.

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