Economia

Banca Popolare di Bari, le indagini sulle truffe ai risparmiatori

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giovanna scialdone

Decine di nuovi fascicoli d’inchiesta con l’ipotesi di truffa aggravata sono stati aperti dalla Procura di Bari sulla base di altrettante denunce che quasi quotidianamente vengono depositate negli uffici giudiziari dai risparmiatori della Banca Popolare di Bari. A quanto si apprende, ogni querela sta dando vita ad un’autonoma indagine ma tutte ipotizzano, al momento a carico di persone da identificare, lo stesso reato. Le truffe, stando alle denunce e alla ipotesi accusatoria, si configurerebbero perché i dirigenti dell’istituto di credito non avrebbero sufficientemente informato i clienti dei rischi connessi all’acquisto dei titoli, manipolando in molti casi i questionari di profilatura dei rischi stessi, con l’obiettivo di collocare strumenti finanziari evidentemente inadeguati alle caratteristiche personali. Questo tipo di comportamento aziendale, oggetto delle nuove indagini nella procura, ha trovato conferma, secondo l’ipotesi investigativa, anche in tre recenti sentenze della Corte di Appello di Bari che nei mesi scorsi ha confermato l’esistenza di violazioni contestate e sanzionate dalla Consob alla banca fin dal 2018. Le condotte ritenute illegittime riguarderebbero, oltre le procedure di profilazione degli utenti, anche la non adeguata motivazione sulla base della quale la banca ha stabilito di volta in volta il prezzo delle azioni e le presunte omesse informazioni da parte dell’istituto di credito sulla natura illiquida dei titoli. La banca avrebbe cioè fatto credere ai risparmiatori che stavano acquistando titoli a basso rischio e facilmente liquidabili.

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Uno dei casi raccontati sui giornali è quello di Giovanna Scialdone, 60 anni, insegnante di Scienze motorie al Liceo Garofano di Santa Maria Capua Vetere. La donna, che vive a Vitulazio, ha investito una cifra pari a 440mila euro, frutto della liquidazione del marito morto e dell’eredità di alcune zie, che dice di aver perso perché «azioni e obbligazioni oggi sono invendibili». La situazione in realtà è (non molto) diversa rispetto a  quanto sostiene la professoressa. Il Sole 24 Ore qualche giorno fa scriveva che “se si considerano le circa 163 milioni di azioni in circolazione, la valorizzazione della banca pugliese bruciata dal 2016 – e con essa i risparmi dei soci – è stata pari a circa 1,5 miliardi. Un falò a cui rischia di aggiungersi anche il bond subordinato con scadenza 2021 emesso dalla banca nel giugno 2018: valore 213 milioni”. Repubblica il giorno dopo aveva un punto di vista opposto:

Al momento, è in essere un bond da 213 milioni che scade nel 2021, quindi tra oltre un anno. Visto che c’è stato il salvataggio della banca, che si avvia ad avere due nuovi azionisti, il bond dovrebbe arrivare a scadenza naturale ed essere totalmente rimborsato. Se però, per qualunque ragione, l’operazione dovesse fallire il capitale della banca non sarebbe sufficiente a coprire le perdite e gli obbligazionisti verrebbero con tutta probabilità azzerati.

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I soci della Banca Popolare di Bari (Il Sole 24 Ore, 15 dicembre 2019)

Gli azionisti invece per ora non riavranno nulla: il capitale dei 69 mila soci della Popolare di Bari è virtualmente già azzerato. È per questo che le organizzazioni dei risparmiatori stanno chiedendo con forza anche per gli azionisti, «che sono i primi clienti della banca», di inserire «formalmente, fin dal piano industriale da presentare al Fondo Interbancario, la previsione di misure di ristoro per gli azionisti e la salvaguardia degli obbligazionisti».

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Le crisi bancarie e i salvataggi (Corriere della Sera, 15 dicembre 2019)

Il destino di azioni e obbligazioni è quindi tutto in mano ad Antonio Blandini,  44 anni, ordinario di Diritto commerciale all’Università Federico II di Napoli e docente di Diritto delle crisi di impresa alla Luiss di Roma. Il 30 aprile 2012 fu nominato, con decreto del ministro dell’Economia e su proposta di Bankitalia, tra i commissari della Banca Tercas in amministrazione straordinaria per gravi irregolarità e violazioni normative. Oggi è il commissario di Banca Popolare di Bari. Sul merito del crac della Popolare di Bari, invece, Bankitalia interviene direttamente sottolineando che oggi la liquidazione costerebbe 4,5 miliardi di euro alle banche, oltre il doppio dell’attuale dotazione del Fondo di tutela (Fitd), con ricadute pesanti sul tessuto economico e sul risparmio locale.

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