Economia

L’inchiesta per aggiotaggio su Bio-On

La procura di Bologna apre un fascicolo dopo le rivelazioni di Quintessential. Ma è un caso la start-up delle Hawaii che non ha mai prodotto risultati e di proprietà dei fondatori di Bio-On

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Bio-On, la società di bioplastiche quotata all’Aim e oggetto di un report del fondo speculativo Quintessential del finanziere Gabriele Grego che ne denuncia presunti falsi di bilancio e numeri gonfiati di produzione e fatturato grazie a rapporti con società controllate, rimbalza a Piazza Affari. Dopo un drammatico crollo di oltre il 70% in due giorni da 1 miliardo a 260 milioni circa di capitalizzazione, ieri ha chiuso a 24 euro,+60%.

L’inchiesta per aggiotaggio su Bio-On

Il fondo Quintessential però non molla la presa, evidenziando anomalie su una scatola vuota del gruppo alle Hawaii, Virdhi. Il gruppo guidato da Marco Astorri ha replicato che la società non è mai entrata in attività. Il dossier ha però intanto spinto la procura di Bologna, dove Bio-On ha sede, ad aprire un fascicolo per aggiotaggio. Sarà riunito con la denuncia per diffamazione presentata da Astorri, che ieri insieme con il numero due Guy Cicognani ha investito 211 mila euro in azioni Bio-On. Intanto però, come ha raccontato per primo Il Fatto in un articolo a firma di Stefano Feltri, molte cose non tornano nei suoi bilanci: l’impianto più volte annunciato di produzione di PHA a Bologna è costato 40,7 milioni invece di 15,7 e non è chiaro se e cosa abbia mai prodotto. Il grosso delle vendite di tecnologie basate sul PHA è a società partecipate dalla stessa Bio-On che in molti casi neppure versano il dovuto.

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Il fatturato si impenna (nel 2018 è arrivato 51 milioni di euro) ma i soldi non entrano davvero e il flusso di cassa è negativo per 21 milioni di euro, su 59 milioni di crediti ben 33 sono verso joint ventures con dentro Bio-On. Il fondo Quintessential, che ha scommesso sul crollo del titolo, la accusa di essere “la nuova Parmalat”.

Il caso Quintessential e i bilanci di Bio-On

Quintessential, spiega oggi Il Fatto, ha il suo interesse, fa soldi scommettendo sul crollo di aziende che ritiene colpevoli di frodi contabili e con valori di Borsa gonfiati.

Ma il management di Bio-On finora non è stato molto efficace nel rispondere alle accuse di avere millantato le sue mille partnership industriali, di non aver mai prodotto davvero la bioplastica PHA che dovrebbe rivoluzionare tutto, dalla medicina all’alimentare, e di vendere le proprie scoperte tecnologiche di fatto a se stessa (cioè a joint venture di cui ha maggioranza e che non sempre versano un reale corrispettivo).

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Ieri Bio-On, per la prima volta, ha di fatto ammesso di aver nascosto informazioni al pubblico e agli investitori. La questione riguarda Virdhi, una società basata alle Hawaii che, come raccontato ieri dal Fatto, nel 2013 viene presentata da BioOn ora come “una start-up che sviluppa materiali avanzati per uso biomedicale”, ora come “il marchio dell’esperienza innovativa acquisita dal 2007 da sviluppare specificamente nel mercato Usa”.

All’epoca degli annunci e anche dopo, Bio-On non ha mai comunicato che dietro quella start-up delle Hawaii che mai ha prodotto alcun risultato di ricerca divulgato – ci fossero gli stessi fondatori di Bio-On. Un dettaglio che avrebbe permesso ai futuri investitori al momento della quotazione di capire meglio di che sitrattava: niente di male a tentare l’espansione negli Usa, ma è cosa ben diversa che fare una partnership con una azienda terza.

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