Politica

Tutte le volte che Beppe Grillo ha chiesto un referendum sull'euro (e perché non si può fare)

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Beppe Grillo ha proposto un referendum sull’euro «che ci rende schiavi» ieri al Circo Massimo. «Questa sera lanceremo il referendum sull’euro e sul reddito di cittadinanza», aveva anticipato il leader del MoVimento 5 Stelle poco prima dal palco: «Una moneta senza futuro». Una novità? Non proprio, a giudicare dagli archivi.
 
BEPPE GRILLO E IL REFERENDUM SULL’EURO
Ad esempio nel dicembre 2011 sul suo blog Grillo aveva proposto una specie di sondaggio tra i lettori del suo blog chiamandolo proprio referendum sull’euro:

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Dal blog di Beppe Grillo, novembre 2011

Anche nel 2012 aveva proposto la stessa cosa a Parma nel discorso che festeggiava l’insediamento di Federico Pizzarotti:
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Da Liberoquotidiano.it, settembre 2012

Nell’occasione Beppe aveva anche specificato: «Io non ho mai detto che voglio uscire dall’euro. Ho detto che voglio un referendum senza quorum per far decidere i cittadini sull’euro». E ancora: «Il mondo esiste anche senza Europa». Quindi Beppe aveva citato l’esempio dell’Ecuador, che «ha scelto di non pagare il debito, perché immorale. Come ha fatto l’Iraq post Saddam Hussein». Nel 2013, in piena campagna elettorale, era tornato sul referendum, stavolta da fare on line:
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Dal Sole 24 Ore del marzo 2013

Insomma, che sia una svolta è tutto da discutere. Che sia invece un’idea utile è valida invece non è semplicemente vero. A ricordare queste tre uscite sull’euro di Grillo, ieri sera su Twitter, era Claudio Borghi Aquilini, che oggi è responsabile economia per la Lega Nord ed è uno dei sostenitori dell’uscita dell’Italia dall’euro. Ma non certo tramite referendum.
 
PERCHÉ UN REFERENDUM SULL’EURO NON SI PUÒ FARE
Borghi ha spiegato anche in un convegno sull’uscita dall’euro organizzato proprio dal MoVimento 5 Stelle alla Camera perché il referendum non è una buona idea. In questo intervento a La Gabbia di Gianluigi Bombatomica Paragone aveva anche analizzato la curiosa posizione politica del MoVimento sulla questione dell’euro, visto che voleva organizzare una consultazione popolare senza però dire cosa pensasse sull’uscita o meno (all’epoca Grillo non si era ancora espresso).

Se non bastasse, passiamo ad analizzare i problemi che la proposta ha in sé. In primo luogo l’articolo 75 della Costituzione non permette referendum per l’abrogazione di leggi di ratifica di trattati internazionali, come è l’articolo 108 del trattato istitutivo della Comunità Europea, attuato con la legge n. 433/1997 e 213/1988. Un quesito del genere quindi rischierebbe un rigetto da parte della Corte Costituzionale. Ma non c’è solo questo problema. Perché se anche un referendum del genere passasse, si aprirebbe un dibattito politico in Italia e in Europa, che scatenerebbe una fuga di capitali dai paesi che minacciano l’uscita oltre che il panico tra i piccoli risparmiatori, che cercherebbero di mettere al sicuro all’estero i pochi soldi. E questo si ripercuoterebbe in maniera esiziale sull’economia e sul credito italiano, ben prima che si arrivi al voto e, udite udite, a prescindere dal risultato finale: anche se alla fine, per ipotesi, vincessero quelli che vogliono restare nella moneta unica, tutti i capitali sarebbero comunque spostati in attesa dell’esito. E chissà se ritornerebbero, poi. Tutti i piani che parlano di uscita dall’euro discutono di ipotesi che con i referendum (e la democrazia, diretta o indiretta che sia) non hanno niente a che fare: l’annuncio verrebbe dato a mercati chiusi, e probabilmente lo Stato che decidesse un’uscita del genere dovrebbe poi limitare al massimo la circolazione dei capitali, oltre che probabilmente nazionalizzare banche e aziende strategiche. Per quanto riguarda invece il referendum consultivo, esso NON esiste nella nostra costituzione. Ne è stato tuttavia tenuto uno, nel 1989, ma per svolgerlo è stata necessaria una legge costituzionale. Anche qui è utile leggere come funziona:

L’art. 138 prevede che le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali devono essere approvate da ciascun ramo del Parlamento con due distinte deliberazioni, tra le quali devono intercorrere almeno tre mesi; nella seconda deliberazione di ciascuna camera, per l’approvazione è necessaria la maggioranza assoluta . L’art. 71 della Costituzione esclude che i progetti di legge costituzionale possano essere approvati dalle commissioni parlamentari in sede deliberante.

Quindi bisogna avere la maggioranza del parlamento e sperare che regga per tutti i voti. A meno che Grillo non intenda per “referendum” una semplice raccolta di firme che non avrebbe alcun valore. L’uscita dall’euro non è la cosa più semplice del mondo. Meglio che Grillo eviti di indire referendum a pene di segugio.

Leggi sull’argomento: Il piano di Grillo per uscire dall’euro (poche idee, ma ben confuse)