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Vito Petrocelli, il senatore M5S che vorrebbe l'uscita del partito "da questo governo interventista"

@Massimiliano Cassano|

vito petrocelli

Il giorno del discorso di Volodymyr Zelensky alla Camera è anche quello in cui emergono – fortissime – le divisioni all’interno di alcuni partiti sulle posizioni in merito alle responsabilità della guerra in Ucraina. Così, mentre una sparuta minoranza di parlamentari diserta il discorso del presidente ucraino, un nuovo caso fa tremare la maggioranza: è quello sollevato da Vito Petrocelli, senatore del Movimento 5 Stelle e presidente della commissione Esteri, che al termine della seduta odierna ha dichiarato: “L’Italia è diventata parte in causa, non un paese mediatore, e il tema della partecipazione alla guerra con l’invio di armi, come paese cobelligerante, deve essere oggetto di una discussione politica all’interno del movimento”. Una presa di posizione forte che fa il paio con l’intenzione di non voler votare il dl Ucraina atteso in Senato nei prossimi giorni, definito “la goccia che fa traboccare il vaso”.

Vito Petrocelli, il senatore M5S che vorrebbe l’uscita del partito “da questo governo interventista”

“Non mi riconosco più nell’atteggiamento del governo Draghi – ha spiegato Petrocelli – e a partire da oggi non voterò più la fiducia su qualunque provvedimento. Fuori da questo esecutivo interventista, che vuole fare dell’Italia un paese co-belligerante. Penso che sia possibile anche la mia espulsione dal M5S”.


Una grana all’interno del principale partito di maggioranza, che ha suscitato reazioni da parte delle altre forze politiche, affrettatesi a chiederne le dimissioni da presidente della commissione Esteri.

Le polemiche sulla posizione da presidente della commissione Esteri al Senato

Il senatore di Forza Italia Andrea Cangini ha definito la sua una “posizione legittima”, ma “evidentemente incompatibile con la funzione di presidente della Commissione esteri di palazzo Madama”. Il Pd ha fatto sapere di voler “chiedere conto” a Petrocelli di quanto detto “nelle sedi opportune”. “Non intendo lasciare la presidenza – ha detto il senatore grillino – con tre maggioranze diverse ho sempre portato nei consessi internazionali la voce del governo, lo continuerò a fare, lo farò anche a Washington”. “Putin – ha aggiunto – poteva limitarsi a liberare le repubbliche ma non lo ha fatto. La guerra è da condannare, ma non inizia certo oggi, va fatta risalire a otto anni fa, quando le milizie ucraine hanno compiuto nel Donbass azioni analoghe a quelle che stiamo vedendo oggi”.

(Foto da: screenshot video La7)