Politica

Marco Travaglio e la cambiale del M5S a Salvini

Il direttore del Fatto consiglia a Di Maio di muoversi, riprendere Grillo, reimbarcare Di Battista e prendere l’iniziativa. E se poi Salvini lo caccia?

marco travaglio

Marco Travaglio spiega oggi sul Fatto Quotidiano che quella del decreto sicurezza bis è l’ultima cambiale pagata dal MoVimento 5 Stelle a Salvini e ritiene che sia necessario per i grillini riprendere l’iniziativa per arginare l’alleato che li sta fagocitando:

Ma, se Di MaioeC. vogliono tenere in piedi il governo, sperare di logorare l’ “alleato” e recuperare un po’ dei 4milioni e mezzo di astenuti, anziché farsi fagocitare definitivamente, non possono continuare a comportarsi come se fossero gli unici a temere il voto. Anche perchè sanno che, con le spade di Damocle giudiziarie sul capo, lo teme un bel po’ anche Salvini: altrimenti avrebbe approfittato della famosa “finestra”.

Di Maio, per quanto ancora rintronato dalla batosta, resta il leader più capace del M5S. Ma deve guarire dalla sindrome da accerchiamento che ultimamente lo porta a sospettare di Di Battista, di Fico e tanti altri, al punto da mettere in fuga un veterano e fedelissimo della prima ora come Max Bugani, molto vicino a Casaleggio e Grillo. Nel forum di un mese fa col Fatto, Di Maio parlò di una sorta di direttorio con tutti i big per gestire collegialmente il Movimento nella fase più drammatica della sua storia: che aspetta a formarlo? E a chiedere a Grillo, dopo tanti passi indietro, di fare un bel passo in avanti? Così ricompatterebbe i tanti parlamentari ed elettori disorientati.

marco travaglio luigi di maio

Secondo Travaglio il M5S dovrebbe riprendere in mano l’iniziativa e far scendere in campo Grillo:

Le cose da fare al governo, mentre “quell’altro” fa il tour dei Papeete, non mancano, e tutte previste dal Contratto: salario minimo, legge sui rider, riforma Bonafede, manette agli evasori, conflitto d’interessi, taglio delle tasse sul lavoro e così via. Con una campagna estate-autunno sui contenuti, la gente potrebbe addirittura capire perché il governo resta in piedi e chi, al suo interno, pensa a lavorare. A quel punto sarà Salvini, se si opporrà, quello del Partito del No che viola il Contratto e si assume l’onere di rompere. I ricatti non sono mai belli, ma con un “alleato” ricattatore sono l’unica speranza di sopravvivenza. Come diceva Sandro Pertini, “a brigante, brigante e mezzo”.

Quello che Travaglio non sembra aver ancora capito è che il ricatto delle poltrone è più importante dell’iniziativa politica o parlamentare. Finché ci saranno eletti che le preferiscono alla coerenza, nessuno si muoverà mai.

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