Opinioni

Altro che “effetto Draghi”. L’Italia olimpica rinasce grazie all’effetto Adinolfi

Effetto Draghi? Ma quando mai. Da oggi chiamatelo “Effetto Adinolfi”, ovvero quella particolare legge fisica per cui il cinguettio di un ex giornalista su Twitter produce un uragano a Tokyo. E di un vero e proprio uragano azzurro si è trattato, potente, esplosivo, dirompente, capace di trasformare una Olimpiade fino a quel momento discreta ma sfortunata in un’apoteosi inesausta di medaglie, record, successi. Ebbene, se tutto ciò è stato possibile, dobbiamo ringraziare una e una sola persona: Mario Adinolfi e le sue profezie olimpiche.

Tutto comincia alle ore 9.35 ora italiana di domenica 1 agosto. Adinolfi, campione di poker che vanta un 4° e un 6° posto al World Poker Tour, occasionalmente giornalista, politico da prefisso telefonico, attivista per la negazione dei diritti altrui e twittatore seriale di inenarrabili sciocchezze, cinguetta su Twitter:

“Le Olimpiadi italiane?” è il sunto del sommo pensiero adinolfiano. “Una débâcle. Un disastro. Lo sport non si governa con gli aperitivi.”

Boom! Da quel momento in avanti qualcosa cambia per sempre nella storia dei Giochi della XXXII Olimpiade moderna e arrivano nell’ordine:

L’oro di Gimbo Tamberi nel Salto in alto: non succedeva dai tempi di Sara Simeoni.
L’oro di Jacobs nei 100 metri: nessun italiano aveva mai neanche raggiunto la finale.
Lo storico argento di Vanessa Ferrari: non accadeva dal 1928 ad Amsterdam.
L’oro nella vela Nacra 17 con la coppia Tita-Banti.
Infine, siamo ormai a stamattina, l’oro (con doppio record del mondo) dell’inseguimento a squadre su pista, 61 anni dopo l’ultima volta.
In appena 72 ore sono arrivati il doppio di tutti gli ori arrivati nei primi nove giorni di gare.
Abbiamo raggiunto e superato Rio nel numero di medaglie complessive.

Uno normale, dopo una figura del genere, si sarebbe andato a nascondere il più lontano possibile. Il “nostro” invece ha pensato bene di attaccare (nuovamente) Paola Egonu 11 minuti dopo la sconfitta dell’Italvolley con la Serbia.

“Sempre più convinto che la decisione di fare di Paola Egonu la vessillifera olimpica per ragioni extrasportive abbia nuociuto alle qualità sportive della 22enne. Certi onori si concedono poi, Vanessa Ferrari avrebbe meritato il riconoscimento e Egonu si sarebbe sentita meno star.”

Già, perché, in fondo, Adinolfi  ha molta più competenza sportiva che classe. Ma sarebbe un peccato se una disavventura isolata facesse desistere la nostra mascotte olimpica dall’esprimere via social le sue più intime sensazioni, previsioni, vaticini sulle prestazioni olimpiche degli azzurri e sugli aperitivi del Presidente del Coni. Forse Adinolfi non ha bisogno dello sport italiano, ma lo sport italiano ha disperatamente bisogno di lui. Si metta una mano sulla coscienza.