Economia

E alla fine i «vitalizi» rimangono per la gioia del M5S

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La battaglia contro i «vitalizi» è inesistente, visto che oggi non sono più tali , ma alla fine il parlamento italiano decide di perderla lo stesso, per la “gioia” del MoVimento 5 Stelle. Dopo l’approvazione alla Camera della legge Richetti, infatti, a Palazzo Madama la riforma non passerà a causa dello stallo nel Partito Democratico sulla vicenda. E dopo il fallimento dell’ultimo tentativo dello stesso Richetti, che aveva provato a infilarla nella legge di bilancio 2018 ma si è scontrato sulla dichiarazione di “inammissibilità” da parte della commissione Bilancio di Montecitorio.  Molto difficile, se non impossibile, che Palazzo Madama vari la legge nelle poche settimane (giorni?) che rimangono prima del rompete le righe pre-elettorale. E quindi, spiega oggi Repubblica:

Addio, insomma, all’abbattimento delle “pensioni” di 2.600 ex parlamentari, a quella riduzione del 40 per cento degli assegni figlia dell’adeguamento al sistema contributivo applicato, fra scontri e dubbi di costituzionalità, anche a chi è stato eletto prima della riforma del 2011. Eviteranno così la scure politici di lungo corso come Publio Fiori, recordman alla Camera con i suoi 10 mila euro mensili, o gli ex ministri Mastella, Pisanu, Mancino e Bassanini, che si “accontentano” dei circa 7 mila euro netti garantiti dal Senato.

spesa per i vitalizi

Salve anche le meteore del parlamento, da Gino Paoli (2.140) a Ilona Staller in arte Cicciolina (2.231). Restano intatti gli emolumenti di sportivi (Gianni Rivera, oltre cinquemila euro al mese) e critici d’arte: Vittorio Sgarbi vede confermata la “pensione” da 4.943 euro che può sommare all’indennità da neoassessore regionale in Sicilia. Salta pure l’innalzamento dell’età minima per ottenere il vitalizio (65 anni anziché 60) previsto dalla legge Richetti rimasta nel guado.

La clamorosa tattica di intestarsi una battaglia contro il M5S per poi ritirarsi al momento dell’approvazione regala quindi ai grillini la possibilità di fare campagna elettorale accusando il PD di ipocrisia. Ma anche Richetti ha avuto un’ideona per cavarsi d’impaccio: dare la colpa all’avversario politico Pietro Grasso: «Il presidente del Senato potrebbe convocare l’ufficio di presidenza e dare il via libera ai tagli con una semplice delibera, come già ha fatto la Camera. Ci vorrebbe una politica responsabile  lontana dall’ipocrisia dei 5 stelle e dalle lezioni di nobiltà della sinistra che non producono nulla di concreto».

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