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Tony Essobti: la confessione dell'omicidio del piccolo Giuseppe

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«Ho perso la testa quando mi sono accorto che i bambini avevano rotto la sponda del letto. Era un letto nuovo, con la mia compagna lo avevamo appena comprato facendo tanti sacrifici e loro, a furia di saltarci sopra, lo hanno spaccato. Non ho capito più niente. Li ho presi a calci e a pugni ma no, non ho usato nessuna mazza di scopa per colpirli. Poco prima per la rabbia ne avevo spezzata una, ma non l’ho mai usata contro di loro»: così Tony Essobti Badre si giustifica per l’omicidio di Giuseppe e per il tentato omicidio della sorellina Noemi che domenica ha sconvolto Cardito.

Tony Essobti: la confessione dell’omicidio del piccolo Giuseppe

Alle cinque del mattino di lunedì è stato portato nel carcere di Poggioreale, schiacciato dalle pesanti accuse contenute nel decreto di fermo del pm della Procura di Napoli Nord diretta da Francesco Greco: omicidio volontario aggravato e tentato omicidio volontario aggravato. Lui era già noto alle forze dell’ordine per uno scippo e aveva una segnalazione amministrativa per droga. Ambulante, girava per i cosiddetti mercati della pezze. E nella zona di Sorrento aveva conosciuto, alcuni anni fa, Valentina Caso e i suoi tre figli, avuti da una relazione precedente (anche lui è padre di un bambino avuto da una precedente relazione).

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Badre Tony Essobti. Foto da: Corriere della Sera

La madre dei bambini, Valentina, in stato di choc, ha dato versioni contrastanti. «Stavo dormendo in un’altra stanza», dice in un primo momento. Poi cambia la versione. «Ho visto Tony che picchiava i miei figli e mi sono avventata contro di lui ma era troppo tardi».

La storia di Tony Essobti

La violenza è avvenuta all’interno di un modesto appartamento di un vecchio stabile del centro storico di Cardito in via Marconi, non lontano dal palazzo comunale. Tony è un figlio di un cittadino marocchino e di una donna del posto, ed ha sempre vissuto in zona, svolgendo l’attività di ambulante. Da qualche anno aveva un relazione sentimentale con la donna, proveniente dalla Penisola Sorrentina, più grande di lui di sei anni.

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L’unica certezza, in attesa dei previsti esami medico-legale, è che il piccolo di 7 anni è stato colpito duramente come la sua sorellina, tuttora ricoverata all’ospedale pediatrico “Santobono” di Napoli tanto da spingere Vincenzo Tipo, primario del pronto soccorso a dire: “Lavoro in pronto soccorso pediatrico da trent’anni, pensavo di averle viste tutte ma quello che ho visto ieri è la scena più raccapricciante a cui ho mai assistito”.

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