Cultura e scienze

Triptorelina: le bufale delle associazioni cattoliche sul “farmaco Gender”

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Aiuto, c’è un farmaco che fa cambiare sesso ai bambini! Si chiama Triptorelina il farmaco della terribile – e inesistente – teoria del Gender che secondo le associazioni cattoliche e il senatore leghista Simone Pillon viene usato per “bombardare i bambini” per fare una cosa che “neppure i nazisti del Dott. Mengele erano arrivati a tanto“. Lo ha seguito il presidente del Friuli Venezia-Giulia Massimiliano Fedriga che ha annunciato «che farà ogni sforzo possibile affinché nella regione da lui governata la triptorelina non sarà essere somministrabile ai bambini e tantomeno gratuitamente».

La vera storia del “farmaco del Gender”

A sostenere gli sforzi dei cattolici contro la Triptorelina è il Movimento Nova Civilitas presieduto da Gianfranco Amato, già segretario del Popolo della Famiglia (il partito con Adinolfi intorno), membro del Comitato “Difendiamo i nostri figli”, Presidente nazionale dell’associazione Giuristi per la Vita organizzatore del Family Day, che di recente ha preso parte al contestato raduno dell’ultradestra bigotta del World Congress of Families di Verona. Ma che è successo e perché la Triptorelina è diventata uno degli argomenti della battaglia contro il Gender?

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Tutto inizia quando l’AIFA – l’Agenzia Italiana del Farmaco – autorizza l’inserimento del medicinale triptorelina nell’elenco dei medicinali erogabili a totale carico del Servizio sanitario nazionale «per l’impiego in casi selezionati in cui la pubertà sia incongruente con l’identità di genere (disforia di genere), con diagnosi confermata da una equipe multidisciplinare e specialistica e in cui l’assistenza psicologica, psicoterapeutica e psichiatrica non sia risolutiva». La Triptorelina è infatti un farmaco usato per la cura dei tumori che agisce sul sistema endocrino e può essere utilizzato off label per sospendere l’avvio della pubertà per concedere più tempo al minore e all’equipe che lo assiste di indagare sulla propria identità di genere.

A cosa serve la Triptorelina

Non è, come ha raccontato Maurizio Belpietro su La Verità, un farmaco “che fa cambiare sesso ai ragazzini” pagato con i soldi dei cittadini italiani.  E non è nemmeno “la puntura che fa cambiare sesso ai minoricome titolava sempre il giornale scritto, diretto e interpretato da Belpietro ad inizio marzo. Non lo è perché la Triptorelina non è un medicinale che consente (o provoca) il cambiamento del sesso. Solo chi crede che si possa convincere un bambino a diventare omosessuale se partecipa a delle lezioni di educazione sessuale o risponde ad un questionario sul bullismo e sull’omofobia può pensare che si possa farlo “con una puntura”. Ma non c’è solo La Verità, anche Il Foglio, ultimamente diventato il giornale di riferimento di certi liberali paladini dei diritti civili titolavaL’identità di genere diventa un’opinione“.

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Ma allora a cosa serve la Triptorelina? Serve appunto a “ritardare” la pubertà – ovvero quel periodo in cui si sviluppano i caratteri sessuali secondari – per venire incontro alle esigenze di quei ragazzi e ragazze che non si riconoscono nel sesso in cui sono nati. Si tratta di una situazione davvero delicata che non è “quasi sempre momentanea” come sostiene il senatore Pillon. Infatti la determina dell’AIFA prevede che si faccia ricorso alla Triptorelina solo quando c’è una diagnosi confermata di disforia di genere e laddove altre forme di terapia e di assistenza non siano risolutive. I genitori possono stare tranquilli, nessun agente del Gender verrà a scuola o a casa ad iniettare la Triptorelina ai loro figli. Ma se ci sono dei ragazzi e delle ragazze che soffrono perché non si riconoscono nel genere in cui sono nati probabilmente quei genitori, per amore dei loro figli, vorranno cercare un aiuto specifico. E no, non stiamo parlando delle preghiere e dei ritiri spirituali.

Le bufale dei cattolici sulla Triptorelina

Non è nemmeno vero, come sostiene Pillon, che si va incontro “all’impossibilità di di poter tornare indietro”, perché gli effetti della Triptorelina sono reversibili. Prima della determina dell’AIFA l’utilizzo della Triptorelina in casi selezionati era stato autorizzato dal Comitato Nazionale di Bioetica che nel documento pubblicato nel luglio del 2018 ricordava come la condizione della disforia di genere si accompagna in genere «a stigma e discriminazione sociale: disturbi dell’emotività, ansia elevata, anoressia, autolesionismo, tendenza al suicidio, autismo, psicosi, dimorfismo corporeo, drop-out scolastico elevato». Un esempio? L’articolo del sito cattolico La Nuova Bussola Quotidiana che definisce “baby trans” le persone con disforia di genere.

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Oppure il comunicato del Centro Studi Livatino che nega l’esistenza della disforia di genere visto che “tutti gli esseri viventi sono da sempre maschi o femmine” e dice che le persone trans sono casi “da Cottolengo” da curare: «tranne pochissimi casi da “Cottolengo” che sono semmai da curare e non certo da proporre come modelli culturali». Va inoltre ricordato che la Triptorelina è già venduta in Italia (su ricetta medica). Ma il suo costo (circa 2mila euro l’anno) crea una condizione di discriminazione su base economica che consente solo ai più ricchi di poterne fare uso. La determina dell’AIFA ha voluto risolvere proprio questa situazione. Come spiegava su Quotidiano Sanità Maurizio Mori del Comitato Nazionale di Bioetica si tratta di poche decine di casi l’anno che determinano un esborso minimo per le casse dello Stato. Sempre il professor Mori fa notare che chi sostiene la presunta mancanza di studi clinici sugli effetti a lungo termine della Triptorelina lo fa affidandosi

a un documento del 2017 dell’American College of Pediatrics (ACPeds), organismo che, però, non va confuso con l’AAP (American Academy of Pediatrics), la Società Scientifica dei pediatri americani, quella che è accreditata nel mondo scientifico. L’ACPeds è nato nel 2002 e non arriva a 500 associati, ha riserve sui vaccini, ecc.; mentre l’AAP è stata fondata nel 1930, conta oltre 66.000 (sessantaseimila) associati, è a favore dei vaccini, ecc. e è un’autorità riconosciuta in ambito medico. Il fraintendimento generato dall’uso del termine “American College” e la confusione che si crea tra l’ACPdes e l’AAP può dare una parvenza di credito alle tesi sostenute dall’ACPdes.

Il Comitato Nazionale di Bioetica invece ha «sentito per diverse ore i massimi scienziati esperti del settore e tutti (proprio tutti!) sono stati concordi sull’impiego off-label della triptorelina e hanno dato rassicurazioni scientifiche sull’affidabilità del farmaco». Insomma ecco che le argomentazioni dei bigotti nostrani contro l’uso, particolarmente restrittivo e assolutamente non fai-da-te, di un farmaco cadono una ad una.

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Sabina Pignataro su Vita dava poi l’esatta misura di un fenomeno di dimensioni tutt’altro che preoccupanti 251 casi negli ultimi 13 anni. Parlare di contagio sociale è senza dubbio esagerato e non è nemmeno una moda del momento. Non c’è nessuna fabbrica dei bambini transgender in Italia, solo situazioni di drammatica sofferenza: ci sono ragazze che diventano anoressiche per “impedire” al proprio corpo di svilupparsi (già, l’anoressia blocca lo sviluppo). Per la cronaca il CNB ha posto dei paletti all’utilizzo della Triptorelina, altro che liberalizzazione come sostengono i pro-life, sempre pronti ad interessarsi delle vite degli altri manco vivessimo in un regime totalitario dove è lo Stato etico a doverti dire come devi essere.

Foto copertina via Twitter.com

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