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Troika Laundromat, spuntano i soldi del caso Magnitsky

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La storia dei soldi russi nelle banche italiane si arricchisce di nuovi particolari: protagonisti sono sempre i Laundromat, ovvero tre diversi archivi di transazioni bancarie (denominati rispettivamente Azerbaijani Laundromat, Russian Laundromat e Troika Laundromat) dei quali è entrato in possesso Occrp Organized Crime and Corruption Reporting Project a partire dal 2014.

Troika Laundromat, spuntano i soldi del caso Magnitsky

L’avvocato moscovita Sergey Magnitsky era il legale di Hermitage Capital, principale investitore straniero in Russia. È morto in carcere nel 2009, dopo aver denunciato una complessa frode che ha preso il suo nome.  Magnitsky ha scoperto il modo in cui il Cremlino ha redistribuito 230 milioni di dollari dal fisco a società riconducibili anche a personaggi vicini a Vladimir Putin. Browder, all’epoca, si era già fatto notare a Mosca. La sua Hermitage gestiva un patrimonio da 4,5 miliardi di dollari. Racconta La Stampa nell’articolo firmato da Lorenzo Bagnoli e Gianluca Paolucci:

Ad un certo punto, nel 2005, il Cremlino gli è diventato ostile. Browder sposta la sede moscovita a Londra per motivi di sicurezza, ma Magnitsky decide di rimanere in Russia. Nel gennaio 2007 un blitz della polizia russa mette sottosopra il suo ufficio per impossessarsi di documenti interni e del timbro, che per la legge russa equivale alla proprietà di un’azienda.

Poco dopo sono arrivate finte richieste di risarcimento mosse da società che sarebbero state aperte da complici di quel raid. Queste società hanno poi depositato una richiesta di rimborso al fisco russo pari a 230 milioni di dollari, tanto quanto secondo loro Hermitage avrebbe dovuto pagare di tasse. Fatto ancor più curioso, l’intera somma viene bonificata l’indomani, attraverso un complesso giro di società offshore.

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La Stampa, 20 aprile 2019

Almeno dal 2012, nei siti di notizie pro Russia alla Sputnik, circolano articoli che considerano la vicenda un’enorme montatura per sanzionare la Russia architettata dall’amministrazione Obama.

90 milioni in Italia 

Secondo i documenti  dalle holding offshore legate al caso Magnitsky arrivano in Italia quasi 90 milioni di euro dei 230 totali della frode. Le strutture societarie dello schema Troika potrebbero essere state infatti utilizzate da più «clienti».

Almeno una parte di questi soldi, secondo i documenti delle transazioni esaminati da La Stampa e Irpi, prima di arrivare in Italia sono transitati dai conti di Commerzbank, l’istituto tedesco che dovrebbe fondersi con Deutsche Bank ma che, secondo il Financial Times, potrebbe interessare anche a Unicredit e che proprio per il suo ruolo di banca corrispondente di Ukio – ovvero uno degli istituti che si occupava di compensare le transazioni in euro prima dell’ingresso della lituania nell’eurozona – è finita nuovamente nella bufera.

Così come Deutsche Bank: un rapporto interno rivelato dal Guardian nei giorni scorsi dedicato proprio al caso Laundormat cita proprio il ruolo di banca corrispondente di Ukio tra i rischi per l’istituto da questa vicenda. In una serie di transazioni verso l’Italia visionate da La Stampa, la banca di corrispondenza di Ukio Bankas verso l’Italia è Ubi Banca.

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