Fact checking

Tsipras vince contro euristi e noeuro

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E così, contrariamente alle previsioni che facevano intravedere un testa a testa, la Grecia ha scelto con chiarezza di confermare, per la terza volta in un anno, la sua fiducia ad Alexis Tsipras e alla coalizione Syriza-Greci indipendenti. Un risultato tutt’altro che scontato, dopo la firma del duro memorandum imposto dalla troika e dopo la scissione a sinistra dei seguaci dell’ex ministro Lafazanis. Il rischio era che prevalessero due visioni apparentemente sensate. Da un lato chi, come i conservatori di Nuova Democrazia, ha provato a far ricadere sull’estremismo di Syriza e sulla convocazione del referendum la responsabilità per la durezza delle misure contenute nell’accordo di luglio. L’idea cioè che è meglio apparire consenzienti se si vuole che la troika abbia pietà e si intenerisca. Dall’altro lato, l’accusa di tradimento del risultato referendario, portata avanti dai dissidenti di Syriza raccoltisi del partito Unione Popolare, a cui si è unito negli ultimi giorni anche l’ex ministro delle finanze Yanis Varoufakis. Unione Popolare rimasta a bocca asciutta, fuori dal parlamento, non avendo superato la soglia di sbarramento del 3%. È passato invece il messaggio di Syriza: il memorandum è duro, ma se a gestirlo sarà la sinistra si proverà a minimizzare le misure recessive, attivando le clausole sulle “misure equivalenti” presenti nell’accordo e, dall’altro lato, si cercherà di massimizzare quelle espansive come i 35 miliardi stanziati dalla Commissione per gli investimenti. In altri termini, il messaggio di Syriza è che la lotta è una linea spezzata, non un singolo punto che decide tutto per sempre.
 
I VINCITORI
Syriza vince e vince bene. Perde meno dell’1% rispetto alle elezioni di gennaio, un’era geologica fa in termini politici. Si dirà che ciò avviene nel quadro di un’astensione più ampia. Fatto senz’altro negativo, ma va da sé che se l’affluenza alle urne fosse stata maggiore, molto probabilmente Syriza avrebbe ottenuto percentuali anche superiori, visto che coloro che avevano maggiori motivi di delusione erano proprio gli elettori di sinistra. Syriza stacca Nuova Democrazia di ben 7 punti percentuali, un abisso. I Greci indipendenti accusano una perdita significativa, ma riescono comunque a rientrare in parlamento, battendo le previsioni della vigilia. Anel perde solo tre deputati rispetto alle elezioni di gennaio, Syriza ne perde 4. La maggioranza è comunque assicurata e stavolta senza i riottosi rappresentanti della sinistra interna di Syriza e i filo-troika pur presenti dentro Anel. Un capolavoro politico da parte di Tsipras che incassa così una maggioranza poco più risicata numericamente, ma decisamente più compatta dal punto di vista politico.

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I risultati definitivi delle elezioni in Grecia (infografica di Faber Fabbris)

GLI SCONFITTI
Ben più lunga è la lista degli sconfitti. In primo luogo la troika e in particolare l’Ue. Se si legge il memorandum è infatti facile individuare misure studiate apposta per tagliare il consenso di Syriza e Anel, dall’IVA sulle isole alle pensioni, anche a costo di rendere il debito greco meno sostenibile. Stavolta i gerarchi Ue sono rimasti fuori dalla competizione elettorale, memori del clamoroso fiasco rimediato nel referendum. Ma non è bastato. Merkel e Juncker si troveranno ancora davanti quel negoziatore scomodo che volevano eliminare. Tra gli sconfitti va annoverata anche Alba Dorata. Se è vero che il partito neo-nazista conquista un punto in più, è anche vero che ciò accade nel pieno della crisi dei profughi e dopo il fallimento di Tsipras nei negoziati con la troika. Questo era il momento migliore per Alba Dorata, un momento probabilmente irripetibile. Ma quelli che davvero escono con le ossa rotte sono i noeuro “di sinistra” di Unità Popolare, il “partito della dracma”. I greci hanno rifiutato con chiarezza l’ipotesi di un ritorno alla moneta nazionale e hanno tenuto fuori dal parlamento chi vagheggiava rotture con l’Europa per andare chissà dove. La triste parabola di Varoufakis, che nelle ore precedenti il voto aveva dichiarato il suo sostegno a Unità Popolare e aveva attaccato ingenerosamente Tsipras, dimostra che quando si parla di “giochi”, gli economisti potranno anche elaborare sofisticate teorie, poi però sono i politici quelli che ci capiscono davvero. Ma non sono solo i noeuro greci a piangere oggi.
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La ripartizione dei seggi al Parlamento greco dopo le elezioni (infografica di Faber Fabbris)

LA SINISTRA RADICALE E LA QUESTIONE EURO
Il voto greco mette la pietra tombale sulle ipotesi di formazioni noeuro “di sinistra”. Alla vigilia del voto, a Parigi si sono incontrati i rimasugli delle sinistre radicali, tutta gente che conta poco o nulla non solo nel proprio paese, ma persino nella propria area di riferimento, come il greco Varoufakis, l’italiano Fassina e il tedesco Lafontaine. Viceversa in piazza con Tsipras c’erano Pablo Iglesias di Podemos, Gregor Gysi, il capo riconosciuto della Linke tedesca, la Verde (e molto europeista) Ska Keller e il comunista francese Pierre Laurent, uno scettico sugli euroscettici. La vittoria di Tsipras ridà perciò fiato alla sinistra radicale “di governo”, quella cioè che punta a sostituire i socialisti, piuttosto che a contendere alla destra neofascista le tematiche populiste e nazionaliste, a partire dall’uscita dall’euro. Che l’uscita dall’euro non esista nella mente degli elettori della sinistra radicale europea è peraltro chiaro da tempo, e spiega lo spostamento di Podemos e dello Sinn Fein su posizioni via via meno radicali sui temi europei. Piaccia o meno, la sinistra che può ambire a governare non è quella del “piano B”. In questo senso sarà bene che anche la sinistra radicale italiana faccia chiarezza al suo interno, se non vuole finire fuori dal parlamento come Lafazanis e Varoufakis.

Il discorso di Alexis Tsipras dopo la vittoria (sottotitoli di Faber Fabbris)