Economia

Virginia Raggi e la «situazione ridicola» di cui si è accorto anche Carlo Calenda

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Alla fine anche Carlo Calenda dev’essersi accorto che la situazione a Roma è disperata, ma non seria. Il ministro dello Sviluppo Economico, arrivato buon ultimo a rendersi conto del dramma che si vive nella Capitale, ieri ha raccontato come sta andando la divertente vicenda del tavolo sul rilancio di Roma e di come si stia comportando la sindaca Virginia Raggi: «La situazione sta superando la soglia del ridicolo. Dal 21 settembre cerco di parlare con la sindaca in merito al lavoro preliminare da svolgere». Se non fosse che i contatti si limitano a un «sms di circostanza», nel quale Raggi comunica la prima data utile nella sua agenda per convocare il tavolo: 2 settimane dopo. Il ministro non può fare a meno di notarlo, così come rileva un’altra anomalia: «Mentre tutte le altre istituzioni, a partire dalla Regione e dalle associazioni, si sono immediatamente attivate mettendo a disposizione idee,progetti, staff e tecnici, l’unico riferimento individuato dalla sindaca è il suo portavoce». Altra stoccata: nonostante la mancanza di risposte, Calenda rivela di continuare a ricevere «lettere sconclusionate sui più vari argomenti». Conclusione: «Ritengo urgente incontrare la sindaca nelle prossime 48 ore per verificare la reale disponibilità a proseguire nel percorso».

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Le cifre del dissesto in ATAC e nel bilancio del Comune (Il Messaggero, 25 agosto 2017)

Ora, sicuramente da una parte è necessario sottolineare che molto spesso la politica ha l’abitudine di convocare e sconvocare tavole rotonde, meeting, task force, brain storming che puntualmente si risolvono in un buon buffet da assaggiare per i protagonisti e tante chiacchiere che non portano a nulla. Ma qui si sta superando ampiamente il ridicolo per ragioni tutte politiche che riguardano il piantare bandierine da campagna elettorale: scrive il Corriere che l’amministrazione grillina vorrebbe intestarsi un ruolo di primo piano spingendo «Fabbrica Roma», il protocollo siglato a giugno con i sindacati per «rivitalizzare il tessuto economico della Capitale» e frenare l’esodo dei grandi gruppi al Nord. Sarà, ma allora perché segnalare via lettera a Calenda che la prima priorità è avere maggiori poteri per Roma quando la sindaca sa benissimo che per questo serve un voto del Parlamento e questo oggi non è la priorità?
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Il prospetto dei fabbisogni economici dei Municipi (La Repubblica, 28 settembre 2016)

Il tavolo dovrebbe servire per costruire soluzioni che servano nell’immediato per un’economia, quella della Capitale, oggi più in difficoltà e per la quale bisogna intervenire subito. Non c’è tempo per giocare al rinvio dell’incontro con un interlocutore sgradito, né per immaginare soluzioni che oggi non arriverebbero in tempo e per le quali non c’è nemmeno il necessario consenso politico in questa legislatura (magari nella prossima sì). Virginia Raggi invece continua a cincischiare, rimandare, procrastinare. Perché?

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