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Cosa vuoi che sia se Boris Johnson sospende un attimo la democrazia

Boris Johnson d’altronde lo dice da mesi: fosse l’ultima cosa che faccio, Brexit accadrà il 31 Ottobre. Accordo o non accordo, in barba a tutti quelli che in caso di no deal prevedono (anzi, certificano) scenari da incubo

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Boris Johnson ha sospeso il Parlamento britannico, scatenando un putiferio immenso. La situazione è caotica per i nativi britannici, sbigottiti dall’evolversi degli eventi, ma è molto peggio per tutti gli italiani espatriati in Gran Bretagna che, come me, vivono con la spada di Damocle della Brexit sopra la testa. A tutti i miei compagni immigrati che si stanno chiedendo se è arrivata l’ora del panico dico: la risposta è sì.

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Neanche il tempo di tornare dalle ferie che Boris Johnson ha già deciso di sospendere la democrazia

Boris Johnson d’altronde lo dice da mesi: fosse l’ultima cosa che faccio, Brexit accadrà il 31 Ottobre. Accordo o non accordo, in barba a tutti quelli che in caso di no deal prevedono (anzi, certificano) scenari da incubo. È una posizione che sarà difficile da difendere, ma è quello che serve a Johnson per tenersi stretta l’ala estrema del partito Conservatore. E con un po’ di fortuna, anche avvicinare il Brexit Party di Nigel Farage, in flessione nei sondaggi ma sempre sostenuto da un 15% di elettori che, vuoi per convinzione o per sfinimento, vogliono che sta Brexit si faccia e non se ne parli più. Johnson dunque ha bisogno di tutti gli stratagemmi possibili per portare a casa la Brexit, e chiudere il Parlamento è uno di questi. Chiariamo subito: i lavori del parlamento vengono interrotti tutti gli anni – senza scandali – per dar modo ai ministri del governo in carica di stilare la loro lista di priorità per l’anno a venire. La lista viene consegnata alla Regina, che la dichiara alla nazione in pompa magna durante quello che viene definito “the Queen’s speech”. Questa sospensione, chiamata “proroguing”, viene richiesta dal Primo Ministro ed è tradizionalmente controfirmata immediatamente dal monarca.

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Tutto legale, dunque? Forse, ma non propriamente inoppugnabile, ed è qui che entra in gioco Brexit. Innanzitutto la sospensione va dal 9 Settembre al 14 Ottobre, ovvero 25 giorni lavorativi. Negli ultimi dieci anni la media è stata 8 giorni. Nel 2016 erano solo 4 giorni. Non si vedono più di tre settimane dal 1945. L’altra questione non da poco è la tempistica: con il Regno Unito fuori dall’UE dopo il 31 Ottobre, tagliare adesso 25 giorni significa diminuire drasticamente i margini di manovra dell’opposizione. I conservatori hanno difeso questa mossa con due argomenti:

1) è legale e normale che con un primo ministro nuovo si faccia il Queen’s Speech.
2) mettetevela via, avete perso il referendum, i cittadini vogliono brexit e noi gliela daremo.

E in quale Paese se non quello che ha dato i natali a George Orwell si può chiedere di accettare contemporaneamente due verità opposte? Certo, è tutto sotto controllo e per favore non facciamo dietrologie sulla sospensione della sovranità del parlamento, ma sì, abbiamo sospeso la sovranità del parlamento perchè ci faceva comodo. Curiosamente sono ragionamenti fatti da un sacco di gente che fino a qualche mese fa ci spiegava quanto fosse grave la deriva antidemocratica in Venezuela.

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“Democrazia? Dove andiamo, non ci serve la democrazia!”

E siamo solo all’inizio. Proroguing è il modo che ha Boris Johnson per tastare le acque e vedere fino a dove può spingersi. Come reagiranno opposizioni, stampa, Regina, e comunità internazionale? Se lo scotto da pagare è accettabile (una petizione, qualche alleato incazzato ), la prossima volta sarà ancora peggio. Tra le idee che i conservatori considerano per far passare un No Deal Brexit ci sarebbero altri trucchi di livello crescente di mostruosità, indecenza e palese anti-democraticità: dall’inventarsi giorni di festa nazionale così il parlamento resta chiuso più a lungo, al saturare il dibattito parlamentare proponendo leggine varie a caso, e rifiutarsi di dimettersi in caso di voto di sfiducia.

Un sogno che diventa realtà: non avremo la democrazia ma almeno abbiamo Brexit!

Acciderboli! Mi chiedo se ci sono degli esempi storici a cui fare riferimento per capire bene cosa aspettarsi quando le istituzioni legislative di stati liberali vengono messe sotto pressione da spinte autoritarie degenerate in seguito a crisi del capitalismo?

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esempio di spinte autoritarie degenerate in seguito a crisi del capitalismo

Queste comunque sono le opzioni che Johnson considera PRIMA di Brexit. Cosa accadrà se e quando gli effetti del No Deal si riveleranno quelli disastrosi previsti? O quando mancherà l’insulina negli ospedali, quando gli standard agroalimentari verranno abbassati per facilitare accordi con gli Stati Uniti di Trump, o quando sul tavolo delle trattative finirà la sopravvivenza del Sistema Sanitario Nazionale? Cosa accadrà quando bisognerà accontentare Farage e la sua perenne battaglia contro gli immigrati, o quando a battere cassa saranno i suoi finanziatori?
Quanto ci metteranno a sospendere il dibattito democratico la prossima volta che le “lungaggini” parlamentari saranno di ostacolo? Il sostegno popolare di cui gode Brexit al momento gli permette di sfruttare le debolezze del sistema costituzionale britannico, ma sarà il pericolosissimo precedente creato ora a facilitargli le operazioni in futuro. Il tutto in un ambiente sempre più teso e polarizzato fra “brexiteers” che hanno ormai adottato il No Deal come loro posizione ufficiale, e “remainers” che vogliono un referendum per restare nell’UE. Con scambi di accuse di tradimento e il totale annientamento delle voci più moderateMa in tutto questo, la Regina non poteva piantare i piedi e fare la voce forte? Una domanda legittima per chi accomuna il suo ruolo “di garanzia” a quello degli omologhi capi di stato europei, come il nostro Presidente della Repubblica. In realtà le sue funzioni in tempi moderni si limitano a conferire autorevolezza (e una certa cerimonialità) agli atti del governo. Oltre a vendere una valanga di souvenir.

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Ma anche se in molti hanno capito la difficile situazione in cui Johnson aveva costretto Elisabetta II, molti altri si aspettavano qualcosa di più del tradizionale tacito assenso, specialmente se la diretta conseguenza è sospendere la democrazia in un momento critico. E la mente vola subito a Carlo I, che regnò nel 1600 ed esautorò il Parlamento quando si vide ostacolato i propri piani di politica estera. Questo periodo, noto come la “tirannia degli 11 anni”, finì quando il Parlamento si riunì, passò una legislazione per evitare altri colpi di potere in futuro, e poi decapitò il re. Da qualche parte bisogna pur cominciare. Fra gli astanti, qualcuno si avvicinò e intinse il proprio fazzoletto nel sangue per tenerlo come ricordo.

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