Opinioni

«Vi spiego perché lo stop alle assunzioni della scuola per gli emendamenti è una bufala»

Il senatore del Partito Democratico Walter Tocci scrive su Facebook uno status (ripreso dal senatore Miguel Gotor) nel quale spiega che il rinvio delle assunzioni dei precari della scuola non è stato causato dai troppi emendamenti presentati al Senato. Tocci, che aveva presentato nell’ottobre scorso le dimissioni da senatore per il disaccordo con il partito riguardo il Jobs Act (poi respinte), sulla scuola dice che non sono necessarie le nuove norme per chiamare i nuovi docenti a settembre, e che quello del premier è stata una scelta dettata da un puntiglio politico che mira a scaricare sugli altri la responsabilità del rinvio:

E’ possibile riaprire il dialogo con il mondo della scuola. Ha fatto bene il presidente Renzi a convocare a luglio una conferenza per discutere “ con sindacati, docenti, presidi, famiglie, quelli che vogliono essere assunti”. Conferma così la volontà di correggere l’errore, come aveva già riconosciuto qualche giorno fa. La conferenza sarà l’occasione per chiedere di cambiare la logica del provvedimento e affrontare i veri problemi della scuola italiana.
Evidentemente fino a luglio la commissione del Senato non può più procedere a votare il testo, altrimenti farebbe uno sgarbo allo stesso Presidente che vuole ancora discuterlo. Però, non si devono perdere questi quindici giorni. Si può passare subito a discutere e ad approvare l’articolo 10 che autorizza l’assunzione di centomila nuovi insegnanti; basta aggiungere le norme connesse all’organico dell’autonomia ed estendere il piano assunzionale anche agli idonei del concorso e agli abilitati, visto che i finanziamenti consentono di chiamare circa 130 mila precari.
La ministra Giannini sostiene che non si possono anticipare le assunzioni senza l’approvazione dell’intera legge. Non è vero. Secondo l’ultima versione proposta dai relatori, le nuove procedure – gli ambiti territoriali e il potere di nomina dei presidi – sarebbero rinviate all’anno scolastico successivo 2016-17. Ciò significa che se fosse approvata l’attuale proposta i centomila verrebbero assunti nel 2015 con le regole tradizionali, cioè le nomine sarebbero effettuate dal Ministero direttamente nelle scuole.
Quindi non sono necessarie le norme della buona scuola per chiamare i nuovi docenti al primo settembre. Non ci sono motivazioni tecniche che impediscono la nostra proposta: prima le assunzioni e poi le altre norme.
Se non si accetta questa soluzione di buon senso è solo per un puntiglio politico che vuole scaricare su altri la responsabilità del rinvio. Si è detto che è colpa di tremila emendamenti, ma non è vero. I lavori della Commissione Cultura sono fermi perché la Commissione Bilancio non solo non ha ancora concluso l’esame del provvedimento, ma ha segnalato diverse incongruenze. Ad esempio, ha rilevato che la Card è una voce salariale che deve rientrare nella normativa fiscale. Questa e altre osservazioni obbligano il governo a una riscrittura di alcune parti.
Comunque, per sgombrare il campo da qualsiasi equivoco, stamane nella riunione del gruppo Pd ho dato piena disponibilità, come faranno altri colleghi, a ritirare gli emendamenti; chiedo solo di mantenere la proposta di risoluzione che anticipa l’accesso dei 100 mila precari rispetto a tutte le altre norme. Non solo non vogliamo bloccare, ma proponiamo di accelerare le assunzioni.
Se poi la presidenza dovesse proporre il rinvio dell’intero provvedimento voteremo il nuovo calendario chiedendo al governo di approvare subito un decreto legge per risolvere il precariato.
Così sono andate le cose in Commissione. Ho letto in queste ore dichiarazioni surreali. Non si devono diffondere notizie tendenziose, bisogna dire la verità se si vuole davvero riaprire il dialogo con il mondo della scuola.

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