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L’ok di Bonafede all’indagine sul padre di Di Battista e su Salvini

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Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede ha firmato le autorizzazioni a procedere per vilipendio nei confronti delle istituzioni della Repubblica o del Capo dello Stato che pendevano sulla scrivania del responsabile di via Arenula dai tempi in cui ci si sedeva Andrea Orlando, il quale aveva ignorato le sollecitazioni a firmare per Salvini mandate dal procuratore di Torino Spataro.

Bonafede dà l’ok all’indagine sul padre di Di Battista e su Salvini

Con un post su Facebook il ministro ha annunciato che alcuni dei fascicoli erano sulla sua scrivania dal 2014: “Fra le persone per cui ho firmato l’autorizzazione a procedere, per presunte offese al capo dello Stato, ci sono: il “padre fondatore” e garante del MoVimento, Beppe Grillo, il mio collega e amico, Carlo Sibilia, il padre del mio amico fraterno Alessandro Di Battista e il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, accusato invece di vilipendio delle istituzioni costituzionali. Ovviamente non ho fatto alcuna distinzione e ho firmato tutte le richieste; mi chiedo come mai fossero state lasciate lì a prendere polvere oppure, come ho potuto constatare, lasciate a dormire in segreteria dopo che era stato negato il consenso”, ha detto, riferendosi evidentemente al suo predecessore Orlando, il quale tuttavia sull’argomento non ha proferito parola in questi mesi.

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Il post di Bonafede su Facebook

L’indagine su Salvini per le frasi contro i giudici risale al 2016: il leader del Carroccio difendeva l’attuale sottosegretario alle infrastrutture dall’accusa di aver usato scorrettamente i rimborsi della Regione Liguria: “Se so che qualcuno, nella Lega, sbaglia sono il primo a prenderlo a calci nel c… e a sbatterlo fuori. Ma Rixi è un fratello e lo difenderò fino all’ultimo da quella schifezza che è la magistratura italiana. Si preoccupi piuttosto della mafia e della camorra, che sono arrivate fino al Nord”.

Vittorio Di Battista e le minacce a Mattarella

Invece Vittorio Di Battista invece è indagato per lo status sulla presa della Bastiglia poi cancellato da Facebook:

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Nel post Vittorio Di Battista, che ha soprannominato Mattarella “mister Allegria”, rievocava addirittura la presa della Bastiglia (anche se forse nel suo caso sarebbe il momento di pensare piuttosto alla presa di una pastiglia) e minacciava il saccheggio del Colle: «Il Quirinale è più di una Bastiglia, ha quadri, arazzi, tappeti e statue, Se il popolo incazzato dovesse assaltarlo, altro che mattoni. Arricchirebbe di democrazia questo povero paese e ridarebbe fiato alle finanze stremate». Quello che non si capisce è perché prima il padre di Di Battista si dichiari fascista e poi si arrabbi se Mattarella, secondo lui, fa il dittatore.

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