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Tutti pazzi per Cicciobello Morbillino che si “cura” con la spugnetta magica

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Cicciobello ha il morbillo. Qualcuno all’inizio aveva pensato ad un pesce d’aprile, visto che il lancio della nuova versione del famoso bambolotto della Giochi Preziosi era avvenuto proprio il 1 aprile. Ma invece il giocattolo esiste realmente. Cicciobello Morbillino, questo il nome del prodotto è una bambola con i puntini rossi, proprio come quelli del morbillo. I bambini e le bambine possono guarirlo usando cerotti colorati, la “salviettina magica” o una crema. La Giochi Preziosi diventa così la prima azienda a sfruttare dal punto di vista commerciale il grande clamore mediatico su morbillo e vaccinazioni.

Cos’è Cicciobello Morbillino e perché tutti lo odiano

Non che di casi simili non se ne siano già visti in passato. Nel 2014 l’azienda americana Giant Microbes ha messo in commercio il pupazzo di peluche del virus dell’ebola. Più che un gioco però si trattava di un prodotto educational (è l’ingrandimento in 3D di una foto del virus) creato anche per un pubblico adulto. Giant Microbes è specializzata nella produzione di versioni peluche di organi del corpo umano e cellule e alcuni dei proventi vengono devoluti alle diverse associazioni di ricerca sulla cura delle malattie (ad esempio il cancro al seno). Cicciobello Morbillino invece è diverso: è un giocattolo il cui target sono espressamente le bambine e i bambini che se ne devono prendere cura.

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La questione quindi è più complessa. Perché non c’è dubbio che il gioco sia uno degli strumenti per insegnare qualcosa ai bambini. Cosa insegna Cicciobello Morbillino? I più smaliziati risponderanno che – come tutte le altre versioni di Cicciobello – il massimo che può fare è “educare” le bambine e i bambini a prendersi cura di una bambola che rappresenta un bambino. In parole povere Cicciobello è un gioco per giocare alla mamma.

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Ad esempio uno dei modelli più famosi della Giochi Preziosi è “Cicciobello Bua” una bambola interattiva che reagisce alle cure della “mammina” che siano le medicine, le vitamine o il biberon di latte e miele. Nella confezione – si tratta di classico – ci sono tutti gli strumenti per giocare al dottore, compresa la punturina. Non c’è però una laurea in medicina o una ricetta medica. Il meccanismo è semplice: Cicciobello “ti fa sentire una vera mammina perché ha sempre bisogno di te”.

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Può piacere o meno, ma da 50 anni la Giochi Preziosi vende versioni di Cicciobello e non risulta che abbia contribuito a danneggiare o compromettere l’istinto materno delle future “mammine”. Un po’ perché i bambini giocano “al dottore” anche con bambole non interattive un po’ perché dopo un po’ crescono, vanno a scuola e se sono fortunati imparano i rudimenti del metodo scientifico e capiscono, anche grazie all’esempio dei genitori (ovvero gli adulti) che per certe cose ci si affida agli esperti. Nel caso del morbillo ai medici.

Dello spiegare la scienza ai bambini e fare il debunking delle fiabe

In fondo le bambine che giocano con Cicciobello hanno probabilmente molti contatti con il personale medico e sanitario. Non fosse altro per il fatto che i bambini vengono portati dal pediatra per le vaccinazioni periodiche oppure per tutti quei piccoli problemi di salute che si presentano durante le fasi della crescita e dello sviluppo. È un problema per i pediatri il fatto che un bambino giochi con una bambola nel mondo della fantasia e creda che il morbillo si curi con un colpo di spugna? Davvero ci sono genitori che si divertono a terrorizzare i propri figli quando devono fare un vaccino spiegandogli per filo e per segno il significato dei sintomi e dei rischi della polio o del morbillo? Oppure molto più probabilmente si limitano a raccontare la storiella della “punturina che protegge dalle malattie come uno scudo invisibile”?

Nel film Disney Hook, Capitan Uncino ad un certo punto il personaggio interpretato da Robin Williams spiega a Trilly malata che può curarla con il termometro come fece con Wendy. Qualcuno forse da bambino ha creduto che fosse il termometro a curare la febbre, ben presto tutti hanno imparato – ad esempio da E.T. (c’è sempre lo zampino di Spielberg) – che si poteva far credere alla mamma di avere la febbre scaldando il termometro sotto la lampadina. Forse tutti noi adulti ad un certo punto della nostra esistenza abbiamo creduto a cose “magiche” e assurde. Poi siamo cresciuti. Ma soprattutto abbiamo avuto la fortuna di aver avuto degli adulti che si sono presi cura di noi perché non riuscivamo a comprendere la complessità del reale. La realtà viene sempre semplificata ai bambini, la stessa cosa succede con i vaccini, che sono oggetto di una semplificazione pedagogica. In caso contrario sarebbe interessante sapere come viene narrata la morte per tetano per convincere il bambino a vaccinarsi. La risposta è che non succede: perché il bambino non si vaccina di sua spontanea volontà: sono gli adulti a farlo vaccinare.

Le polemiche di Walter Ricciardi su Cicciobello Morbillino

Molti anni fa, quando facevo un altro lavoro, mi capitò di subire la rabbiosa reazione del Direttore di un museo di scienze naturali perché nel giardino antistante era stato organizzato uno spettacolo teatrale su Cappuccetto Rosso con tanto di lupo che mangiava la nonna. Il Direttore sosteneva che era sbagliato e diseducativo perché in quel museo si spiegavano la scienza e l’etologia e non si doveva far credere ai bambini che i lupi potessero parlare (o tenere delle nonne vive nella pancia). Ovviamente il Direttore sbagliava perché i bambini sono perfettamente in grado di discernere tra il piano della favola e quello del documentario naturalistico. E quando non accade ci sono gli adulti (genitori, insegnanti, medici e divulgatori scientifici) a spiegare la differenza.

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O almeno ci dovrebbero essere, perché sappiamo che ci sono adulti che credono all’omeopatia e ad ogni sorta di fregnaccia. Secondo il Presidente dell’ISS Walter Ricciardi, il prodotto andrebbe ritirato dal mercato: «Collegare una malattia come il morbillo a qualcosa di giocoso – afferma Ricciardi all’ANSA- è fuorviante. Si corre così il rischio di indurre le persone a preoccuparsi più del vaccino, che è sicuro, che della malattia che, invece, non è assolutamente banale». Un’affermazione che avrebbe senso se Cicciobello fosse un giocattolo per adulti o se i bambini potessero decidere come curarsi e se vaccinarsi o meno. Ma non è così. Con le malattie non si gioca, dice Ricciardi, ed è senz’altro vero che non vanno prese sottogamba ma per fortuna sono pochi quelli che pensano di curare una malattia con una spugna magica. È successo qualcosa di simile, come nel caso del bambino morto per un’otite curata con l’omeopatia, ma non risulta i genitori abbiano giocato da piccoli con Cicciobello. Che lo abbia avuto il pediatra che seguiva la famiglia e ha consigliato la “terapia” omeopatica?

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«Attendiamo il Cicciobello Linfomino e pure quello Meningitino» ironizza su Twitter il professor Roberto Burioni che si chiede «chi siano questi genî che banalizzano malattie gravi senza rispetto per i malati e per i loro familiari». L’azienda risponde per bocca del CEO Dario Berté che difende la scelta di lanciare il prodotto sul mercato anche in questo momento in cui la sensibilità e l’attenzione sul tema sono parecchio alte e chiede «pensate davvero che un genitore vada in farmacia a chiedere la penna per curare il morbillo? Piuttosto, penso che un bambino si informerà sulla malattia. Purtroppo è un periodo complicato, vista la polemica sui vaccini, ma non abbiamo pensato ci potessero essere criticità di questo tipo».