Economia

Tutti i complotti sul TAP

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A Melendugno, in provincia di Lecce, continua la battaglia contro il metanodotto TAP. Anche se i lavori di espianto e trasferimento degli ulivi che si trovano lungo gli otto chilometri del percorso del tratto italiano del progetto della Trans Adriatic Pipeline sono interrotti da sabato le proteste non si fermano e i manifestanti continuano a presidiare l’area del cantiere e la notte scorsa per impedire e rallentare il passaggio dei mezzi del cantiere lungo le strade d’accesso all’area di San Basilio sono stati posizionati numerosi blocchi stradali. Sul posto, al sostegno dei No Tap si è recato anche il sindaco di Melendugno, Marco Potì, ed altri primi cittadini salentini.

 

Gli amministratori pugliesi scoprono il TAP

La settimana scorsa abbiamo spiegato che cos’è il TAP, a cosa serve e come mai si è arrivati alla decisione di far passare il tratto finale del metanodotto proprio dall’approdo di San Foca e alla posa delle condutture che arriveranno al Terminale di Ricezione di Melendugno da cui poi verrà fatto il raccordo con la rete nazionale Snam a Mesagne (in provincia di Brindisi) che dista 56 chilometri da Melendugno. Abbiamo spiegato che il progetto del TAP ha ottenuto tutte le necessarie autorizzazioni e che ha superato la Valutazione d’impatto ambientale del Ministero dell’Ambiente che ha scelto l’approdo di San Foca – dove il “micro tunnel” arriverà ad 800 metri dal litorale passando sotto la spiaggia. Gli ulivi “sradicati” saranno messi in un’area dedicata da dove, al termine dei lavori, verranno ripiantati nella loro posizione originaria, proprio come è successo per i 2.500 ulivi che sono stati espiantati e ripiantati lungo il percorso delle condutture dell’Acquedotto Pugliese un anno fa. TAP verserà tre milioni di euro nelle casse del Comune per la durata dei lavori e pagherà un canone d’affitto di 500 mila euro per tutta la durata della concessione.
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Questo è – a grandi linee – TAP per come lo raccontano le carte del Ministero dell’Ambiente e per come lo conoscono gli uffici dell’osservatorio fitosanitario della Regione Puglia che hanno autorizzato i lavori di espianto temporaneo degli ulivi per consentire al consorzio di aziende che partecipano a TAP (tra cui l’italiana Snam) di posare le condutture del metanodotto. Non è insomma andata esattamente come racconta l’ex Presidente della Regione Puglia Nichi Vendola che sull’Huffington Post parla di «una multinazionale che intende investire alcuni miliardi di euro per un’opera di questa portata non ha i soldi per istruire un progetto sulla base di molteplici studi di fattibilità che prevedano siti alternativi? Il governo nazionale è solo il notaio che certifica la bontà dell’investimento?» in primo luogo perché di varianti al progetto ne sono state presentate 15 e in secondo luogo perché a decidere è stata una commissione tecnica, non politica. Infine bisogna far notare che in questi mesi gli enti locali (comuni e Regione) non hanno formalmente proposto soluzioni alternative. Anche chi dice che TAP (intesa come società) sradicherà migliaia di ulivi sbaglia perché i lavori di ricongiungimento con la rete nazionale (a proposito è illuminante guardare la cartina con tutti i gasdotti in Puglia) verranno effettuati dalla sola Snam.

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Sabina Guzzanti torna sul complotto contro gli ulivi pugliesi

Sabina Guzzanti torna sulla Xylella 

Per i No Tap però, che non vogliono la realizzazione dell’opera, c’è dell’altro. È la solita storia delle multinazionali e dei poteri finanziari malvagi che prevaricano gli interessi dei cittadini e delle comunità locali in nome del profitto. A chi giova la costruzione del TAP? Non certo ai pugliesi – sostengono – che di quel gas non sanno che farsene anche se potrebbe coprire il fabbisogno della decarbonizzazione delle due centrali elettriche di Cerano (Enel) e Costa Morena (Edipower). E così torna prepotentemente alla ribalta la teoria del complotto, già sollevata qualche tempo fa da Sabina Guzzanti e Nando Popu dei Sud Sound System che all’epoca ci spiegavano che la Xylella era stata inventata per poter sostituire gli ulivi salentini con ulivi OGM (quindi ulivi della multinazionale malvagia Monsanto). In questi giorni l’ispettore Guzzanti sta cantando vittoria: aveva ragione lei il compolotto c’era e non era immaginario. Però a quanto pare non è lo stesso (dettagli) visto che ora si scopre che la Xylella è stata diffusa per consentire l’eradicazione degli ulivi e facilitare il passaggio del TAP. Ma allora perché tante cure nell’espianto dei duecentoundici (211) ulivi di Melendugno e tante attenzioni nel posizionarli temporaneamente in un’area al riparo dall’infezione causata dalla Xylella fastidiosa? Questo non è dato di saperlo per ora, ma senza dubbio a posteriori verrà trovata una spiegazione anche per questo.

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Prove degli interessi russi ne abbiamo?

Gli interessi della Mafia e dei russi

Ma TAP non è solo una questione locale, quegli otto chilometri sono solo la parte terminale di un metanodotto che complessivamente è lungo più di quattromila chilometri e sul quale – denuncia L’Espresso – ci sono le mani della criminalità organizzata. I legami sono quelli – non proprio limpidissimi – del manager che dirigeva una società svizzera che ha ricevuto dei finanziamenti europei per il progetto che poi è stato acquisto da TAP (il consorzio di aziende composto da SOCAR, Snam, BP, Fluxys, Enagás ed Axpo) con la criminalità organizzata calabrese e i narcos sudamericani. Una storia di traffico di droga e riciclaggio di denaro che però non tocca direttamente TAP che ha deciso di querelare l’Espresso per aver accostato alla mafia il progetto di realizzazione del gasdotto. Anche perché dalla ricostruzione giornalistica di Paolo Biondani e Leo Sisti gli interessi della criminalità organizzata nella realizzazione della parte italiana del TAP sono tutt’altro che evidenti e si fermano molto prima della stesura del progetto. A dirla tutta non è chiaro nemmeno che interessi avrebbero e i narcos nel metanodotto. la ‘Ndrangheta Diversa invece è la questione che vede il coinvolgimento della Russia. Perché se credete che il complottismo sia appannaggio di una sola parte (ovvero dei No Tap) vi sbagliate. Ad esempio Carlo Vulpio sul Corriere della Sera scrive che bisognerebbe guardare chi non vuole la realizzazione del gasdotto:

E se invece ci chiedessimo: chi ha interesse a «non» fare il gasdotto, che, guarda caso, non attraverserà la Russia e perlomeno non farà di Italia e Ue una specie di Ucraina?

Bingo! I russi ovviamente che se venisse ultimato TAP si vedrebbero levare dalle mani una delle leve per condizionare in loro favore le politiche comunitarie: i rubinetti del gas russo che rifornisce l’Unione Europea. Il complotto diventa implicito: chi sta protestando contro TAP? Il MoVimento 5 Stelle che notoriamente ha un buon rapporto con la Russia e che secondo alcuni sostiene “troppo da vicino” gli interessi russi. Siamo a tanto così dal dire che i manifestanti No Tap sono l’equivalente italiano degli hacker russi che hanno truccato il voto delle presidenziali americane. Il tutto ovviamente senza prove.

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Le quote di partecipazione del consorzio del giacimento di Shah Deniz (Fonte: Bp.com)

Anzi, come ci rivela la già citata inchiesta dell’Espresso, la questione potrebbe essere più complicata di così (ovvero russi cattivi contro europei buoni) perché la più grande società petrolifera russa, Lukoil, che possiede anche lo stabilimento petrolchimico di Priolo Gargallo in Sicilia è entrata a far parte del consorzio che gestisce il giacimento azero di Shah Deniz:

Nel 2013 il corridoio sud del gas, cioè l’intero maxi-gasdotto, viene approvato dalle autorità europee, appoggiate dagli Usa, con una dichiarata funzione anti-russa, per creare un’alternativa al metano della Gazprom. Ma ora i documenti mettono in dubbio questa giusti­cazione geo-politica: il gigante russo Lukoil, infatti, è entrato con il 10 per cento nel consorzio guidato da Bp e dalla società azera Socar per sfruttare il giacimento di Shah Deniz 2, proprio quello del Tap. Mentre alcune intercettazioni italiane autorizzano a pensare all’esistenza di accordi sotterranei anche con altre società russe. Controllate da oligarchi fedeli al presidente Vladimir Putin.

L’intento anti-russo del TAP c’è, e non è proprio un segreto che l’Unione Europea voglia cercare una fonte di approvvigionamento alternativa, ma a quanto pare “i russi” avrebbero comprato il dieci percento di uno dei “rubinetti” che alimentano il Corridoio Meridionale del Gas, ma non il corridoio stesso. E nemmeno questa informazione è un segreto visto che è proprio sul sito della BP.  Insomma chi crede che chi si agita contro TAP a Melendugno stia facendo un favore ai russi è un complottista mentre chi sostiene che TAP sia anche dei russi non la racconta giusta.

Leggi sull’argomento: Tutto quello che avreste voluto sapere sul Trans Adriatic Pipeline (e non avete mai osato chiedere)