Economia

BPVI, Veneto Banca e lo spettro del bail in

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“Siamo nelle mani del governo”: il presidente della Banca Popolare di Vicenza Gianni Mion ha risposto così ai giornalisti stamattina prima di entrare nella sede dell’istituto dove si sta volgendo il consiglio di amministrazione. Bruxelles ha chiesto l’iniezione di capitali privati per consentire il salvataggio della banca attraverso la ricapitalizzazione precauzionale sia per BPVI che per Veneto Banca.

Banche venete, BPVI e Veneto Banca 

Ma dalle parti dei banchieri c’è già chi ha detto no. «Le Fondazioni associate in Acri non intendono mettere più un euro», ha detto all’ANSA il presidente di Cariplo e dell’Acri Giuseppe Guzzetti. Ieri il ministro Padoan ha escluso un bail-in, chi metterà questo miliardo? gli è stato chiesto. “Bisogna chiederlo a Padoan. Come Fondazione non li metto – ha detto a margine di un convegno -. Abbiamo già messo 538 milioni” attraverso il Fondo Atlante “e vedremo che fine fanno. Sono molto esplicito”. Più morbido il commento del vice presidente di Acri e consigliere di Abi, Beppe Ghisolfi, interpellato dall’Adn Kronos: “Non credo al rischio bail-in per le banche venete. Il ministro Padoan ha affermato che si sta lavorando per trovare una soluzione che scongiuri questa ipotesi e non ci sono ragioni per pensare che non sia così”.

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I principali dati contabili di BPVI e Veneto Banca (Il Sole 24 Ore, 25 maggio 2017)

Ma Ghisolfi ha anche avvertito: “Se non si fa così, infatti, saremmo di fronte a un altro disastro per migliaia di risparmiatori dopo quello che ha coinvolto lo scorso anno Banca Marche, Banca Etruria, e le Casse di Risparmio di Chieti e Ferrara e non è interesse di nessuno che questo si ripeta”. “Il governo – ricorda poi Ghisolfi – nei mesi scorsi ha stanziato 20 miliardi a sostegno del sistema bancario, quindi ci sono tutte le condizioni perché si possa ripetere quanto previsto per Monte dei Paschi di Siena”.

Le banche venete e il rischio bail in

Ghisolfi però sa che non si tratta semplicemente di un problema di liquidità. L’Antitrust europeo ha chiesto l’iniezione di circa un miliardo di euro di fondi privati per dare il via libera all’intervento statale. Intanto il cda della Banca Popolare di Vicenza ha dato mandato all’ad Fabrizio Viola (che siede anche nel consiglio dei ‘cugini’ di Veneto Banca, ndr) di “verificare la posizione di Quaestio SGR, gestore?del fondo Atlante (azionista al 99,3% della Banca), in merito alla sua eventuale partecipazione all’operazione di ricapitalizzazione prevista”. A spiegarlo una nota dell’istituto dopo il consiglio che si è riunito oggi a valle delle riunioni a Bruxelles e a Roma dei giorni scorsi.

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Fabrizio Viola, amministratore delegato di Banca Popolare di Vicenza

Il CDA ha ascoltato la relazione di Viola sui recenti incontri con la direzione generale per la Concorrenza della Commissione Europea in merito al processo di autorizzazione della ricapitalizzazione precauzionale – funzionale al riassetto della Banca – e con il ministro dell’Economia e delle Finanze. Dal cda anche la conferma della “validità del piano di ristrutturazione”, a suo tempo approvato e sottoposto alle autorità competenti. “L’esecuzione di tale piano – spiega l’istituto – è essenziale per il rilancio di due banche funzionali allo sviluppo dell’economia del Nord Est ed il suo successo resta affidato all’avvio nei tempi più rapidi delle azioni previste”.

Paure e contagi

Il miliardo in più di capitale privato servirebbe a coprire le «perdite prevedibili» dalla cessione dei crediti deteriorati, che in base alla direttiva Brrd non possono finire a carico dei contribuenti. Le banche potrebbero accettare se percepissero che da altre soluzioni deriverebbe un rischio sistemico, come in effetti dimostrerebbe il crollo dei titoli degli istituti in Borsa oggi. Il Sole 24 Ore oggi raccontava che dalle parti del ministero si lavorava a soluzioni “creative”, «Magari irrobustendo la struttura della cartolarizzazione, visto che – come già sta avvenendo nell’operazione del Monte dei Paschi di Siena – accanto ad Atlante potrebbero intervenire altri soggetti, a partire da Credito Fondiario e Fortres».

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L’infografica del Sole 24 Ore sul Bail In (3 luglio 2015)

L’alternativa è il bail in. Che viene evocato ormai da anni nei confronti delle banche venete, e che prevederebbe oltre al sacrificio degli azionisti la conversione per gli obbligazionisti senior pro rata. Infilando il governo in una situazione difficile da sostenere alla vigilia delle elezioni amministrative e a un passo dalle politiche. «Il bail-in è un’ipotesi esclusa. Ci sono le procedure europee su cui stiamo lavorando, le ipotesi sono chiare» ha detto il ministro Pier Carlo Padoan.