Economia

Varoufakis e il futuro radioso per la Grecia

«Un futuro brillante, prospero e radioso per la Grecia». Il ministro dell’economia greco, Yanis Varoufakis, risponde così stamattina a chi gli chiede come vedesse il domani di Atene. Ieri Varoufakis era a Washington, e la lista dei suoi appuntamenti era di quelle dei grandi momenti: Barack Obama, Mario Draghi, Jacob Lew. Ma soprattutto Varoufakis ieri ha parlato con Larry Summers. Sessant’anni, ex segretario al Tesoro con Bill Clinton, ma soprattutto l’uomo che dopo il crack di Lehman Brothers ha guidato il National Economic Council. Lavorando negli anni più bui alle politiche economiche della Casa Bianca, e gettando le basi per la ripresa americana. Chi meglio di lui può aiutare il paese più disastrato dell’Unione Europea?

varoufakis
I numeri del BTP e gli indicatori delle Borse (Corriere della Sera, 18 aprile 2015)

L’ULTIMA SFIDA DI VAROUFAKIS
Varoufakis, raccontava ieri l’ANSA, lo ha incontrato al Park Hyatt Hotel di Washington, sulle poltroncine della ‘Blue Duck Tavern’. Un colloquio molto informale, a base di vino rosso e qualche stuzzichino. Una chiacchierata che dura quasi due ore, in cui il ministro greco parla, spiega con fare a tratti appassionato, ascoltando con grande attenzione il suo interlocutore. Tra un sorso e l’altro, va in scena innanzitutto uno scambio di opinioni tra economisti: Summers – che fu anche ad un passo dalla presidenza della Fed per guidare il dopo Bernanke – oggi è professore emerito di Harward; il ministro greco ha insegnato economia in diverse università tra cui quella di Austin, in Texas . Al termine tra i due un abbraccio e una stretta di mano calorosa. Di certo più formale è stato l’incontro con Draghi, di cui ha raccontato Stefania Tamburello sul Corriere della Sera:

«Abbiamo avuto una discussione costruttiva sul processo che deve accompagnare i negoziati da qui al prossimo vertice Ecofin di Riga» ha detto il presidente della Bce, Mario Draghi, al termine dell’incontro durato circa un’ ora con Varoufakis. Draghi «ha detto che la Banca centrale europea ci aiuterà nella ricerca di una soluzione» ha riferito a sua volta il ministro greco, senza però ottenere riscontro dall’istituto di Francoforte. La posizione della Bce e di Draghi sulla questione greca, del resto, non è cambiata. «Noi dobbiamo seguire le regole esistenti. Sono le regole a indirizzare i nostri atteggiamenti» ha sempre detto il numero uno della Bce. In sostanza i banchieri centrali dell’eurozona sono disponibili a fornire la liquidità nell’ambito dei paletti che vietano il finanziamento degli stati aderenti e compatibilmente alla solidità e solvibilità delle banche elleniche.
Ma hanno anche sempre detto che la soluzione la deve trovare Atene. Le possibilità di trovare un accordo«sono interamente nelle mani delle autorità greche» ha insistito Draghi nella conferenza stampa di mercoledì a Francoforte e la sua posizione, anche nel faccia a faccia con Varufakis di ieri, non è cambiata.Del resto a guardare all’iniziativa del governo guidato da Alexis Tsipras, sono anche le altre autorità europee. «Non esiste un piano B per la Grecia, e non è che stiamo discutendo del nulla. E’ che è arrivato il momento di fare passi avanti nella trattativa» ha detto sempre a Washington ieri il commissario per gli Affari economici Pierre Moscovici mentre il ministro tedesco Wofgang Schaeuble ha ribadito l’avvertimento di sempre sulla necessità di Atene di rispettare i programmi già definiti.

Gli Stati Uniti intanto esortano le autorità greche a “impegnarsi rapidamente e pienamente in negoziati tecnici con i loro partner internazionali”. L’appello è del segretario al Tesoro Jacob Lew secondo cui “non raggiungere un accordo creerebbe immediatamente grossi problemi alla Grecia e incertezze per l’Europa e l’economia globale più in generale”.

cosa succede alla grecia se esce dall'euro
Cosa succede alla Grecia se esce dall’euro (La Repubblica, 10 febbraio 2015)

LA SOLUZIONE POSSIBILE
E della possibile soluzione si comincia a parlare. Una soluzione che prevede di rimborsare il debito greco in modo diverso, legando il tutto alla crescita dell’economia ellenica. Di un piano per il default controllato della Grecia si parlava già ad inizio settimana:

Il piano tedesco prevede iniziative per consentire alla Banca centrale europea Bce di continuare a finanziare il paese ellenico anche in caso di default, cosa che non è permessa dai trattati costitutivi dell’unione monetaria e dalla Bce stessa. La cancelliera pensa a una deroga per i flussi di liquidità in euro alle banche private greche anche dopo una eventuale bancarotta dello Stato ellenico. Il quale potrebbe essere sostenuto dagli istituti di credito nazionali con operazioni come acquisti di titoli di Stato, senza diretto coinvolgimento della Bce stessa. In cambio, la Germania vuole da Tsipras un atteggiamento di chiara collaborazione e concreti impegni di riforme, tagli e privatizzazioni.

Oggi scrive Danilo Taino, sempre sul Corriere:

 Dal momento che il governo ellenico non ha presentato un programma dettagliato sulla base del quale ottenere lo sblocco dei fondi (7,2 miliardi), e dal momento che l’idea prevalente è che non sia in grado di farlo, i creditori – Ue, Fmi e Bce – starebbero preparando un pacchetto di misure per fare uscire allo scoperto Atene. Da presentare entro l’11 maggio. Dettagli ufficiali non ci sono. Da quanto risulta al Corriere, l’idea in discussione tra i creditori ruoterebbe attorno all’offerta ad Atene di rivedere l’onere del suo debito, ritenuto insostenibile: non per tagliarlo ma per valutare modi diversi di rimborso, forse compresa la possibilità di legarlo alla crescita dell’economia ellenica.
In cambio, Tsipras dovrebbe procedere a riforme del mercato del lavoro e delle pensioni e condurre privatizzazioni vere: ciò sbloccherebbe i prestiti ma solo dopo che le leggi in questione sono state approvate dal parlamento greco. Non un processo brevissimo e nemmeno senza rischi: tanto che si starebbero anche studiando misure di emergenza per affrontare un eventuale default senza che ciò comporti l’uscita della Grecia dall’euro: controlli sui movimenti di capitale e l’emissione di qualche forma di cambiali pubbliche per gli scambi domestici provvisoriamente alternative all’euro.

L’ultima sfida di Varoufakis potrebbe quindi passare per un nuovo accordo e un piano per il default. Magari non proprio brillante, prospero e radioso ma pur sempre un futuro. Nell’euro.