Economia

Alitalia, il piano industriale e l’arrivo di Atlantia

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Per Alitalia c’è il piano industriale e c’è anche l’interesse di Atlantia. Ieri, al termine della riunione del cda, il gruppo ha fatto sapere che il board «preso atto dell’interesse della società controllata Aeroporti di Roma per una compagnia di bandiera competitiva e generatrice di traffico, ha dato mandato al ceo Giovanni Castellucci di approfondire la sostenibilità ed efficacia del piano industriale relativo ad Alitalia – inclusa la compagine azionaria e il team manageriale – e gli opportuni e necessari interventi per un duraturo ed efficace rilancio della stessa, riferendo in una prossima riunione consiliare per le opportune valutazioni ed eventuali connesse deliberazioni». E la conferma dell’entrata in partita dei Benetton arriva anche da un’intervista rilasciata da Giovanni Tria a La Stampa: «Penso che Atlantia sia un partner forte.E una sua partecipazione sarebbe auspicabile. D’altra parte la questione del ponte di Genova e delle concessioni va affrontata su un piano strettamente giuridico, da tenere separato. Anche perché Atlantia è in parte dei Benetton, ma in gran parte ha come azionisti grandi fondi internazionali. E quindi il rispetto delle norme è necessario per tutelare tutti gli azionisti».

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Alitalia, il piano industriale (Il Sole 24 Ore, 12 luglio 2019)

Il Sole 24 Ore spiega il cambio di passo da parte di Atlantia:

Questo cambio di passo, dopo gli iniziali tentennamenti, si spiegherebbe da un lato con il pressing delle ultime settimane da parte dei soggetti in campo, dagli advisor (Mediobanca) a Fs e Delta, ma anche dal fronte politico dove l’inserimento del premier Conte avrebbe creato le condizioni per aprire concretamente il dossier.

Inoltre, dato che il salvataggio della compagnia di bandiera procede parallelamente al confronto politico sulla revoca delle concessioni ad Aspi, avrebbero contribuito anche i recenti sviluppi sul fronte Autostrade. In particolare l’esito del parere della commissione creata al ministero dei Trasporti che ha fatto presente quanto sia complicato revocare unilateralmente le concessioni ad Autostrade. Salvo il Governo non voglia inciampare nel rischio di dover mettere seriamente mano al portafoglio. Un «assegno» che, nel caso specifico, si misurerebbe in miliardi, intorno ai 25.

E infatti ieri Di Maio, che fino all’altro giorno parlava di “azienda decotta”, adesso ha cambiato idea:

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