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Boris Johnson primo Ministro e una Brexit su cui non c’è niente da ridere

L’idea generale è che Boris Johnson possa non essere il candidato perfetto, istituzionalmente parlando, ma che sia comunque un personaggio tutto sommato inoffensivo. L’onnipresente sfottò contro di lui non solo è completamente inutile, è reazionario, perché lo rende un buffone inoffensivo e chiude un occhio, colpevolmente, sui suoi lati più oscuri. Forse è arrivato il momento di andare oltre e parlare di cose concrete

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Alla fine Boris Johnson è riuscito a diventare Primo Ministro. Si è tolto anche questa soddisfazione, che ha sempre visto più come un atto dovuto. Resta da capire se ora verrà colpito da una crisi esistenziale, come Willy Coyote quando finalmente cattura il Road Runner e si chiede “e adesso?”, o se farà sprofondare il regno di Sua Maestà ancora più nel baratro – e nel ridicolo.

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Alla fine Boris Johnson è riuscito a diventare Primo Ministro

L’idea generale è che Boris Johnson possa non essere il candidato perfetto, istituzionalmente parlando, ma che sia comunque un personaggio tutto sommato inoffensivo. Uno sbruffoncello imbranato, sgangherato e poco preparato, forse, ma anche un politico di lungo corso, nonostante l’imbattibile collezione di gaffe.

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Una volta è rimasto incastrato sospeso come un salame su una zip-line, davanti alle telecamere. Ha un taglio di capelli quasi più brutto di quello di Donald Trump, e una vociona da cartone animato. È un donnaiolo con un numero imprecisato di figli. Un omone cicciottello che travolge i bambini “avversari” quando ci gioca contro a rugby (come visto in un memorabile video).

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Le trasmissioni tv britanniche, specialmente quelle comiche, ci vanno a nozze. Hanno trovato la loro miniera d’oro, e non si tirano mai indietro quando c’è da parlare di quel pagliaccio di Boris. Ridendo e scherzando, il pubblico l’ha quasi preso in simpatia, e il suo nome è diventato sinonimo di giullare di corte.

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Una Brexit su cui non si ride

Se Johnson è arrivato a Downing Street è anche grazie a questa immagine benigna, un fenomeno già spiegato dall’esperto di giullari per eccezione, Dario Fo. Quando i comici giocano sulla pura caricatura (i capelli, la ciccia, l’essere imbranato) non fanno satira, ma “sfottò”. La presa in giro grossolana non svela l’ipocrisia del potere, la corruzione e la violenza che ne conseguono: è una risata fine a se stessa. L’onnipresente sfottò contro Boris Johnson non solo è completamente inutile, è reazionario, perché lo rende un buffone inoffensivo e chiude un occhio, colpevolmente, sui suoi lati più oscuri.

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Quando era sindaco di Londra, oltre a rimanere incastrato sulla funivia, Johnson ha anche sperperato 300 mila sterline per dei cannoni ad acqua antisommossa mai usati (perché illegali, come sostenuto dal governo guidato dal suo stesso partito) e recentemente svenduti. Aveva approvato un piano d’acquisto per le centinaia di “routemaster”: dovevano essere bus all’avanguardia, invece le finestre non si aprivano, le batterie erano difettose, e mancava l’aria condizionata – il tutto al costo di circa 350 mila sterline l’uno. E come dimenticare il Garden Bridge? Johnson voleva un nuovo ponte pedonabile sul Tamigi, completamente coperto di alberi e verde. Prima che venisse abbandonato, il progetto era già costato ai contribuenti oltre 40 milioni.

 

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temperature raggiunte nei mezzi pubblici di Londra

Oltre alle disavventure amministrative, Johnson è riuscito negli anni a dimostrarsi razzista, omofobo, un mentitore seriale e completamente inaffidabile. Nella sua carriera di editorialista, il nuovo Primo Ministro ha chiamato gli omosessuali “tank-topped bumboys” (“culattoni in canottiera”) e ha profetizzato unioni fra uomini e animali se i matrimoni gay fossero stati riconosciuti. “La Regina è soddisfatta del Commonwealth”, scriveva nel 2002, “soprattutto perché così non le mancano le folle festanti di negretti. Sempre dalla sua colonna settimanale per cui viene pagato 275 mila sterline all’anno, Johnson era anche riuscito a dire che le donne col velo si vestono come se dovessero “rapinare una banca” e assomigliano a “buche per le lettere”.

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Boris Johnson discute di whisky in un tempio Sikh – dove l’alcool è bandito

C’è da stupirsi, dunque, se il 60% dei membri del Tory party candidamente ammette che secondo loro l’islam è una minaccia per l’occidente? E mentre la stampa tiene sotto al microscopio il Labour di Corbyn, definito “istituzionalmente antisemita” per un’investigazione che coinvolge lo 0.6% dei membri, Johnson la spara sempre più grossa impunemente.

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E poi ci sono le bugie. Già licenziato dal Times per aver inventato di sana pianta una citazione pubblicata in prima pagina, Johnson era stato silurato da un incarico politico nel governo ombra nel 2004 per aver mentito su una relazione con un’amante. Da Ministro degli Esteri, ha anche messo a repentaglio una cittadina britannica in Iran accusata di propaganda contro il regime (la donna si era vista sconfessare la propria difesa da un ingenuo commento pubblico di Johnson). Senza contare tutte le balle accumulate su Brexit, talmente tante che non starebbero scritte sul lato di una corriera.

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Nonostante ciò, mercoledì Johnson ha giurato come Primo Ministro. Sarà che la situazione è sempre grave ma mai seria, come diceva Flaiano, ma forse è arrivato il momento di andare oltre allo sfottò e parlare di cose concrete – a cominciare dalle recenti, terrificanti nomine nei posti chiave. Oltretutto, fra tre mesi scadrà la proroga concessa dall’UE su brexit, e a meno di elezioni anticipate il “no deal” sembra davvero difficile da scongiurare. Allora sì, ci sarà poco da ridere.

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