Economia

TFR in busta paga: da 40 a 82 euro al mese e l'ipotesi tasse separate

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Il  Corriere della Sera spiega a che punto è il governo con l’ipotesi TFR in busta paga: secondo il quotidiano l’esecutivo starebbe pensando a un’ipotesi di lavoro che prevede l’anticipo dei soldi da parte delle banche allo stesso tasso della remunerazione del trattamento di fine rapporto. Sostiene Rita Querzé:

Ma la proposta del governo – come circola oggi – ha in sé una sorta di uovo di Colombo. In sostanza l’azienda continuerebbe a tenersi i tfr maturati in cassa. Ad anticipare i soldi ai lavoratori ci penserebbero le banche. Una volta che il dipendente si dimette o va in pensione, i tfr accumulati in azienda verrebbero consegnati agli istituti di credito che hanno fatto l’anticipo.Tutto si risolverebbe insomma in un prestito che la banca fa all’impresa, remunerato a un tasso identico a quello del tfr (1,5 più il 75% dell’inflazione, oggi un 2% circa). Può funzionare? «Certo. Questo tasso è maggiore di quello che le banche incasserebbero investendo in buoni del tesoro», risponde Stefano Patriarca.

La proposta illustrata è quella di cui si è parlato anche sulla Voce, e che abbiamo discusso qui. E infatti giustamente il Corriere prosegue citando l’obiezione di Alberto Brambilla, esperto di previdenza: «Non sta in piedi: perché le banche dovrebbero prestare soldi senza un fondo di garanzia?».
 
TFR IN BUSTA PAGA: QUANTI EURO AL MESE?
Oggi il TFR accantonato presso le aziende viene rivalutato per un tasso pari a 1,5% più il 75% dell’inflazione. Il monte delle liquidazioni conferito ogni anno alle imprese è pari a circa 14 miliardi di euro (6 miliardi finiscono all’Inps e 5,2 ai fondi pensione). Secondo il Corriere, che ha ascoltato alcuni consulenti del lavoro, l’opzione varrebbe «circa 40 euro al mese (in caso di TFR erogato al 50%), circa 62 euro se la percentuale sale al 75% e circa 82 euro al mese nell’eventualità della liquidazione anticipata al 100%. Quando il TFR rimane in azienda attualmente scatta la tassazione separata, e viene tassato tra 23 e 39%; la scelta rimarrebbe volontaria. Secondo Patriarca, poi, con un’adesione del 50% dei lavoratori i consumi aumenterebbero dell’1,3% e il PIL dell’1%.


Lo stesso piano è illustrato oggi da Roberto Mania su Repubblica:

Il progetto che hanno preparato i tecnici di Palazzo Chigi anche in vista dell’appuntamento di questa mattina quando il governo incontrerà per la prima volta separatamente i sindacati e gli imprenditori, non comporta almeno a prima vista alcuna perdita di risorse per le imprese.Non ci saranno cambiamenti. In pillole: le aziende continueranno ad accantonare le quote di Tfr dei propri dipendenti ma al termine del rapporto di lavoro con i lavoratori che hanno optato per l’anticipo della liquidazione, anziché versare l’ammontare al dipendente lo verseranno alla banca(o all’apposito Fondo che potrebbe essere costituito) che nel frattempo lo ha anticipato. Il campo delle banche, appunto, come ha detto Baban.

Tre infografiche sul TFR in busta paga


LA QUESTIONE DEI DIPENDENTI PUBBLICI

Alessandro Barbera sulla Stampa solleva infine la questione dei dipendenti pubblici:

Le incognite restano molte.La prima: a meno di non escludere i lavoratori pubblici,l’operazione non sarebbe a costo zero. La bozza sul tavolo del presidente del consiglio li include. Ma il governo hai margini per farlo?Due rapidi conti: i dipendenti privati sono dodici milioni,gli statali altri tre: assorbono rispettivamente 315 e 115 miliardi di retribuzioni. Il Tfrmaturato ogni anno vale più omeno 21 miliardi e mezzo dieuro. Al Tesoro, dove sono costretti a far tornare i conti, la fattibilità dell’operazione è legata alla tassazione applicata alla somma erogata. Perché funzioni, ovvero resti l’incentivo a chiedere subito quella somma, la tassazione del Tfrerogato dovrebbe restare agevolata,fra il 23 e il 25 per cento.Eppure in passato, in caso di Tfr anticipato in busta paga dai datori di lavoro, i giudici avevano stabilito che le imprese pagassero contributi e tasse secondo il regime ordinario. In sintesi: per confermare il regime agevolato e non escluderei pubblici è necessaria una copertura finanziaria.

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