Opinioni

Se “ama il prossimo tuo” significa “prima gli italiani”: il Vangelo secondo Fontana

Il cattolicissimo ministro della Famiglia Lorenzo Fontana ha spiegato durante un convegno a Pisa il vero senso del comandamento dell’amore cristiano. Se il Papa infatti chiede di aprire i porti i leghisti come Fontana rileggono la Bibbia e i Vangeli per scoprire che in realtà lo slogan leghista “prima gli italiani” (che fino a qualche anno fa era “prima il Nord”) è di derivazione evangelica.

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Come ha riferito il Fatto Quotidiano durante l’incontro elettorale a Pisa il ministro ha rispedito al mittente le accuse di dice che i leghisti che non vogliono accogliere i migranti che scappano dalla guerra, dalle violenze e dalla miseria non sono dei bravi cristiani: «Migranti? Ci dicono che siamo cattivi cristiani. Però bisognerebbe anche guardare un po’ il catechismo. C’è un passaggio da tener conto: ‘ama il prossimo tuo’, cioè quello in tua prossimità. Quindi, prima di tutto cerchiamo di far star bene le nostre comunità». Secondo Fontana quindi il celebre passo del Vangelo di Marco in cui Gesù dice che il secondo più importante comandamento è “Amerai il prossimo tuo come te stesso” significa che bisogna amare quelli che stanno nelle immediate vicinanze, in prossimità. Quindi se avete dei vicini di casa poveri ma di origine straniera dovrete prendervi cura di loro, da bravi cristiani.

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Ma la lettura del ministro Fontana è assai superficiale. Nel vangelo di Giovanni (Gv 13,34) l’episodio è raccontato in maniera diversa:

Gesù disse ai suoi discepoli: «Come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri».

Si parla di amore degli uni verso gli altri, senza alcuna nozione di “prossimità geografica” ma in quanto nozione universale. Del resto Cristo non risulta abbia amato solo alcuni, quelli più vicini a lui, anzi per chi ci crede è morto per la salvezza dell’Umanità. San Paolo, che non era uno dei dodici apostoli e che non era presente al momento del discorso di Gesù nella Lettera ai Romani (Rm 13,8-10) parla invece di amore verso i propri simili:

«Chi ama il suo simile ha adempiuto la legge. Infatti, il precetto: Non commettere adulterio, non uccidere, non rubare, non desiderare e qualsiasi altro comandamento, si riassume in queste parole: Amerai il prossimo tuo come te stesso. L’amore non fa nessun male al prossimo: pieno compimento della legge è l’amore»

Senza dubbio il ministro Fontana ci spiegherebbe che il “simile” non è certo quello che viene dall’Africa nera, che ha la pelle nera o che prega un Dio diverso. Insomma, vogliamoci bene e prendiamoci cura l’uno dell’altro ma solo di quelli che ci stanno vicini. Certo il ministro potrebbe leggere il Catechismo della Chiesa Cattolica dove ricorre spesso la parola “prossimo”. Ad esempio in relazione al settimo comandamento (non rubare, per quelli che si dovessero trovare 49 milioni in tasca) il Catechismo spiega:

Il settimo comandamento “Non rubare” educa al corretto uso delle cose materiali nella relazione con gli altri, alla luce del primato di Dio e della carità fraterna. Proibisce di offendere il prossimo usurpando o danneggiando i suoi beni. Prescrive l’osservanza della giustizia, esigendo che si rispettino sia l’universale destinazione dei beni sia il diritto alla proprietà privata. Promuove la solidarietà tra le persone e tra i popoli, con una speciale attenzione ai poveri, nel rispetto dell’integrità del creato.

Più in generale il Catechismo spiega che i comandamenti (i dieci “originali” quello dell’amore dato da Gesù) «enunciano i doveri fondamentali dell’uomo verso Dio e verso il prossimo». Certo, qualcuno in tempi passati può aver sostenuto che non uccidere non si applicasse agli infedeli e che quindi uccidere fosse in certi casi più che giustificato. Ma non è così.  Volendo si possono prendere decine di passi della Bibbia per giustificare qualsiasi cosa, anche i crimini più atroci (il Levitico è un testo molto interessante). Ma non ha senso. Per due ragioni; la prima è quanto scritto nel Vangelo di Matteo (Mt, 25,31-46):

«Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto,nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi»

Curiosamente non c’è alcun riferimento alla prossimità (culturale, geografica o di censo), anzi: si parla di aiutare le persone in difficoltà. Salvini per il momento si è limitato ad andare a fare visita in carcere ad uno che ha sparato ad un uomo inerme. La seconda è di carattere meramente politico. A Salvini e Fontana nessuno chiede di essere dei buoni cattolici, gli si rinfaccia di non esserlo, ma quello è un problema che avranno con la loro coscienza. Non gli si chiede nemmeno di fare l’esegesi dei testi sacri.

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A Salvini e Fontana si chiede invece – anzi sono obbligati – di essere dei buoni ministri. Ministri di uno stato laico che non è fondato né sulla Bibbia, né sui Vangeli né sul Catechismo ma sulla Costituzione. Quella Costituzione che all’articolo 2 «garantisce i diritti inviolabili dell’uomo». E i padri costituenti della Repubblica nata dopo il regime fascista scrivono “dell’uomo”, non dei cittadini italiani che potrebbero essere intesi come i “prossimi”. La Costituzione che all’articolo 3 sancisce che «tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali» e che quindi non ci sono italiani di serie A e italiani di serie B perché musulmani, di origine straniera o altro. Ma soprattutto Fontana dovrebbe ripassare l’articolo 10 della nostra Carta:

L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute.

La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali.

Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge.

Quindi poco importa chi sia il prossimo nei Vangeli. Quello che conta è quali sono le norme e le leggi internazionali – sottoscritte dal nostro Paese – che impongono allo Stato italiano e ai ministri che lo rappresentano in nome del Popolo di comportarsi in maniera civile nei confronti degli stranieri. Questo significa ad esempio rispettare i trattati internazionali che impongono di soccorrere le vite umane in mare, indipendentemente dalla loro nazionalità. Da umili peccatori quali siamo ci basterebbe questo, anche perché è questo che chiede la Costituzione all’articolo 54. È troppo pretendere che un ministro la conosca e la applichi?

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