La macchina del funky

Dario Franceschini e il PD di Renzi che deve dialogare con il M5S

Dario Franceschini passa il Rubicone. Il leader DEM in un’intervista rilasciata a Claudio Tito di Repubblica esce finalmente allo scoperto e chiede al Partito Democratico e a Matteo Renzi di aprire un dialogo e una trattativa con il MoVimento 5 Stelle sul governo.

«La discussione in questi giorni è stata caratterizzata da accuse e sospetti reciproci».

Va bene. Lei si riferisce ai sospetti dei renziani?
«Quando mi sono espresso a favore di una prospettiva di dialogo, sono stato additato come quello che cercava un ruolo. Penso che questa logica debba essere abbandonata».

Crede insomma che si debba aprire un confronto con il partito di Di Maio.
«Sì. Io dico che bisogna tentare questa strada senza pregiudiziali. Mettiamo in campo le proposte del Pd come ha iniziato a fare Martina. Vediamo se c’è uno spazio di confronto basato sui programmi. Certo, se ci rivolgiamo solo alle spalle è chiaro che la collaborazione è impensabile. Ma dobbiamo guardare avanti».

Ma come fa il Pd a collaborare con chi in passato si è schierato contro l’Ue e contro la Nato?
«E infatti il confronto deve cominciare proprio dalle politiche internazionali».

Cioè i grillini devono offrire garanzie su europeismo e Patto Atlantico?
«Certo, poi si può passare agli altri contenuti. Ad esempio: tra il nostro reddito di inclusione e il loro reddito di cittadinanza, c’è uno spazio di mediazione? In un sistema politico tripolare, con tre minoranze e una legge proporzionale, anche in futuro difficilmente uno dei tre poli avrà la maggioranza per governare da solo. E noi dobbiamo farci carico anche della tenuta del sistema politico nel suo complesso».

A meno che non cambi la legge elettorale.
«In quel caso il discorso cambierebbe. Ma un governo serve comunque. E io credo che non ci sia e non ci sarà mai spazio per una alleanza con la Lega e noi dentro. Allora si devono andare a vedere le carte con il Movimento 5 Stelle».

pd renzi franceschini

Franceschini, la cui corrente era ampissima prima delle elezioni ma nel frattempo si è ridimensionata con i nuovi entrati in Parlamento in quota Renzi, vuole che sia l’ex segretario a guidare la trattativa per tenere le briglie dei suoi:

Secondo lei il M5S è una forza riformista? Il loro statuto non sembra fornire assicurazioni da quel punto di vista.
«È uno dei tanti limiti che abbiamo più volte denunciato in questi anni. ripeto: lavorare insieme può aiutare una evoluzione».

Il punto, però, rimane lo stesso: lei ritiene che tutto il Pd possa accettare questo invito?
«Siamo chiamati ad una prova di responsabilità. E’ una possibilità da esplorare anche se non convenisse elettoralmente. Quando ci si trova a dover scegliere tra interesse del Paese e interesse del partito, bisogna dirigersi senza esitazione verso il Paese. Ci si deve provare, con il Pd tutto unito».

Tutto dipende da Renzi.
«Matteo è il leader più influente. Può imboccare questa strada da protagonista».

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