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L'intervento dell'Ue che sblocca lo stallo sui migranti e costringe Meloni al passo indietro

Asia Buconi|

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La tesi del Governo Meloni secondo cui i migranti tratti in salvo nel Mediterraneo (e bloccati a Catania dopo oltre 20 giorni di navigazione) avrebbero dovuto fare richiesta d’asilo al Paese di bandiera delle navi delle ong (dunque a Germania e a Norvegia) era stata smentita ieri dalla portavoce della Commissione Europea per gli Affari Interni Anitta Hipper. Quest’ultima, durante il briefing con la stampa a Bruxelles, aveva chiarito: “I cittadini di Paesi terzi presenti sul territorio, incluse le acque territoriali, possono fare domanda di asilo e, in quel caso, è richiesto agli Stati membri di dare effettivo accesso alle procedure d’asilo. Abbiamo un chiaro quadro giuridico in vigore”. Un obbligo dunque, non una scelta.

Ma, nonostante il chiarimento dell’Ue, la posizione intransigente di Meloni era stata ribadita pure dal ministro della Giustizia Carlo Nordio, che aveva affermato come “la gestione dei migranti deve essere fatta dallo Stato di primo accesso” e che “lo stato di primo accesso è quello della bandiera di quella nave”. Fattispecie, questa, non prevista però dal Regolamento di Dublino, ovvero da quel “chiaro quadro giuridico” a cui Hipper faceva riferimento.

Tanto che, alla fine, il Centrodestra ha dovuto incassare la “sconfitta” e lasciare sbarcare i migranti della Geo Barents e della Humanity 1 considerati “psicologicamente fragili” dalla commissione composta Usmaf e medici dell’Asp etnea. Nel tentativo di dissimulare lo smacco, la Premier aveva detto: “Il nostro obiettivo è difendere la legalità, la sicurezza e la dignità di ogni persona. Per questo vogliamo mettere un freno all’immigrazione clandestina, evitare nuove morti in mare e combattere i trafficanti di esseri umani. I cittadini ci hanno chiesto di difendere i confini italiani e questo governo non tradirà la parola data”. Ma i fatti sono altri e certificano la marcia indietro obbligata del Governo Meloni, con l’eloquentissimo silenzio di Salvini di sottofondo.

Migranti, Meloni costretta al passo indietro dall’Ue. Il rimprovero di Parigi: “Comportamento inaccettabile”

Anche la Francia, che ieri ha deciso di aprire il porto di Marsiglia alla Ocean Viking a seguito del colloquio tenuto lunedì dalla Premier Meloni e dal capo di Stato francese Macron, ha criticato fortemente l’atteggiamento di Roma. L’inquilino dell’Eliseo, secondo fonti del Governo, ha denunciato il “comportamento inaccettabile” dell’Italia, definito “contrario al diritto del mare e allo spirito di solidarietà europea. Da un Paese che è il primo beneficiario del meccanismo di solidarietà ci aspettiamo altro”.

Una posizione, quella di Macron, ribadita dal portavoce del governo francese Olivier Véran, che sulla Ocean Viking ha sottolineato: “Si trova attualmente nelle acque territoriali italiane, ci sono regole europee estremamente chiare che sono state peraltro accettate dagli italiani che sono, di fatto, i primi beneficiari di un meccanismo europeo di solidarietà finanziaria. L’attuale atteggiamento del governo italiano è inaccettabile”. Ma è proprio la solidarietà dell’Europa all’Italia che, secondo Meloni, manca sul tema migranti.

Un punto, questo, che la Premier è tornata a sottolinere ieri nel replicare all’apertura da parte della Francia: “Esprimiamo il nostro sentito apprezzamento per la decisione della Francia di condividere la responsabilità dell’emergenza migratoria – si legge in una nota di Palazzo Chigi – L’emergenza immigrazione è un tema europeo e come tale deve essere affrontato, nel pieno rispetto dei diritti umani e del principio di legalità”.

Ma, contrariamente a quanto affermato da Meloni, l’Italia non sembra affatto “sola” o “abbandonata” nel gestire l’emergenza dei flussi. E a parlare sono i dati sull’immigrazione, riportati su Twitter dal vicedirettore del Corriere della Sera Federico Fubini: Germania 1,49m di rifugiati e 232 mila richiedenti asilo, Francia 543mila rifugiati e 82mila richiedenti asilo, UK 223mila rifugiati e 83mila richiedenti asilo, Spagna 219mila rifugiati e 91mila richiedenti asilo. Solo ultima l’Italia, con 191mila rifugiati e 53mila richiedenti asilo.