Opinioni

Virginia Raggi e l'ASL di Civitavecchia: l'indagine verso l'archiviazione

Marco Lillo sul Fatto Quotidiano oggi torna sulla storia di Virginia Raggi e degli incarichi alla ASL di Civitavecchia, che aveva portato lui stesso nei mesi scorsi all’attenzione dell’opinione pubblica. Nell’articolo di oggi Lillo racconta dell’indagine per falso ideologico in atto pubblico sulla sindaca di Roma e anche dell’intenzione della procura di archiviarla:

RAGGI È INDAGATA per falso perché non ha mai dichiarato il secondo incarico del 2014 e ha dichiarato il primo solo quando ha ricevuto l’acconto, nel 2015. Come spiegato dal Fatto, entrambi gli incarichi erano inutili e costosi per le casse della Asl perché Crocchianti, mentre i manager della Asl dormivano, aveva venduto tutto e non c’era più nulla da recuperare. Per questo avevamo consigliato all’avvocato Raggi di sfilarsi da questa ammuina ridicola della Asl che la pagava. Sarà per questo, sarà per le polemiche e l’indagine, sarà perché un sindaco ha ben altro a cui pensare, Raggi ha chiuso i suoi rapporti con la Asl.
Gli unici soldi incassati saranno quei 1878 euro dell’acconto sul primo incarico del 2012, già dichiarati da Raggi nel modulo presentato al Comune nell’anno in cui li ha presi, nell’ottobre 2015. Virginia Raggi invece non ha mai dichiarato il secondo incarico da 5 mila euro del 2014 con l’alibi di non avere però incassato un euro. La legge imporrebbe di dichiarare subito l’incarico, senza aspettare il pagamento.

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La dichiarazione dell’incarico da parte di Virginia Raggi sul sito del Comune di Roma

Perché allora la sua posizione sarà archiviata anche se non ha dichiarato mai l’incarico del 2014?

Perché la Procura sostiene che i moduli del Comune erano troppo sintetici e pasticciati e che Virginia Raggi non ha capito che stava dichiarando di non avere avuto nessun incarico da un ente come la Asl. La domanda che resta sul campo, e alla quale dovrà dare una risposta il gip, è: i pm sono stati di manica larga per evitare un’indagine imbarazzante su un’inezia al primo sindaco del M5sdiRoma? O hanno ritenuto davvero che l’avvocatessa Raggi non sia stata in grado di decifrare il senso delle domande del modulo? Chiunque può leggere su Internet i moduli e farsi un’idea da solo. Resta il fatto che Virginia Raggi oggi ha capito come funziona la legge Severino a prescindere dai pasticci di chi ha redatto i moduli in Comune ai tempi di Marino. In teoria quindi dovrebbe fare due cose: da sindaco dovrebbe chiedere ai suoi di riscrivere i moduli in modo che anche lei sia in grado di capirli. Da ex consigliere dovrebbe finalmente barrare la crocetta giusta e dichiarare, con due anni di distanza, al Comune di avere preso un incarico nel 2014, da 5 mila euro, dalla Asl.

 
Già che c’è, Lillo si toglie anche un sassolino dalle scarpe riguardo lo staff della sindaca (che ha negato la convocazione in procura della sindaca) e il suo vice Frongia, che è riuscito addirittura a negare l’indagine (mentre attendiamo ancora di sapere se quando è stato nominato capo di gabinetto avesse o no il potere di firma):

IL PROBLEMA PERÒ è stato risolto alla radice. L’incarico non c’è più perché ha rinunciato. Quindi, per il passato, secondo i pm romani, Raggi doveva dichiarare l’incarico ma non è punibile perché l’omissione non è colpa sua ma del modulo. Per il presente non è tenuta a dichiarare perché l’incarico non c’è più. La lettera di rinuncia è arrivata all’Asl prima che fosse interrogata dai pm Paolo Ielo e Francesco Dall’Olio, come indagata, venerdì scorso. Il Fatto ve nerdì ha contattato lo staff del sindaco per avere notizie sull’inter rogatorio ricevendo una risposta evasiva. Poi il 23 luglio il vicesindaco Daniele Frongia ha avuto l’ardire di smentire la notizia del F a tt o con una dichiarazione all’Ansa:“È stata ascoltata dai pm come persona informata dei fatti e non ha ricevuto un avviso di garanzia”, quindi non è indagata. Qualcuno dovrebbe spiegare a Frongia che le bugie hanno le gambe corte anche se le sindache possono avere gambe lunghe.