Opinioni

Il parere dell'ANAC a Virginia Raggi sul capo di gabinetto

All’incarico di capo di gabinetto non si può applicare la norma in materia di inconferibilità o incompatibilità che discende dalla legge Severino: queste figure non sono ricomprese nel perimetro fissato dalle disposizioni legislative. È quanto emerge da un parere dell’Anac, l’Autorità Anticorruzione, richiesto il 4 luglio dal sindaco di Roma Virginia Raggi riguardo a Daniele Frongia e riportato dall’agenzia di stampa ANSA. Nel parere, firmato dal presidente Raffaele Cantone, si spiega come l’ANAC ancora nel giugno 2015 avesse segnalato a governo e parlamento la necessità di rivedere su questo punto le norme. E in particolare per i soggetti provenienti da precedenti incarichi politici, l’Anac aveva suggerito una maggiore gradualità nelle ipotesi di inconferibilità-incompatibilità degli incarichi. Ma la segnalazione non ha avuto esito.

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Daniele Frongia, in predicato di diventare capogabinetto della Giunta Raggi a fine giugno

La storia di questo parere va raccontata. A fine giugno, dopo che era emersa la possibilità di nominare Daniele Frongia come capo di gabinetto, una serie di segnalazioni a mezzo stampa aveva parlato di una possibile incompatibilità. Il Messaggero aveva parlato del presunto problema sollevato dal senatore Andrea Augello:

Ma proprio sul ruolo di quest’ultimo è già scoppiato un caso. A tirarlo fuori è il senatore Andrea Augello (ex Ncd ora nel gruppo Idea) con tanto di interrogazione al ministro Marianna Madia. La nomina di Frongia, laureato in Statistica e dipendente dell’Istat,sarebbe «un atto amministrativo su cui pesa un forte pregiudizio di nullità». Perché? La legge Severino, scrive Augello, «impedisce alle amministrazioni di nominare dirigenti ex consiglieri comunali o consiglieri in carica nel Comune interessato». Deve almeno passare un anno.
La pratica è scoppiata nelle mani del M5S che ha chiesto anche un parere legale spiegando che l’incarico è «conferibile» in quanto fiduciario del sindaco. Tesi che non convince Augello che nella sua interrogazione insiste: «Il trattamento economico è equiparato a quello dei dirigenti per un totale circa di 180.000 euro ed è regolato dallo Statuto del Comune». Di fatto la nomina di Frongia, fedelissimo della Raggi, per il momento è saltata e finirà sul tavolo della Madia.

A queste segnalazioni lo staff della sindaca aveva risposto il 28 giugno e nei giorni successivi dichiarando che un parere era stato richiesto all’avvocatura del Campidoglio e all’Anticorruzione. Cantone e l’Anticorruzione avevano smentito il primo luglio che la sindaca avesse chiesto un parere all’ANAC. La polemica si era incrociata con quella del vice capo di gabinetto, Raffaele Marra, nominato anche se ex uomo di Alemanno e Marino. Nei giorni successivi le indiscrezioni di stampa dipingevano la sindaca decisa a uno spostamento: Frongia sarebbe stato nominato vicesindaco, mentre Marra, la cui nomina era stata criticata anche da altri esponenti del M5S romano, sarebbe stato destinato ad altro incarico. Stamattina ad occupare la casella di capo di gabinetto, secondo le indiscrezioni (la giunta verrà ufficialmente presentata domani) sarebbe stata Laura Morgante, magistrato della Corte dei Conti ed ex assessora al bilancio con Marino. Ora Frongia torna in gioco? E che fine farà la Morgante?

La Giunta Raggi

Alessandro D'Amato

Il direttore di neXt Quotidiano