Opinioni

Virginia Raggi, il conto al ristorante e la versione dello chef

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Virginia Raggi ieri sera ha parlato della faccenda della cena al ristorante non pagata etichettandola come bufala (anche a noi sembrava strano che non ci fossero elementi per identificare il luogo dell’accaduto, come nelle leggende metropolitane). Oggi però Repubblica Roma e Il Messaggero riportano il nome del ristorante e dello chef e raccontano una storia leggermente diversa da quella raccontata dalla prima cittadina. Scrive la sindaca su Facebook:

Ci risiamo. Per attaccarci inventano notizie di sana pianta. Stavolta sarei andata in un “noto ristorante romano” dove avrei cenato e sarei andata via senza pagare. L’obiettivo è evidente: far credere che abbia voluto farmi offrire la cena dal ristoratore.
È triste ma sono costretta a fare una precisazione – quella che chi ha scritto o ripreso l’articolo avrebbe dovuto fare per correttezza professionale e non ha fatto – e raccontare la verità: dopo cena, ho raggiunto un gruppo di amici che cenavano in quel locale. Ovviamente, non ho cenato una seconda volta.
Per la “cronaca” devo ammettere che, però, ho bevuto un bicchiere d’acqua del rubinetto. Ecco, ho svelato l’arcano. Peraltro, proprio il “noto ristoratore” dispiaciuto del fatto che non avessi assaggiato le sue specialità, mi ha invitato a tornare. Curioso, no?

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Repubblica Roma, però, in un pezzo a firma di Giovanna Vitale, e Il Messaggero con Lorenzo De Cicco riportano anche le parole dello chef del ristorante e il suo nome. Il ristorante è Benito al Ghetto e lo chef è Nicola Delfino, che nel frattempo è andato a lavorare a Milano; l’episodio è accaduto mesi fa e a rivelarlo è stato il direttore Brindani; Repubblica sente la versione dello chef:

«Mi è arrivata la comanda giù in cucina con su scritto: “per il sindaco”. Pensavo fosse uno scherzo del maitre e perciò sono salito. C’era la Raggi seduta con un uomo. Ho aspettato che finissero di mangiare e mi sono avvicinato. “Che piacere avervi ospiti da noi”, ho detto». Un gesto di cortesia, interpretato però come un’offerta a non saldare il conto. E infatti, a fine pasto, i due commensali si alzano, salutano («Grazie, tornerò a trovarvi») e vanno via. Senza neppure lasciare la mancia per i camerieri, che pure li avevano serviti. «E io che dovevo fare? Inseguirli?», motteggia il cuoco.

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Da Oggi del 16 marzo 2017

Il racconto del Messaggero è ancora più dettagliato: l’accompagnatore era un amico con cui hanno scherzato e parlato di lavoro, il conto complessivo era di 30 euro e lo chef ricorda distintamente anche la comanda (ovvero l’ordinazione) del sindaco.

«Prima di andarsene mi ha fatto anche richiamare dai fornelli per ringraziarmi. La mia impressione è che avrebbe anche voluto pagare, ma probabilmente non voleva essere scortese. Solo che anche io non ho voluto essere maleducato e dirle: ma che hai capito? Paga! Quindi è finita così, sono diventato la barzelletta della zona».
Un banale malinteso insomma?
«Penso di sì. Doveva vederla quando se n’è andata: ha voluto ringraziare tutti, il maitre, i camerieri, uno per uno. Certo, forse una cosa andrebbe detta…».
Cosa?
«Beh, io avrei lasciato la mancia per i ragazzi, se qualcuno mi offre il pranzo almeno lascio qualcosa per chi serve in tavola…».
Invece?
«Invece niente, è tornata a passeggio per il ghetto, dopo essersi profusa in complimenti per tutti».
Una scena alla Amici miei…
«Sì, Mascetti! Il conte Mascetti,che con grandissima eleganza ti fa il trucco del “rigatino”. Non credo fosse in malafede, che ci fosse malizia insomma. Ma questa storia mi fa un po’ ridere perché è una dei Cinquestelle, quelli che gridano tanto alla chiarezza, alla trasparenza, all’onestà e poi alla prima occasione vanno via senza pagare».

C’è da segnalare che lo stesso Nicola Delfino su Facebook il 17 marzo aveva pubblicato uno status in cui ridimensionava fortemente l’accaduto, completamente diverso dalle interviste rilasciate a Messaggero e Repubblica.
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Il sindaco interpreta il termine “ospite” e probabilmente si convince che non ci sarà il conto. Si alza, ringrazia con grande cordialità e gentilezza, saluta e va via. Nessuno di noi se l’è sentita di presentarle il conto: c’è stato un piccolo fraintendimento e non c’è nulla di male. Anzi ci abbiamo scherzato su e ci scherziamo ancora oggi. Virginia Raggi magari neppure si ricorderà dell’episodio.
Talmente ci scherziamo che ancora un paio di settimane fa, a Milano per un evento, alla fine del servizio, in un momento di relax, su una terrazza chiacchierando con degli ospiti racconto l’episodio. Assolutamente senza malizia, solo perché lo considero un fatto simpatico e curioso accaduto a casa mia.
Si perché il mio ristorante è casa mia e fino a prova contraria a decidere è il padrone di casa.
Per me rimane un episodio..

Mentre oggi c’è chi ricorda un episodio del 29 novembre scorso, quando la Raggi e la Muraro fecero una tappa del loro spazzatour al Ghetto:

La coppia si imbatte contro una busta piena di bottiglie lasciate all’angolo della strada, ma identificabile per via dell’etichetta sui vuoti di vetro: “Sono dell’osteria Da Benito”, dice un tecnico dell’AMA. “Ecco, sarebbe da fargli la multa”, rilancia al volo Muraro. “Facciamogliela”, dice la sindaca che chiama i vigili per intervenire. Quando ieri si diffonde la storia, il video dello spazzatour fa scattare tutte le dietrologie dei social. “Niente di tutto questo, non ho ricevuto alcuna multa. Il fatto di lasciare le bottiglie in un sacco all’incrocio di via dei Falegnami faceva parte di un accordo con gli operatori di AMA visto che davanti al locale non ci sono né marciapiedi né altri posti dove lasciare i rifiuti. Tutto qui”.

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