Economia

ATAC e il mistero delle corse sparite

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Dopo Harry Potter e la pietra filosofale ed Harry Potter e la camera dei segreti, gli appassionati del fantasy e del mistero si stanno applicando a una nuova saga di sicuro successo: ATAC e il mistero delle corse sparite. Succede infatti che a Roma di punto in bianco gli autobus vengano risucchiati in una parentesi spazio-temporale che tende a farli evaporare proprio quando dovrebbero arrivare alla fermata come promesso dalle varie app che la municipalizzata dei trasporti distribuisce su Internet per far credere di lavorare.

Ricorda oggi il Messaggero, secondo il Fatto a causa dell’asse tra Salvini e Caltagirone contro pòra Virginia, che sul pieghevole elettorale grillino del 2016 – che assicurava «un servizio di trasporto pubblico efficiente, con un numero di corse che possano soddisfare le esigenze dei cittadini»–era diventato carta straccia praticamente subito.

Tre mesi dopo la scalata trionfale degli stellati al Campidoglio, a metà settembre 2016, Atac, la municipalizzata dei trasporti, già calava la mannaia su 2.728 corse. Così, per cominciare. Il buongiorno si è visto dal mattino e difatti, a tre anni dalla vittoria di Virginia Raggi alle comunali, autobus e tram macinano 4 milioni e 400mila chilometri in meno, ogni anno. Basta prendere la calcolatrice e sommare, mese per mese, quanto annotato nei bollettini di servizio: nel 2016, i mezzi di superficie – quindi bus,filobus e tram– percorrevano 89,3 milioni di chilometri l’anno. Nel 2018 gli stessi mezzi ne hanno macinati 84,9 milioni.

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Le corse sparite di ATAC (Il Messaggero, 21 giugno 2019)

Purtroppo il Messaggero non ricorda anche che Virginia Raggi e i suoi vanno spesso in giro a vantarsi di aver ricevuto l’ok dal tribunale per il concordato di ATAC, che dovrebbe, secondo i loro desideri, rimettere tutto a posto. Quello che ha risolto il concordato è sotto gli occhi di tutti – ci sono sempre meno autobus che forniscono un servizio sempre meno efficiente – mentre in pochissimi hanno capito quello che abbiamo spiegato all’epoca: il Comune, con un voto a maggioranza, ha autorizzato la sua partecipata, nell’ambito del procedimento del concordato preventivo in corso, a soddisfare in via preliminare i creditori ordinari e i fornitori dell’azienda “in precedenza rispetto al Comune di Roma”, che quindi sarà l’ultimo ente ad incassare i suoi crediti verso ATAC. La precedente versione del testo prevedeva la dicitura “di pari passo al Comune di Roma”.

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Il tribunale fallimentare e il concordato ATAC (Corriere della Sera, 24 marzo 2018)

Va quindi detto cheil Comune vantava un credito di circa 500 milioni nei confronti di Atac. La metà di questa somma era stata già accantonata nell’ultimo rendiconto. E quando finiranno di tornare questi soldi al Comune, secondo il piano? A fine aprile si parlava del 2055 come ultima rata, cominciando dal 2035.

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Con questa decisione il Campidoglio ha praticamente rinunciato a mezzo miliardo di euro visto che pare piuttosto difficile che ATAC arrivi a ripagare del tutto tutti i creditori.E ora, indovina indovinello, i soldi per riparare questo buco chi deve metterceli? Il candidato risponda tenendo conto della regola aurea: il ravanello finisce sempre in quel posto all’ortolano.

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