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Il Giornale e l’audio choc di Rocco Casalino

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Dopo la vicenda del suo stipendio, Rocco Casalino torna ancora agli “onori” delle cronache italiane grazie a un “audio shock”, come lo definisce stamattina Il Giornale in un articolo a firma di Laura Cesaretti. Nel pezzo si racconta di una registrazione vocale “rubata” in un bar con tanto di rumori di sottofondo in cui parlano Casalino e un “interlocutore silente, probabilmente un giornalista”. La storia viene raccontata anche da Sergio Rizzo su Repubblica.

Il Giornale e l’audio shock di Rocco Casalino

Quello che dice Casalino è interessante: «O ci trovano i 10 miliardi del c…per il reddito di cittadinanza, oppure dedicheremo il 2019 a far fuori tutti questi pezzi di m… del ministero dell’Economia».

«Se vuoi far uscire una cosa simpatica – esordisce Rocco metti che nel Movimento è pronta la megavendetta: scrivi che se non dovessero uscire i soldi per il reddito di cittadinanza, “fonti parlamentari” dei Cinque stelle giurano che per tutto il 2019 ci dedicheremo a far fuori una marea di gente del Mef. Non ce ne fregherà niente, sarà veramente una cosa coi coltelli», scandisce con toni da Grand Guignol l’uomo di Palazzo Chigi.

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Che però salva il ministro:«Ormai si è capito che Tria c’entra relativamente, ma al ministero c’è una serie di persone, lì da decenni, che proteggono il solito sistema e non ci fanno capire dove si possono trovare nel bilancio questi 10 miliardi del c…». Che saranno mai quei pochi spiccioli, insiste il probabile Casalino, «non c’è nulla di straordinario» in quella cifra, quindi «questa resistenza fa capire che c’è qualcosa che non va». Un Grande Complotto dei «pezzi di m… del Mef» contro gli eroici grillini. Che si preparano a «farli fuori tutti» per celebrare la loro «mega vendetta».

Il Giornale non dice altro sull’interlocutore di Casalino e quindi non sappiamo se sia davvero un giornalista o piuttosto una persona che poi contatta i giornalisti. Di certo il racconto della registrazione è verosimile perché molte di queste voci in questi mesi si sono rincorse, a partire dall’incredibile caccia all’uomo generata contro Daniele Franco, ragioniere generale dello Stato, all’epoca delle figuracce ripetute di Di Maio sul Decreto Dignità.

L’articolo sui dirigenti del MEF a rischio

Di certo c’è che il 20 settembre scorso un articolo uscito su Repubblica a firma di Tommaso Ciriaco dice proprio quello che Casalino consiglierebbe di dire nella registrazione raccontata dal Giornale. Ne abbiamo parlato qui:

Al posto di Franco, fanno circolare, potrebbe finire Biagio Mazzotta, di fatto il suo vice, a capo dell’ispettorato generale del Bilancio del Mef. Ma non basta. C’è un elenco informale con altri nomi che fa circolare il Movimento, personalità che starebbero colpevolmente irrigidendo la posizione di via XX settembre. Tra questi, spicca il nome di Roberto Garofoli, capo di gabinetto di Tria e prima di Pier Carlo Padoan durante i governi Renzi e Gentiloni, confermato nel suo incarico su richiesta di Tria.

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L’attacco alla compagine del ministro, ovviamente, punta al cuore della sua struttura. E mira a piegare il responsabile del Tesoro, o in alternativa a metterlo da parte definitivamente. L’attacco concentrico punta anche contro Francesca Quadri – a capo dell’ufficio coordinamento legislativo – e contro Glauco Zaccardi, capo dell’ufficio legislativo finanze. Per i pentastellati di governo, insomma, l’unico modo per ottenere il reddito è colpire la struttura del Mef su due fronti: chi gestisce i conti e decide sulle politiche economiche – come Franco e Garofoli – e chi mette nero su bianco i provvedimenti. (da Repubblica del 20 settembre, pagina 3)

Nell’audio shock però non si fanno i nomi che vengono fatti nell’articolo di Repubblica né è possibile dire che l’interlocutore di Casalino sia un giornalista di Repubblica perché il capo dell’ufficio stampa del premier potrebbe aver parlato con una persona che aveva il compito di far girare le voci tra i giornalisti. Anche perché pure Sergio Rizzo su Repubblica racconta la storia del messaggio audio, anche se con minori particolari rispetto a Cesaretti:

Si tratta senza dubbio della non velata minaccia di una epurazione di massa nei confronti dell’apparato burocratico del Tesoro: «Ormai abbiamo capito che Tria c’entra relativamente, ma ci sono al ministero una serie di persone che stanno lì da decenni e che proteggono il solito sistema. Non è accettabile che non si trovano dieci miliardi del c…».

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Frasi pesantissime («Non ce ne frega niente, sarà una cosa ai coltelli…») e insulti ai tecnici non riferibili che confermano come il clima fra il M5S e il dicastero dell’Economia guidato da un ministro capitato forse lì quasi per uno scherzo del destino, ma che si sente comunque investito del compito di guardiano del deficit, abbia ormai raggiunto il calor bianco. Un pezzo di Stato in aperta guerra con un altro pezzo di Stato.

L’audio di Casalino – Ascolta

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