La macchina del funky

Virginia Raggi e l'incontro con lo staff di Donald Trump

Stephen Bannon, chief strategist e consigliere anziano della sua Presidenza, ama Virginia Raggi: un articolo sul suo sito l’ha addirittura definita la Trump italiana. E oggi, racconta il Corriere della Sera in un articolo a firma di Emanuele Buzzi, la simpatia potrebbe essere ufficialmente certificata. La sindaca (tormente di neve permettendo) ha in programma il suo viaggio a New York, una due giorni per partecipare al Women4Climate, il forum sul clima in programma alla Columbia University a cui parteciperanno anche i sindaci di città come Parigi, Città del Messico, Washington. E proprio questo viaggio — la seconda missione all’estero dopo Auschwitz — potrebbe riservare a Raggi un incontro fuori dai programmi ufficiali dell’evento.

Nelle scorse settimane i rapporti «diplomatici» con il Movimento si sono intensificati e la visita della sindaca (messa in dubbio dalla tempesta, i pentastellati capitolini stanno decidendo in queste ore il da farsi) potrebbe rappresentare l’occasione di un faccia a faccia diretto tra un rappresentante dell’amministrazione molto vicino a Trump e la stessa Raggi. Un approccio diretto per conoscersi: la sindaca, d’altronde, rappresenta al momento l’unico volto governativo-istituzionale del Movimento (Torino e Chiara Appendino da questo punto di vista hanno un ruolo secondario) in grado di catturare appeal all’estero.
E non è escluso che l’eventuale «fuori-programma» newyorchese non faccia da apripista per gettare un ponte con la Casa Bianca. Ecco perché — anche se il viaggio dovesse essere annullato a causa del maltempo — l’occasione di un incontro con l’amministrazione statunitense non subirebbe uno stop ma sarebbe soltanto rimandata.

virginia raggi donald trump
D’altro canto la sindaca di Roma è diventata una delle eroine di Breitbart, descritta come colei che ha sconfitto l’establishment mettendo da parte una carriera di avvocato per risanare la Città Eterna. Il Messaggero ha contato tutte le volte che la Raggi viene nominata su Breitbart, e sono trecentoquarantasei (tante? poche? in fondo Virginia Raggi non ha concesso nessuna intervista al sito) segno di un chiaro interesse per la figura della sindaca della Capitale che in un articolo viene addirittura definita, oltre che “elegant brunette“, “the Trump of Rome”: la Trump di Roma.

Definizione questa che non è farina del sacco di Breitbart ma è presa in prestito da Bill Still, un altro commentatore (che sostiene addirittura di essere stato contattato in passato dal M5S per una conferenza di economia) che ha definito la Raggi la Trump italiana che al grido di “onestà, onestà, onestà” ha condotto una campagna politica contro l’establishment politico italiano. Virginia Raggi viene presentata come una delle nuove leader di un partito euroscettico che lotta contro l’invasione dei migranti dal sud del Mediterraneo.
Per rendere più simpatica la Raggi ai lettori di Breitbart in un altro articolo viene ricordato come l’unico gruppo che si è opposto all’elezione della Raggi è stata la comunità LGBT romana. Come a dire, non solo il MoVimento 5 Stelle lotta per ottenere maggiore sovranità ma sono anche “nostri simili” su altri temi (ad esempio hanno simpatie per Putin). Il fatto che questo non sia del tutto vero è irrilevante, perché ormai questa è la rappresentazione che Breitbart ha scelto di dare del partito di Grillo.

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