Opinioni

Virginia Raggi e il tavolo «urgente» rimandato di due settimane

Il tavolo per il rilancio dell’economia di Roma era talmente urgente che verrà convocato il 17 ottobre. Quella è la prima data utile indicata da Virginia Raggi, che in altre occasioni aveva perorato l’urgenza e l’importanza dell’intervento del governo per la situazione della città. «È rimasto in silenzio per un anno, malgrado le nostre sollecitazioni, ed era assente all’incontro del 24 giugno», aveva detto la sindaca di Roma richiamando all’ordine le istituzioni. Salvo poi scoprire di non aver tempo per richiamare il ministro Carlo Calenda che le chiedeva di fissare la data.
Il Comune si prepara al tavolo buttando giù la lista delle priorità. E, in attesa di definire il quantum, sa di non potersi limitare a battere cassa: la strategia emergerà dal confronto con le istituzioni, le imprese e i sindacati. Dopo la fuga al Nord di alcuni grandi gruppi, dall’editoria all’industria petrolifera, l’amministrazione chiederà interventi per lo sviluppo del lavoro e delle infrastrutture: in primis, trasporti e banda larga, scrive il Corriere della Sera Roma.
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Sarà: di certo la lista dei risultati concreti che arrivano dai “tavoli” convocati per motivi nobilissimi di solito è molto magra. Questa potrebbe essere l’occasione di smentire la tradizione, ma ad occhio non si capisce cosa abbia questa convocazione di diverso rispetto alle altre che negli anni si sono susseguite senza che però nessuno riuscisse a porre fine o freno al declino della città.
Quello che più stupisce invece è l’atteggiamento della sindaca. Che per l’ennesima volta “dimentica” i suoi doveri istituzionali dopo aver fatto una sceneggiata in favore di telecamere e agenzie di stampa. Virginia Raggi, da quasi un anno e mezzo al timone (si fa per dire) della Capitale, dimostra una vacuità innata nel proporre soluzioni concrete ai problemi, pari soltanto alla ferocia con cui invece rivendica l’esistenza dei problemi stessi. Come una bambina che sbatte i pugni sul tavolo e urla: “Datemi questo, datemi quello”. Con questo atteggiamento è normale che a qualcuno venga in mente di risponderle: “Perché, sennò?”.

Alessandro D'Amato

Il direttore di neXt Quotidiano