Economia

Il voto in Umbria e l’ombra della recessione

Secondo la società di consulenza Prometeia, il Pil dell’Umbria l’anno scorso si è allineato sul valore dell’Italia: +0,9% rispetto al 2017. Tuttavia per quest’anno il trend inizia a divaricarsi, con la regione che dovrebbe scivolare in territorio negativo (-0,1%)

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L’Umbria va al voto domenica e mentre i sondaggi sembrano non avere storia i cittadini umbri andranno al voto domenica prossima con un quadro economico della regione tutt’altro che rassicurante. Una visione che accomuna le previsioni e le analisti di praticamente tutte le organizzazioni e gli istituti di ricerca. Il Sole 24 Ore spiega oggi che secondo la società di consulenza Prometeia, il Pil dell’Umbria l’anno scorso si è allineato sul valore dell’Italia: +0,9% rispetto al 2017. Tuttavia per quest’anno il trend inizia a divaricarsi, con la regione che dovrebbe scivolare in territorio negativo (-0,1%) a fronte di un +0,1% del totale nazionale.

La situazione dovrebbe migliorare nel 2020, ma l’Umbria, con il suo +0,4%, dovrebbe restare ancora lontana dal treno del resto d’Italia (+0,6%). Già Banca d’Italia, nella sua ultima consueta analisi annuale sulla situazione della regione, aveva evidenziato come l’Umbria sia «una delle regioni più pesantemente colpite dalla crisi economica, con difficoltà anche nella fase di ripresa».

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Le previsioni sull’Umbria (Il Sole 24 Ore, 23 ottobre 2019)

Non meno denso di ombre l’ultimo report di Cna Umbria (associazione di artigiani e piccole imprese): «Nel 2010 l’Umbria occupava il 12° posto nella classifica del Pil pro capite. Nel 2017 la regione è stata sorpassata dall’Abruzzo. Il Pil pro capite è inferiore di 4mila euro rispetto alla media nazionale». Anche il recente focus sull’economia regionale della Ires Cgil Umbria inizia con la seguente affermazione: «I primi mesi del 2019 ci dicono che il quadro internazionale e quello nazionale, estremamente deteriorato, rischia di acuire le nostre difficoltà».

E se il tasso di disoccupazione si è ancora mantenuto al di sotto della media nazionale – 8,6% contro 9,8% nel secondo trimestre 2019 – Banca d’Italia collega il calo dell’ultimo periodo alla «minore offerta di lavoro». La disoccupazione giovanile (15-24 anni) resta ancora superiore al dato nazionale: 31,1% contro 28,4% nel 2018.

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