Fact checking

Come Salvini usa i bambini di Bibbiano per venderci il DDL Pillon

Il ministro dell’Interno oggi è andato a Bibbiano. A differenza di Di Maio non ha attaccato il PD (anche se non ha rinunciato a prendersela con le cooperative, i Rom e i migranti) e lo ha fatto per un motivo ben preciso. Perché Salvini a Bibbiano è andato a vendere una soluzione al problema dei presunti abusi, e delle bufale sull’elettroshock: il DDL Pillon. Che però con i casi specifici ha ben poco a che fare e toglie lo stesso i bambini ai genitori

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Tempi disperati richiedono soluzioni disperate, e quando Salvini oggi pomeriggio a Bibbiano si e detto «convinto che gli abusi ci siano anche altrove» e ha parlato della necessità di rivedere l’affido condiviso e il diritto di famiglia perché «o ci sono eccessi o ci sono reati». Il problema per il ministro dell’Interno non è circoscritto o limitato a Bibbiano o all’Emilia-Romagna. Come già quando parlava di invasione di immigrati Salvini ha dipinto un quadro a tinte fosche lasciando intendere che in Italia vengono commessi migliaia e migliaia di abusi sui minori per strapparli alle braccia di mamma e papà. «Temo che con la Commissione d’inchiesta schifezze, falsità, truffe emergeranno in tante città italiane e in tante case famiglia italiane».

Come Salvini cavalca l’indignazione per i “bambini sottratti ingiustamente alle famiglie”

E guarda caso la coincidenza la Lega ha già pronta una bella riforma del diritto di famiglia e dell’affido condiviso «perché troppe volte dopo il separazioni e divorzio le mamme, i papà e i nonni finiscono di essere mamme, papà e nonni e il bambino va sempre tutelato quando gli adulti litigano». È il DDL Pillon, che però non riguarda direttamente i fatti al centro dell’inchiesta di Bibbiano. Perché a Bibbiano il caso è quello di figli vittime di abusi all’interno della famiglia d’origine che sono stati tolti ad entrambi i genitori e dati a famiglie affidatarie. Il disegno di legge Pillon invece riguarda solamente i casi di separazione o divorzio dove sia necessario stabilire l’affidamento ad uno dei due ex coniugi.

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E al contrario di quello che lascia intendere Salvini anche il DDL Pillon, con la scusa di mettere in atto un’opera di «contrasto dell’alienazione genitoriale» prevede l’eventualità di togliere i figli ai genitori. Nel caso in cui «pur in assenza di evidenti condotte di uno dei genitori il figlio minore manifesti comunque rifiuto, alie­nazione o estraniazione con riguardo ad uno di essi» il giudice può disporre la sospensione della responsabilità genitoriale fino ad arrivare «all’inversione della resi­denza abituale del figlio minore presso l’al­tro genitore», cioè preso il genitore che il  minore “rifiuta” oppure «il collocamento provvi­sorio del minore presso apposita struttura specializzata, previa redazione da parte dei servizi sociali o degli operatori della strut­tura di uno specifico programma per il pieno recupero della bigenitorialità del minore».

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Chi è che strumentalizza Bibbiano per far approvare la sua legge?

Si parla però solo di casi di separazione e divorzio dove i figli sono “contesi”. Non di tutti i casi in cui un minore può essere affidato alle case famiglia, come ad esempio quando deve essere tolto alla famiglia. Anche perché a Salvini l’idea di togliere i bambini alle famiglie Rom (tanto quelle non le difende nessuno) piace, e lo ha detto anche a Bibbiano davanti ad una folla che applaudiva (perché i bambini da difendere sono sempre quelli etnicamente italiani). E al contrario di quello che dice Pillon non viene eliminato l’affido alle case famiglia, o meglio, lo si sostituisce con non ben precisate “strutture specializzate”. Quelli che oggi parlano di lavaggio del cervello cosa diranno di fronte a questi programmi di recupero comportamentale? E cosa diranno quando scopriranno che la teoria dell’alienazione parentale è stata partorita da uno che diceva che gli abusi sono da considerarsi una cosa normale?

Il giochino di Lega e M5S sul DDL Pillon e il nuovo testo “condiviso”

Nel frattempo però al Senato sono successe alcune cose. Il cammino del DDL Pillon, che era ripreso qualche settimana fa, si è di nuovo interrotto a causa di quella che la senatrice Monica Cirinnà definisce «l’ennesima spaccatura tra Lega e 5 Stelle». Cosa è successo? La Commissione Giustizia di Palazzo Madama ha deciso di “superare” il DDL Pillon (Di Maio aveva detto che il testo era superato già ad aprile) accorpandolo con altre cinque proposte di legge analoghe di riforma dell’affido condiviso.

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Secondo il M5S «è esattamente quello che avevamo detto: il ddl di Pillon e gli altri 5 erano superati, stiamo discutendo di un testo nuovo, che sarà presentato quando ci sarà accordo pieno e soddisfacente su tutti i punti». Ma il M5S non dice che con voto unanime (quindi anche del PD) la Commissione ha affidato proprio al senatore della Lega Simone Pillon, il compito di unificare i sei ddl depositati ed elaborare un testo unificato sull’affido condiviso. Secondo la senatrice Cirinnà il M5S avrebbe potuto chiedere il cambio del relatore perché il sottosegretario Spadafora aveva a suo tempo dichiarato che “il DDL Pillon non esisteva più”.  Per Monica Cirinnà in realtà «il nuovo testo unificato esiste ed è pronto. Secondo voi dove è stato scritto? È stato scritto a Verona». Si tratterebbe in poche parole della solita sceneggiata di Lega e M5S che fanno finta di essere in disaccordo su tutto ma che poi votano sempre tutto quello che c’è da votare.

Leggi sull’argomento: Quel filo rosso che lega il sistema Bibbiano e il DDL Pillon