Fact checking

Tutte le bufale di Beatrice Lorenzin sul Fertility Day

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Fertility Day, il giorno dopo. Si è felicemente (?) conclusa la prima giornata italiana della fertilità, anzi della prevenzione all’infertilità. Un evento, come sappiamo, accompagnato da molte polemiche; quelle riguardanti il contenuto vagamente sessista del documento presentato dal Ministero e della prima campagna pubblicitaria (quella con clessidre e rubinetti gocciolanti) e quelle sulla copertina razzista dell’opuscolo informativo della seconda campagna di comunicazione. Qualcuno potrebbe dire che questi due strafalcioni potrebbero essere stati fatti apposta per attirare l’attenzione su un argomento purtroppo poco coinvolgente per la maggior parte degli italiani. Ma non è così, perché per la Lorenzin il problema è un altro: qualcuno vuole prendere il suo posto.

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Il confronto tra la copertina approvata dalla Lorenzin e quella pubblicata (fonte AdnKronos)

Il complotto – inesistente – contro la Lorenzin

Per avvalorare questa tesi la Lorenzin spiega che lei aveva approvato una copertina diversa dove il contenuto razzista non era così evidente. Ma ammesso e non concesso che le cose stiano così (e perché poi se il Ministro ha approvato una cosa dare alle stampe una versione differente?) a ben guardare il messaggio razzista c’era lo stesso: da una parte i bianchi e puri “fertili” dall’altra i violenti perdigiorno, i drogati, con il ragazzo di colore “convenientemente” sfumato. Alla fine l’effetto sarebbe stato lo stesso: ariani contro “altri”.  Ma non sarebbe stato a quel punto meglio tagliare l’immagine del tutto invece che sfocare il volto del ragazzo sulla sinistra? Eppure in un primo momento la Lorenzin aveva dato un’altra spiegazione, difendendo la scelta (forse non aveva ancora guardato la copertina?) e dicendo che «Il razzismo è negli occhi di chi guarda, noi pensiamo alla prevenzione. Le foto rappresentano un’omogeneità di persone, così come multietnica è la società che viviamo». Insomma prima l’immagine scelta non era affatto razzista, anzi lo erano coloro che avevano scorto un messaggio razzista, poi si scopre che l’immagine pubblicata non è quella scelta: che gran confusione ci deve essere al Ministero, ricorda quasi la storia della prefazione (poi ritirata tra le polemiche) della Ministro ad un libro sull’omeopatia. Anche in quel caso forse avevano fatto leggere alla Ministro un libro diverso? Eppure il titolo del libro era abbastanza esplicito: “Elogio dell’omeopatia”. Dal palco di Roma ieri la Lorenzin dopo aver detto di non essere la Ministro della Comunicazione (ma dai?) ha preferito sorvolare sulla questione e parlare invece di polemiche strumentali e di oscure manovre politiche per farla fuori:

Da una parte ci sono le polemiche, alcune strumentali, di impronta politica. Io che faccio la politica, so bene come funziona e fin qui mi sta bene. Però addirittura accusarmi di razzismo è gravissimo, inaccettabile. Dall’altra
ci sono le manovre. In molti vogliono prendere il mio posto; se qualcuno lo vuole, prego si accomodi. Io intanto però mi occupo di prevenzione e salute

Di nuovo la toppa – comunicativamente parlando – è peggio del buco. Un po’ come quel messaggio postato sulla pagina Facebook della Ministro (e poi successivamente corretto) dove si fa riferimento ad una “campagna per la prevenzione della fertilità“.
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Daniela Rodorigo, il capro espiatorio del Ministero

Beatrice Lorenzin però non è certo rimasta con le mani in mano, ha “prontamente” (dopo due campagne di comunicazione sbagliate) revocato l’incarico alla dirigente responsabile dell’errore (forse fa parte del complotto per prendere il posto della Ministro?). Si tratta di Daniela Rodorigo, avvocatessa che al Ministero della Salute lavora dal 2005 con uno stipendio lordo annuo di 236 mila euro (236.561,20 euro). La Lorenzin ha detto che la Rodorigo se l’è trovata al Ministero prima del suo arrivo: «L’ho trovata lì. Anche io se mi fosse stato possibile avrei scelto un grande esperto di comunicazione» (un po’ come succede in tutti i ministeri, signora Ministro). Eppure, come riporta il Corriere della Sera a firmare il decreto di nomina della Rodorigo a capo della direzione generale della comunicazione e rapporto internazionali era stata proprio Beatrice Lorenzin, nel 2014. Di fatto quindi, anche se la Ministro dice che non è colpa sua, la scelta della Rodorigo l’ha fatta lei e non uno suo predecessore.

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I dati sugli stipendi del ministero della Sanità

 
Eppure la dirigente defenestrata senza troppi complimenti dalla Lorenzin qualche competenza in materia ce l’ha. Ad esempio nel 2011 la Rodorigo aveva realizzato per conto del Ministero della Salute (e in collaborazione con La Sapienza) il volume “Linee guida per la comunicazione on line in materia di tutela e promozione della Salute“. Se solo il Ministero avesse seguito i suoi stessi consigli forse la campagna di comunicazione del Fertility  Day sarebbe stata curata in maniera differente. Ad esempio nella sezione dedicata alla comunicazione tramite Internet le linee guida individuavano già l’aspetto cruciale della necessità per il Ministero di fornire un parere autorevole in tema di salute, un argomento altrimenti abbandonato sul Web alle intenzioni di alcuni singoli utenti (con gli effetti che sappiamo). Venivano inoltre evidenziate le criticità della comunicazione e dell’informazione tramite i social network, ad esempio a pagina 70 il Ministero scriveva:

La possibilità di ricevere un feedback immediato è una caratteristica peculiare di queste piattaforme. Può trattarsi di un feedback positivo, che si trasforma nell’attivazione di reti virtuose di amplificazione del messaggio, oppure di un feedback negativo, in ogni caso utile all’ente perché consente di verificare in tempo reale dove si annidano le criticità della comunicazione e di progettare in itinere azioni di correzione.
Va comunque ricordato che queste potenzialità di diffusione dei messaggi sui social network non sono incondizionate: la qualità del messaggio (in termini di topic e di legame con i valori di riferimento del target) resta una condizione fondamentale per attirare l’attenzione dei frequentatori del social network. Questi infatti si distinguono dai generici utilizzatori di Internet sia perché non sono così propensi a cliccare su banner pubblicitari, ma sono piuttosto selettivi nella ricerca di informazioni, sia perché pur appartenendo virtualmente a reti di relazioni molto estese, finiscono per coltivare rapporti frequenti e intensi solo un numero limitato di contatti.

Concludendo infine che

Pur trattandosi di modalità di comunicazione che si realizzano in ambienti telematici esterni al sito istituzionale dello specifico ente, queste nuove forme di diffusione dei messaggi e di condivisione degli argomenti possono risultare di particolare interesse nel campo della tutela e della promozione della salute proprio per il fatto che potrebbero superare quelle resistenze all’ascolto manifestate da alcune categorie di destinatari (ad esempio, i giovani nei confronti delle campagne contro l’uso delle droghe)

Insomma, alle volte non serve assumere grandi esperti di comunicazione, basta seguire i consigli che nel passato il Ministero dava a sé stesso.