Fact checking

Virginia Raggi e il caso degli incarichi alla ASL

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I giornali stamattina ritornano su Virginia Raggi e il caso degli incarichi alla ASL di Civitavecchia dopo l’avviso di garanzia «previsto» da Alfonso Sabella. Il Fatto Quotidiano, che ha sollevato il caso con un articolo a pagina 12 e senza “strillo” in prima, oggi apre con la storia.

Virginia Raggi e il caso degli incarichi alla ASL

Marco Lillo racconta che aveva affrontato la questione nel libro “I nuovi re di Roma” (la cui prima edizione – “I re di Roma” – è stata indicata dalla Raggi come uno dei suoi libri preferiti su Amazon) e riepiloga la questione dell’incarico ricevuto nel 2012 per recupero crediti della ASL di Civitavecchia dovuti dal dottor Giuseppe Crocchianti, deceduto nel frattempo a febbraio e dell’altro incarico del 2014, che invece non compare nelle dichiarazioni.

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La dichiarazione dell’incarico da parte di Virginia Raggi sul sito del Comune di Roma

Solo dopo la pubblicazione abbiamo capito che i 1.878 euro sono riferibili al primo incarico del 2012, pagato nel 2015, mentre il secondo incarico del 2014 da 5 mila euro non è mai stato pagato ma nemmeno dichiarato al Comune. Virginia Raggi ieri –come è suo solito –non ha spiegato perché ha presentato una sola dichiarazione per due incarichi. Nel modulo pubblicato sopra avrebbe potuto scrivere: “primo incarico di 8 mila euro, inizio 2012, acconto di 1.878 euro nel 2015; secondo incarico, inizio nel 2014 per 5 milaeuro, nonpagato”.
Raggi potrebbe difendersi sostenendo che ha voluto indicare in una sola riga entrambi gli incarichi perché connessi. Stessa tesi usata dalla Asl per giustificare la sua scelta nel 2014, nonostante nel frattempo era stato istituito un albo dei legali esterni del quale Raggi non fa parte. La difesa è indebolita però dalla sottolineatura a penna della parola ‘compenso’. Il modulo del 2015 sembra riferirsi solo al pagamento del 2012. In conclusione, sembra proprio che Virginia Raggi non abbia dichiarato correttamente l’incarico del 2014. Questo spiega perché ha svicolato alle nostre domande.

Lillo cita anche l’interpretazione di Sabella, secondo il quale siamo davanti all’ipotesi di reato continuato di falso ideologico in atto pubblico e fornisce anche un’altra interpretazione, più morbida rispetto a quella del magistrato impegnato in politica con il Partito Democratico:

Il Fatto ha raccolto però un’interpretazione più morbida da alcuni magistrati: “La legge Severino stabilisce che il conasigliere comunale sia punibile con una multa da 500a 10mila euro, quando viola gli obblighi di trasparenza. Però nell’elenco delle dichiarazioni punite con questa multa non riporta il caso della mancata dichiarazione degli incarichi esterni, come quello della Raggi”. Quindi, niente pena. Però, “a volere essere ‘cattivi’, si potrebbe sostenere che la mancata presentazione della dichiarazione è punita con la più blanda multa mentre la presentazione di una falsa dichiarazione è punita con pene fino alla reclusione. Insomma è un bel busillis”.

 

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Alfonso Sabella

La legge sulla trasparenza violata

Annalisa Cuzzocrea su Repubblica racconta l’imbarazzo del direttorio sulla questione di Virginia Raggi e della ASL di Civitavecchia: “Non entra nel merito, Virginia Raggi. Non lo fanno – con una punta di imbarazzo – quelli che sono saliti sul palco a darle man forte: Alessandro Di Battista, Luigi Di Maio, Paola Taverna. «Avrà tutti al suo fianco, il Movimento a tutti i livelli sarà con lei», promette il vicepresidente della Camera chiedendo l’ultimo sforzo: quello di non dare nulla per scontato e andare a votare domani. «Se Raggi diventa sindaco il Pd1 di Orfeo si scatenerà – affonda Alessandro Di Battista – Nerone non sarà più Nerone ma Neraggi e i lanzichenecchi si trasformeranno in Raggichenecchi»”. Giovanna Vitale riepiloga i termini della questione:

Una volta eletta in Campidoglio, Virginia Raggi dichiara per ben due volte di non svolgere nessun altra attività tranne quella di consigliere comunale. Limitandosi ad ammettere, ma solo l’anno scorso, di aver incassato l’acconto relativo a una vecchia fattura. Il problema è che l’art.14 punto d) della legge 33/2013 impone a tutti i “titolari di incarichi politici” di fornire notizie su “eventuali altri incarichi con oneri a carico della finanza pubblica e l’indicazione dei compensi spettanti”. Dunque non solo le fatture incassate, ma pure la previsione iniziale della parcella. Ebbene Raggi, nel 2013, nega di svolgere “altri incarichi”, pur avendone assunto uno l’anno prima; mai tra l’altro concluso: prova ne è che a inizio 2015 la Asl di Civitavecchia le scrive per sollecitare un resoconto della sua attività legale, senza tuttavia ricevere risposta. E lo stesso accade nel 2014: l’1 dicembre Raggi sbarra la casella relativa all’assenza di altre attività professionali. Peccato che 6 mesi prima, il 12 luglio, le fosse stato assegnato un secondo mandato dalla medesima Asl. Toccherà ora all’Anac di Cantone, che già lunedì potrebbe accendere un faro, rilevare eventuali irregolarità e comminare la relativa sanzione: da 500 a 10mila euro di multa.

Mentre Il Messaggero prevede un’intervento dell’Autorità Anticorruzione e della Procura di Roma:

Che tutta questa storia finisca sulla scrivania dei magistrati romani sembra scontato. Il falso in un atto pubblico emerge come l’ipotesi più evidente e, se pure il procuratore Giuseppe Pignatone non aprirà d’ufficio il fascicolo sulla base delle notizie di stampa, gli esposti non tarderanno ad arrivare. E allora l’indagine sarà un atto dovuto. Poi saranno i magistrati a stabilire se la dichiarazione dell’ex consigliera comunale che alla pubblica amministrazione ha dichiarato di non avere altri incarichi, sia un falso in atto pubblico o meno. In caso affermativo rischierebbe una pena compresa tra uno e sei anni. Oppure una multa. Intanto anche l’Anac, l’autorità anticorruzione, in base alla presunta violazione delle norme sulla trasparenza verrà probabilmente chiamata ad aprire un’istruttoria per fare chiarezza sul comportamento della candidata sindaco.

Qui però si apre anche una questione politica. Perché anche se la storia è uscita troppo tardi per contare qualcosa nella corsa del ballottaggio, come pensa chi nel PD ha cercato di strumentalizzare la questione in queste ore, sarà interessante seguire gli sviluppi in caso di avviso di garanzia. Virginia Raggi ha detto che se succedesse un’eventualità del genere si rimetterebbe al giudizio dei romani, parlando anche di un voto da effettuare sul blog di Grillo o sul sito del Comune. Le regole del MoVimento 5 Stelle però sono diverse e non prevedono nessun giudizio di Dio se non alla fine di una procedura di sospensione ed espulsione (non automatica in caso di avviso di garanzia). Il 19 aprile all’Aria che tira di Myrta Merlino la Raggi disse: «se capitasse a me un assessore con un avviso di garanzia? Valutiamo, se l’avviso di garanzia è pesante, se c’è qualcosa di grave…valutiamo caso per caso. È una domanda mi sembra un po’ generica» rifiutandosi di commentare il caso di Livorno. Un simile concetto è stato ribadito il 12 maggio, quando la Raggi, intervenendo a CorriereLive parlò del rispetto dei principi del Movimento e del pericolo che gli avvisi di garanzia vengano usati per attaccare il partito «riteniamo giusto e corretto che a seguito di un avviso di garanzia vengano capite le motivazioni che sono alla base e poi, sulla base di queste, quando ci sono contrarietà ai principi del movimento, è giusto dimettersi. Ma gli avvisi di garanzia non devono essere utilizzati come manganelli». La candidato sindaco aveva aggiunto che «l’onestà deve essere il faro, ma questo non deve essere utilizzato strumentalmente per colpire una forza politica come la nostra che sta tentando di riportare legalità. Siamo onesti ma non siamo sciocchi. Abbiamo massima fiducia nella magistratura, vogliamo la massima trasparenza, ma valutiamo caso per caso». Durante il – noioso – confronto con Roberto Giachetti andato in onda mercoledì su Sky la Raggi è tornata sulla questione spiegando che per il Movimento…

la coerenza è fondamentale. Quando noi diciamo che all’interno delle istituzioni non ci devono essere persone condannate lo diciamo con cognizione di causa. Quando c’è un avviso di garanzia il sindaco deve sentire i suoi cittadini. Il sito del Comune di Roma prevede un accesso nominativo: si può prevedere tanto quello quanto il blog di Grillo

Tutto questo però nel caso succederà dopo il voto. E sarà il primo problema politico che l’eventuale neosindaca dovrà affrontare.