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Vaccini: la guerra del Veneto, i trucchi per eludere la legge e il sabotaggio in Val d'Aosta

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Il direttore generale della sanità regionale del Veneto, Domenico Mantoan, ha di fatto deciso una moratoria della legge sulle vaccinazioni obbligatorie fino al 2019. Luca Zaia aveva fatto ricorso alla Corte Costituzionale contro la legge nazionale che impone l’obbligatorietà di nove vaccini (dieci per i nati dal 2017), e ora, in attesa di conoscerne l’esito, sfrutta la possibilità della norma Lorenzin che delega alle Regioni le indicazioni «in regime transitorio».

La guerra sporca del Veneto sui vaccini

La nota di Mantoan si richiama infatti proprio alle «incongruenze» rilevate nel testo e che «sono alla base del ricorso alla Corte Costituzionale» e dispone perciò che le famiglie venete abbiano tempo fino all’anno scolastico 2019-2020 per presentare la documentazione sui vaccini. Fino ad allora, nessun bambino da 0 a 6 anni sarà escluso dalla frequenza. Sull’obbligo vaccinale già a partire da questo anno scolastico 2017-18, le ministre dell’Istruzione e della Salute, Valeria Fedeli e Beatrice Lorenzin, hanno però più volte ribadito di non ammettere proroghe o deroghe, sottolineando l’urgenza di assicurare una uniformità delle coperture vaccinali nelle scuole. Per facilitare le procedure, la circolare congiunta dei due ministeri dello scorso 1 settembre aveva appunto ‘ufficializzato’ anche la possibilità di ricorrere all’autocertificazione.

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I vaccini obbligatori (La Repubblica, 5 settembre 2017)

Il Veneto ha però deciso di ‘smarcarsi’: la scelta della moratoria, in attesa dell’esito del ricorso contro la legge sull’obbligo vaccinale già presentato dalla Regione alla Consulta, deriva – informa una nota della Regione – da “incongruenze nella legge Lorenzin che non renderebbero chiari i tempi di applicazione della decadenza dell’iscrizione, evidenziate dai tecnici della Regione Veneto”.

Il sabotaggio no-vax in Val d’Aosta

Intanto in Val d’Aosta, fa sapere La Stampa, è in atto un sabotaggio no-vax su larga scala.  Stefano Minetti, portavoce del comitato «Genitori per la Libera Scelta VdA  ha radunato oltre 250 persone per discutere della tematica. «Noi non siamo antivaccinisti, non siamo contrari ai vaccini e molti di noi hanno figli vaccinati. Quel che non vogliamo è subire un’imposizione da parte dello Stato su una questione tanto delicata».

È stato proprio Minetti a far sapere che ci sono almeno 60 famiglie pronte, già quest’anno, non voler iscrivere i propri figli alla scuola dell’infanzia, con l’idea di creare asili alternativi, di stampo steineriano. «Chiariamoci: la nostra non è una campagna per la scuola privata, anzi. Sarebbe bello che percorsi scolastici alternativi fossero pubblici, come accade in tante altre regioni che, diversamente dalla Valle d’Aosta, hanno istituti steineriani parificati. Il problema è che qui ci sono 60 famiglie con figli sotto i 6 anni che, dopo la pubblicazione della legge Lorenzin, si ritrovano a piedi. In tutto, considerando anche i bambini in età da scuola elementare, superiamo le cento famiglie».

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Il calendario vaccinale (Corriere della Sera, 5 settembre 2017)

L’assessore regionale all’Istruzione Chantal Certan – la stessa che tre mesi fa paragonò il decreto Lorenzin al nazismo, salvo poi correggere il tiro – era presente alla serata organizzata dai «genitori pro libera scelta» ed è tornata al centro delle polemiche -. Ammette che «si rischia di depotenziare quanto è stato fatto fino ad oggi dalla pubblica amministrazione sugli asili nido e sulle scuole dell’infanzia» e sottolinea che «per i bambini sopra i 6 anni c’è da ricordare che, per chi sceglie l’educazione parentale sono previsti esami che devono essere sostenuti», ma evidenzia pure che «bisogna fare di tutto per non creare malintesi e malumori tra le famiglie».

I trucchi no-vax per eludere la legge

Intanto anche su Repubblica approdano i trucchi no-vax per eludere la legge di cui abbiamo parlato diffusamente su neXt e sul “Gruppo nazionale per la libertà di scelta in merito di vaccinazioni”, creato su Facebook per dare indicazioni ai genitori che fanno resistenza alla legge 119/2017 si enumerano tutti:

La strategia è chiara: prima di tutto far accettare i bambini da 0 a 6 anni non vaccinati negli asili nido e nelle scuole d’infanzia per l’anno scolastico al via, poi prendere tempo, sfruttando ogni cavillo linguistico e burocratico, forti della convinzione (lo scrivono chiaramente) di vedere nella legge tante incongruenze che prima o poi si riuscirà a impugnarla, mettendone in discussione l’intero impianto. Nel mirino dei genitori anti vaccini ora c’è soprattutto la circolare di venerdì scorso, con cui i ministeri dell’Istruzione e della Salute informano le segreterie delle scuole che potranno accettare i bambini sulla base della sola autocertificazione, senza la copia della prenotazione per la vaccinazione.

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«Nell’autocertificazione non dichiarate il falso, rischiate una denuncia penale», ammoniscono senza lesinare punti esclamativi i più esperti in materia legale e poiché l’importante è fare gruppo, agire, agli avvertimenti seguono indicazioni pratiche. Sulla pagina del Comilva (Coordinamento del movimento italiano per la libertà dalle vaccinazioni) si suggerisce nei dettagli come fare una prenotazione «tattica e senza ammissioni della vaccinazione» alla Asl.
Il Coordinamento mette perciò a disposizione moduli da copiare inserendo i dati personali, utili per mettersi al riparo da false dichiarazioni perché si autocertifica «di aver presentato formale richiesta di appuntamento per l’eventuale esecuzione delle vaccinazioni previste», e in quell’eventuale si fonda gran parte della logica anti vaccinista. La domanda per l’appuntamento è essenziale, poi, come viene suggerito, «si può rinviare», in un gioco di esasperazione burocratica teso a intorbidire le acque. Il tutto sempre consigliato quasi con candore: «Provateci, anche loro si confonderanno».

 
In questo aiutano i documenti ufficiali sulle posizioni prese dalle singole Regioni, postati e da utilizzare come grimaldello per mostrare la «confusione creatasi a riguardo della nuova e improvvisa legge 119/2017» «lanciata per decreto e approvata in un mese e mezzo. D’estate. In Italia».