Opinioni

I bamboccioni somaristi e lo tsunami finanziario

Per capire perché i mercati azionari mondiali siano in fibrillazione bisogna partire da alcuni dati relativi all’economia americana che in questa fase difficile viene (a torto o a ragione) considerata la locomotiva per il resto del globo. Tra il 2009 e il 2017 la Federal Reserve (la banca centrale americana) per tenere a galla l’economia a stelle e strisce (raggiungendo una crescita stiminzita del 2% in media annua) dovette iniettare 3,5 trilioni di dollari nei vari programmi di quantitative easing. A questa cifra esorbitante vanno aggiunti 9,8 trilioni di dollari di debito pubblico aggiuntivo. Nel 2018 il taglio delle tasse effettuato da Trump per un altro trilione di dollari ha impresso uno stimolo aggiuntivo che ha portato il tasso di crescita poco sopra il 3% (senza ulteriori stimoli monetari, anzi con una significativa stretta monetaria).

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Ma dall’anno prossimo non sono in programma ulteriori stimoli fiscali e il Congresso, a maggioranza democratica, non sarà certo tenero con i piani di spesa di Trump. Peraltro la Fed ha in programma di alzare ulteriormente i tassi. Inoltre ad a un certo punto dovrà anche vendere tutte le obbligazioni pubbliche e private accumulate durante il quantitative easing ad un ritmo superiore a quello attuale, troppo blando. Infine la guerra dei dazi perseguita dalla Casa Bianca ha inferto un colpo tra capo e collo al commercio mondiale facendo cadere il Pil di Germania e Giappone, oltre a mettere in difficoltà l’economia cinese. Quindi per il 2019 all’orizzonte non si vedono fattori che possano spingere la crescita, né negli Usa (dopo la più lunga fase di espansione in tempo di pace) né in altre econonomie di dimensioni significative. Anzi tutti i segnali puntano ad un rallentamento se non ad una recessione che ha già cominciato a manifestarsi in paesi emergenti come l’Argentina e la Turchia. In una situazione globale talmente delicata, densa di incognite e piena di rischi, il governo italiano ha deciso di mettersi contro i mercati, i partner europei, le istituzioni internazionali, i grandi operatori finanziari e soprattutto la Banca Centrale Europe che finora ha tenuto a galla la finanza pubblica del Belpaese. Insomma i ministri del governo minkio-sovranista sono come un’accozzaglia di bamboccioni che senza aver mai visto il mar vogliano imparare a nuotare durante uno tsunami.

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Fabio Scacciavillani

Fabio Scacciavillani dopo aver conseguito il Ph.D. in Economia all’Università di Chicago (dove è stato assistente del Premio Nobel Merton Miller), ha lavorato al Fondo Monetario Internazionale, alla Banca Centrale Europea (nel periodo pioneristico dell’unione monetaria), a Goldman Sachs, al Centro Finanziario Internazionale di Dubai e in Confindustria. Attualmente è il Capo della Strategia del fondo sovrano dell’Oman che gestisce i proventi delle esportazioni petrolifere del Sultanato. Nelle pubblicazioni e nell'attività professionale si è concentrato su tassi di cambio, politica monetaria, riforme strutturali e mercati finanziari. E’ ospite fisso su Bloomberg TV ed editorialista del Fatto Quotidiano. Ha scritto “Tremonti: Il Timoniere del Titanic” con Giampiero Castellotti e “The New Economics of Sovereign Wealtyh Funds” con Massimiliano Castelli.