Economia

La guerra furba di Virginia Raggi ad Acea

Una piccola e tipica bomba a 5 Stelle sta per scoppiare a Roma. Virginia Raggi aveva annunciato una guerra ad ACEA durante la campagna elettorale, confermando però poi i vertici alla vigilia del voto. Oggi Il Fatto Quotidiano racconta di una lettera inviata dal Comune di Roma al management dell’azienda municipalizzata e quotata in Borsa nella quale l’azionista di maggioranza chiedeva “di fornire (…) il documento di due diligence” dell’operazione in corso e “la sospensione in via cautelativa” dell’acquisizione di Idrolatina, che controlla il 49% di Acqualatina, società che gestisce il servizio idrico integrato di 35 comuni laziali con un bacino di circa 270 mila utenti e una rete di 3.500 km. Il restante 51% del capitale di Acqualatina resterà nelle mani dei Comuni dell’Ambito Territoriale Ottimale4 del Lazio Meridionale. E sta proprio qui la parte interessante della vicenda.

La guerra furba di Virginia Raggi ad Acea

Tutto infatti comincia il 13 novembre scorso, quando proprio Il Fatto racconta che i comitati per l’acqua pubblica e il sindaco di Nettuno Angelo Casto hanno tentato di contattare Virginia Raggi per fermare l’acquisizione, all’epoca annunciata sui giornali, di Acqualatina da parte di ACEA:  “Oggi la maggioranza dei sindaci e dunque delle comunità da loro rappresentate appartenenti all’Ato4 –scrivevano i primi cittadini lo scorso luglio – è favorevole alla pubblicizzazione del sistema idrico ”. Un fronte ampio, pronto a scontrarsi con Acea. Nel documento firmato dai sindaci della Provincia di Latina c’era anche l’appello alla sindaca di Roma Virginia Raggi per fermare l’operazione di Acea.  “Solo ieri – racconta il sindaco di Nettuno – dopo 3 mesi mi ha risposto il suo staff, chiedendomi di dire che ‘al momento non mi risulta nessun atto ufficiale di Acea’”. Il portavoce della sindaca di Roma – interpellato dal Fatto – spiegava che non era possibile intervenire direttamente, “per evitare un’accusa di aggiotaggio, essendo Acea quotata in Borsa ”. Nessun commento sulle richieste inviate quattro mesi fa dai sindaci e dai comitati della Provincia di Latina a Virginia Raggi. E infatti cosa ha fatto la Raggi, secondo quanto racconta oggi proprio Andrea Palladino sul Fatto? È intervenuta direttamente cercando di fermare ACEA:

Lo scorso 17 novembre –dopo che le voci sull’acquisto venivano confermate da un intervento del l’ad della società romana, Alberto Irace –Virginia Raggi decide di intervenire: “Vi scrivo come socio di maggioranza detentore del 51% del capitale sociale”, è l’incipit di una lettera inviata al presidente di Acea Catia Tomasetti e all’amministratore delegato. Raggi solleva quattro perplessità sull’operazione di acquisizione di Acqualatina: “Il rilevante indebitamento ”,“la deliberazione (…) della conferenza dei sindaci dell’Ato 4 ”che chiedevano di ridiscutere “il modello di gestione del servizio idrico”,“il debito pari a 23.289.000 euro verso i Comuni” di Acqualatina e “il decreto ingiuntivo del Comune di Nettuno contro Acqualatina (…) per la somma di 1.833.005 euro”.

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L’articolo del Messaggero su Virginia Raggi e l’Acea (24 marzo 2016)

E infine il motivo più politico, ma di estremo peso: “Sarebbe opportuno tenere in considerazione la coerenza delle azioni da voi attivate con gli esiti della consultazione referendaria tenutasi nel mese di giugno 2011”. In altre parole, ricordatevi che c’è un voto popolare da rispettare. Alla fine la sindaca Raggi – che rappresenta il socio di maggioranza assoluta – chiede due cose: “Si richiede di fornire (…) il documento di due diligence ”dell’operazione in corso e “la sospensione in via cautelativa”dell’acquisizione. Un messaggio chiaro e diretto, protocollato da Acea lo scorso venerdì, come ha potuto verificare il Fatto. Che accade? Nulla, fino a ieri mattina.

Ieri mattina viene comunicato l’acquisto. E questo viene interpretato dal M5S come una dichiarazione di apertura delle ostilità: «Sappiamo che non sarà facile, ma da oggi è guerra”, spiegano da ambienti vicini alla giunta secondo il virgolettato del Fatto.

Ma quale guerra, Raggi?

Ma la Raggi con quella lettera si sta invece per infilare in una guerra sporca dalla quale rischia di uscire con le ossa rotta. In primo luogo, giusto per rispondere alle accuse della sindaca, bisognerebbe ricordare che ACEA ha acquisito una percentuale di minoranza della società Acqualatina, pari al 49%: il 51%, ovvero la maggioranza delle azioni, rimane saldamente in mano al consorzio dei comuni, cioè in mano pubblica. Ecco perché, posto che non spetterebbe certo al Comune di Roma, come un’avvocata del calibro della Raggi dovrebbe di certo sapere, di sancire eventuali violazioni degli esiti della consultazione referendaria del 2011, la risposta alla domanda della Raggi è nello stato delle cose. Acqualatina è ancora a maggioranza pubblica e quindi l’esito del referendum è rispettato.

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Quando Virginia Raggi annunciava che avrebbe cambiato il management di ACEA

Ma c’è di più. Nell’articolo pubblicato appena dieci giorni fa sul Fatto il portavoce della Raggi diceva che un intervento della Giunta nella governance di ACEA avrebbe potuto far sollevare l’accusa di aggiotaggio. Così dicendo, anche se il quotidiano non lo ha rilevato, non si capisce perché quattro giorni dopo la sindaca abbia cambiato idea e inviato la lettera. E la lettera di certo rappresenta un’ingerenza nella governance, anche perché chiede la due diligence sui conti della società acquistata, un documento che di solito viene vagliato dagli amministratori e non certo dagli azionisti. Senza contare che la questione del tradimento del referendum è falsa. Insomma, non si capisce chiaramente in cosa consista la dichiarazione di guerra nei confronti dell’AD Irace, che nell’articolo viene accusato addirittura di essere “renziano” mentre si sottolinea che con la decisione di ACEA arriva “una guerra per l’acqua nella Capitale, dichiarata forse non casualmente poco prima del voto referendario sulla Costituzione“: ancora, che c’azzecca il referendum? La verità è che Raggi, azionista di maggioranza di ACEA, può scegliere diversi rappresentanti del consiglio di amministrazioni rispetto a quelli che attualmente siedono. Lo faccia e ne paghi le eventuali conseguenze in Borsa, se ha davvero nomi alternativi da proporre. Il resto, dal renzismo altrui al referendum, è solo demagogia. Piccola, squallida, triste demagogia.

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