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L'8 marzo delle donne ucraine

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8 marzo donne ucraine

Storie e immagini che raccontano una realtà che sembrava essere distante. Nel tempo e nello spazio. Poi la storia, nella sua eterna ciclicità, ha riproposto quegli stessi racconti fatti di paura, bombardamenti, persecuzioni, invasioni, esplosioni, dolore e morte. E oggi, 8 marzo, il pensiero va sicuramente alle donne ucraine che si ritrovano a vivere come le proprie antenate, in un racconto letto sui libri di storia o nelle storie raccontate dalla proprie nonne e bisnonne. Per loro la Giornata internazionale della donna è diversa. E non per colpa loro.

8 marzo donne ucraine, la loro vita uguale a un Secolo fa

Non basterà una mimosa, accompagnata da un nastro blu per ricordare la bandiera ucraina, per cancellare dalla loro mente le sofferenze. Non solo per le bombe, non solo per la fuga. Perché molte delle donne ucraine si sono ritrovate a vivere in quei capitoli della storia fatti di uomini impegnati al fronte per difendere il loro Paese, mentre loro subiscono inevitabilmente tutti gli effetti di questa guerra devastante (come ogni conflitto bellico) o tentano di lasciare l’Ucraina con i propri figli per mettersi al sicuro.

Perché l’8 marzo donne ucraine è tutto questo. È tornare indietro nel tempo. In un tempo che sembrava esser scritto solamente sui libri di storia. Non possono celebrarlo, perché impegnate la guerra rende vana e cancella ogni celebrazione. Ma nella mente, questa giornata deve essere necessariamente dedicata a tutte loro. Anche a Tatjana, la mamma di 43enne morta a Irpin sabato mattina insieme ai suoi due figli. Tutti colpiti da un colpo di mortaio sparato sulla popolazione civile che stava tentando di fuggire dal Paese.

Storie di donne di tutte le età. Come la piccola Amelia che nel bunker anti-missili di Kyiv ha intonato le note e le parole di “Let it go”, la canzone di Frozen, donando qualche istante di luce e pace a tutte le altre persone presenti lì, impaurite per le bombe e le continue esplosioni. E l’8 marzo, oggi, è anche per tutte quelle madri che piangono i propri figli morti in questa guerra mossa dalla Russia. Soldati e non solo. Perché i missili a grappolo che si sono abbattuti sul terreno delle diverse città ucraine hanno mietuto vittime innocenti tra i civili, tra cui molti bambini.

E l’8 marzo donne ucraine va anche a chi ucraina non lo è. Come la direttrice del teatro Statale di Mosca – Elena Kowalskaya – che, subito dopo l’azione militare del Cremlino ha deciso di dimettersi dal proprio ruolo con parole che riecheggiano ancora nell’aria: “Non puoi lavorare per un assassino ed essere pagato”. E mentre la devastazione prosegue e gli uomini sono impegnati sui vari fronti militari, le donne sono costrette a subire o a scappare per mettere in salvo le proprie famiglie. Come un Secolo fa.

(foto IPP/zumapress)