Opinioni

Quello che Di Maio e Castelli non vi hanno detto sulla tipografia dei segreti

Per tracciare la mappa dell’arcipelago di idiozia circondato dal vasto oceano di ignoranza su cui galleggia il governo minkiostellato partiamo da una notizia riportata dal Resto del Carlino e ripresa dal Buongiorno di Mattia Feltri (dal titolo leggiadramente evocativo “Un Mazzo Così”). Il sindaco di Pesaro voleva omaggiare con un mazzo di fiori una giovane atleta che aveva vinto una competizione internazionale di atletica. Per procedere all’acquisto (costo totale 24,20 euro Iva inclusa), si è reso necessario nell’Italia dei turbo azzeccagarbugli compiere alcuni semplici adempimenti burocratici:

1) Richiesta di preventivo al fioraio
2) Valutazione della congruità del medesimo
3) Invio del codice di acquisto all’Anac di Cantone
4) Verifica con l’INPS che il fioraio versi i contributi ai dipendenti
5) Verifica dei debiti presso l’Inail
6) Trasferimento del carteggio ai revisori
7) Nomina del responsabile del procedimento
8) Verifica di assenza di conflitto di interesse]
9) Comunicazione all’Anac (di cui sopra) del conto corrente su cui verranno pagati i 24,20 euro
10) Attestazone che la Consip non preferisca altri fiorai
11) Attestazione che l’acquisto non preveda un bando europeo
12) Compatibilità con l’assestamento di bilancio
13) Verifica della copertura finanziaria
14) Conformità al piano anticorruzione del Comune
15) Acquisto tramite sistema SartCig con il codice ZF324FFD7

Invece il cosiddetto vice-premier che risponde al nome di Giggino di Maio, a suo dire (e dietro conferma in diretta TV del genio dell’economia in gonnella Laura Castelli) – colto da un irrefrenabile impulso di efficientismo – ha impartito ad una tipografia segreta l’ordine governativo di stampare 5 o 6 milioni di tessere per il reddito di cittadinanza. Senza l’ombra di una legge che istituisca il suddetto reddito di cittadinanza, senza uno straccio di stanziamento in bilancio, senza una gara europea, senza che la Consip ne sappia una mazza. Insomma secondo la penta-stronzata, una bella mattina Giggino dopo che mammà gli aveva portato o’ zuppone a letto ha telefonato al tipografo (magari amico del cugggino) e quello si è messo subito al lavoro. Senza contratto, senza un preventivo, senza un timbro. Così, sulla parola. Morale della favola (o più propriamente della pagliacciata): solo un politicante nominato grazie ad un software farlocco gestito da un’azienda privata può immaginare nella sua fervida fantasia che i contratti pubblici si gestiscano come gli ordini della pizzeria dove aveva svolto la nobile funzione di webmastér. Solo uno che non ha neanche la minima nozione delle procedure per un appalto pubblico può lontanamente illudersi di sparare una tale panzana galattica in TV senza fare la figura di uno tuffatosi nella cloaca maxima dop averla scambiata per una piscina olimpionica. Ma se nella cloaca ci si tuffasse da solo, in fondo poco male. Il problema è che ci sta trascinando il Paese. Con tutti gli abitanti, inclusi i suoi elettori.

foto di copertina da Socialisti Gaudenti

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Fabio Scacciavillani

Fabio Scacciavillani dopo aver conseguito il Ph.D. in Economia all’Università di Chicago (dove è stato assistente del Premio Nobel Merton Miller), ha lavorato al Fondo Monetario Internazionale, alla Banca Centrale Europea (nel periodo pioneristico dell’unione monetaria), a Goldman Sachs, al Centro Finanziario Internazionale di Dubai e in Confindustria. Attualmente è il Capo della Strategia del fondo sovrano dell’Oman che gestisce i proventi delle esportazioni petrolifere del Sultanato. Nelle pubblicazioni e nell'attività professionale si è concentrato su tassi di cambio, politica monetaria, riforme strutturali e mercati finanziari. E’ ospite fisso su Bloomberg TV ed editorialista del Fatto Quotidiano. Ha scritto “Tremonti: Il Timoniere del Titanic” con Giampiero Castellotti e “The New Economics of Sovereign Wealtyh Funds” con Massimiliano Castelli.