Economia

Virginia Raggi e ACEA: comincia la guerra per l'acqua della Capitale

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«Se vinciamo cambio manager». Nel marzo scorso Virginia Raggi, parlando a Sky Tg 24, annunciava l’intenzione di cambiare i vertici dell’azienda in caso di vittoria: «Dobbiamo valutare come agire sul versante Acea: una cosa che faremo di sicuro è cambiare il management». La frase provocò un attacco del Messaggero, che accusò (fantasiosamente) la sindaca di aver provocato il crollo in Borsa della multiutility romana. E la sindaca tornò successivamente sui suoi passi e confermò i vertici delle municipalizzate romane. Adesso però il CdA è in scadenza e sembra arrivato finalmente il momento di mantenere la promessa fatta in campagna elettorale.

La guerra furba di Virginia Raggi ad ACEA

“Non ho ricevuto alcuna proposta dal principale azionista”, che è il Comune di Roma, ha infatti dichiarato l’amministratore delegato della municipalizzata, Alberto Irace, nel corso della conference call sui risultati 2016. Il mandato di Irace e della presidente Catia Tomassetti scade con l’assemblea convocata per i giorni 27 aprile e 4 maggio 2017, rispettivamente in prima e seconda convocazione. “Solo se e quando la riceverò”, ha aggiunto, “la prenderò in considerazione, valutando il livello di indipendenza che mi verrà assicurato”. Irace ha detto anche che considera il suo “mandato completato con l’approvazione dei risultati 2016”, ma si è detto però “fortemente impegnato con la compagnia nelle prossime settimane per raggiungere i risultati del primo trimestre”.

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L’articolo del Messaggero su Virginia Raggi e l’Acea (24 marzo 2016)

L’azienda capitolina ha annunciato ieri i “risultati migliori di sempre” che consistono in un utile netto pari a 262,3 milioni di euro, in crescita del 49,9% rispetto al 2015, e un ebitda pari a 896,3 milioni (+22,4%). Il bilancio ha beneficiato in particolare dei settori acqua (grazie a ‘dinamiche tariffarie’) ed energia, ma molto hanno pesato il piano di razionalizzazione societaria e l’implementazione del programma Acea2.0, con l’introduzione di nuovi strumenti, tra cui il nuovo sistema di tariffazione, da tempo il punto debole della società, “che ha consentito di realizzare efficienze superiori a quelle previste”. Una gestione positiva, insomma, che consente la distribuzione di un dividendo di 62 centesimi, in rialzo del 24% rispetto al 2015. Per il Comune, principale azionista con il 51%, si tratta di una cedola di oltre 67 milioni di euro, contro i circa 54 dello scorso anno.

Il reset del management renziano

E ieri, a testimonianza dei rapporti freddissimi tra management e amministrazione, è andato in scena un altro scontro, raccontato dal Corriere Roma: mezzora prima che iniziasse l’ultimo cda dell’era Tomasetti-Irace, l’assessore Andrea Mazzillo ha chiesto di presenziare ai lavori. Pratica «non consentita dallo Statuto», gli ha spiegato l’ad mentre i consiglieri assistevano divertiti alla scena. Spiega oggi Andrea Arzilli:

Il Comune a Cinque Stelle si prepara alla piccola rivoluzione che dovrà condensare in una lista di nove nomi da portare nel cda il prossimo 3 aprile. Obiettivo: il reset del management «renziano» che ha trasformato l’acqua in petrolio (anche, diciamolo, aumentando le bollette) per l’inserimento come nuovo presidente e nuovo ad di due uomini di fiducia grillina. Uomini, sì. Nomi top secret che in settimana saranno portati nella riunione di maggioranza.
Il cui tema centrale, però, sarà femminile: servono tre donne da inserire nel pacchetto di cinque consiglieri che spetta al Campidoglio maggior azionista. Ed ecco le prime grane. Finora la ricerca ha prodotto, è il caso di dirlo, un buco nell’acqua. Col rischio di sbattere contro la legge sulle quote rosa.

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Quando Virginia Raggi annunciava che avrebbe cambiato il management di ACEA (24 marzo 2016)

D’altro canto proprio ACEA era stata oggetto delle domande del Forum Acqua Pubblica alla sindaca nei mesi scorsi, quando si accusava la sindaca di non aver rispettato le promesse elettorali sulla municipalizzataAnche il comune di Ladispoli aveva chiesto alla Raggi di intervenire sull’acquisto di Acqualatina, senza successo. Ora però viene il bello. Perché Acea è un’azienda quotata in borsa e i suoi azionisti di minoranza sono Suez e Caltagirone. Sostituire un management che ha ottenuto buoni risultati è sempre un problema soprattutto per la risposta che la Borsa potrebbe dare in questi casi. Cambiarne poi la mission, come sembrava voler annunciare all’epoca Virginia, potrebbe portare a risultati catastrofici. Il primo dei quali, è evidente, sarebbe abbassare il dividendo che oggi il Comune ha percepito grazie ai risultati dovuti alla “speculazione finanziaria” (cit.). Ma d’altro canto dopo aver promesso e non mantenuto un intervento nel 2016, la sindaca non poteva tornare a deludere una delle basi elettorali più forti del M5S. Virginia Raggi è tra due fuochi: il rischio è che finisca per bruciarsi. Da una parte o dall’altra.

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