Economia

Whirlpool: la genialata di Di Maio che potrebbero pagare gli operai

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Mentre Whirlpool annuncia la cessione dello stabilimento di Napoli lasciando a casa 420 lavoratori il ministero dello Sviluppo guidato (?) da Luigi Di Maio va all’attacco. Ma rischia così di far pagare ai lavoratori il conto.

Whirlpool: la genialata di Di Maio che potrebbero pagare gli operai

Racconta oggi il Mattino in un articolo a firma di Francesco Lo Dico che i tecnici del ministero hanno notato che l’accordo siglato il 25 ottobre prevedeva l’impegno dell’azienda a mantenere gli otto siti, ovvero l’attuale presenza industriale sul territorio. Una violazione equivarrebbe a violare l’intero protocollo, secondo il ministero. Per quanto riguarda lo stabilimento di via Argine, l’accordo prevede nero su bianco che «il sito conferma la sua missione produttiva di lavatrici a carica frontale di alta gamma» da fabbricare in loco «nella prima metà del 2020», una volta trasferita la filiera di Comunanza, che punterà invece sulle lavasciuga.

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Ma c’è appunto un problema:

Carta canta: quella di Whirlpool appare al Mise come una palese violazione dell’accordo. Ma quali sono in concreto le armi che Di Maio potrebbe imbracciare se la multinazionale dovesse andare dritta per la sua strada? Il sospetto emerso in queste ore è che l’azienda voglia delocalizzare parte della propria produzione in Polonia. Ma di certo,appare già da adesso impercorribile la strada del ricorso al decreto dignità. La legge, in vigore da novembre, è successiva all’accordo stretto con Whirlpool a fine ottobre. Imporre dunque all’azienda la restituzione con gli interessi degli aiuti di Stato previsti sotto forma di ammortizzatori sociali fino a fine 2020, in aggiunta a sanzioni che possono arrivare per legge a quattro volte gli importi erogati, non è possibile.

Più plausibile è semmai l’impugnazione dell’accordo sottoscritto dall’azienda. In queste ore i tecnici del Mise valutano anche una possibile azione di risarcimento da intentare contro Whirlpool in caso di mancata risoluzione della crisi. Ma in subordine, c’è nell’aria la minaccia di chiudere il rubinetto di Stato. Se riavere indietro le somme stanziate finora per gli ammortizzatori è pressoché impossibile, Whirlpool potrebbe vedersi tagliati i fondi previsti per la cig fino alla fine del 2020. L’azienda finirebbe spalle al muro, è vero. E avrebbe l’alibi per emigrare altrove. Ma tutto questo avverrebbe a spese dei lavoratori.

Intanto, come abbiamo ricordato, il ministro scrive un post dove dice che con il suo comportamento la Whirlpool ha mancato di rispetto al Ministero e che pretende «che venga puntualmente fatta chiarezza su quanto accaduto nelle scorse ore al tavolo che ho già convocato per il prossimo 4 giugno». Addirittura oggi 31 maggio 2019 Di Maio scrive che il MISE «è pronto a rimettere in discussione l’intero piano industriale e a verificare l’utilizzo che è stato fatto degli ammortizzatori sociali fino ad oggi». Ma questo significa che fino a oggi il ministro Luigi Di Maio non ha verificato quello che succedeva alla Whirlpool?

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